Missione Sophia, Italia ancora sola

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Roma, 30 ago. (AdnKronos) – “Laè una missione il cui successo è riconosciuto da tutti” ma a fronte della proposta di revisione delle regole di ingaggio “ho trovato alcune porte aperte e alcune porte chiuse. I Paesi del nord non hanno proprio recepito il discorso su Sophia”. Così la ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, al termine della riunione Difesa Ue in una diretta Facebook.

“Sono venuta a Vienna con uno spirito molto propositivo che è stato apprezzato dagli altri Paesi. Ho fatto una proposta principale: creare un meccanismo di coordinamento per la scelta del porto di sbarco. Una unità di coordinamento – ha spiegato – fatta da persone di vari Paesi che decidono a rotazione quale possa essere il porto di sbarco”. “Oggi mi sento delusa – ha detto la ministra – ho visto che l’Europa non c’è. O comunque non è così presente. Tutti hanno detto che condividono la necessità di rivedere le regole di Sophia ma queste regole devono essere riviste alla scadenza, cioè tra tre mesi. Ma cosa cambia tra tre mesi. Noi dovremmo rivedere le regole già oggi ma non tutti hanno compreso questo discorso”. “Non è più possibile – ha sottolineato Trenta – che l’Italia sia l’unico porto di sbarco e che si faccia carico di tutti i migranti”.

L’alto rappresentante dell’Ue per gli Affari Esteri, Federica Mogherini, in conferenza stampa ha sottolineato che “il principale risultato della discussione di oggi è stato il pieno sostegno, da parte di tutti gli Stati membri, all’operazione Sophia e alla sua continuazione” e “c’è la forte determinazione da parte di tutti gli Stati membri, nessuno escluso, a continuare l’operazione”. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha dichiarato a più riprese che, se non si troverà una soluzione per evitare che i migranti salvati dalle navi di Sophia siano sbarcati solo in Italia, allora Roma, che ha il comando e la sede dell’operazione Ue, valuterà se continuare o meno a parteciparvi. “Personalmente – ha detto Mogherini – continuerò a fare tutto quello che posso per aiutare gli Stati membri a trovare un consenso” sulla questione della ‘regionalizzazione’ degli sbarchi, “cosa che attualmente non c’è sulle soluzioni pratiche, ma c’è sul bisogno di trovarle. Il lavoro continua”.

“La missione navale Sophia ha un bel nome ma spesso non bellissimi risultati – ha sottolineato Salvini nel corso di una conferenza stampa a Venezia – Ho chiesto di condividere i porti di sbarco. Se anche a fronte di questa nuova richiesta otterremo un ‘no’ dovremo valutare se continuare a spendere soldi per una missione che sulla carta è internazionale ma di fatto è tutta a carico di 60 milioni di italiani e di un solo Paese”. “Al momento abbiamo ricevuto un sacco di no da Macron e da altri – ha concluso – abbiamo quasi esaurito tutti i ‘bonus dei no’ e poi faremo da soli, di sicuro non ci manca la fantasia e le capacità”.

Il numero dei migranti soccorsi in mare dalle navi di Sophia, e conseguentemente sbarcati sulle coste italiane, ha seguito la parabola delle partenze dalla Libia: delle 44.916 persone soccorse nei tre anni di vita dell’operazione, 7.402 sono state salvate nel 2015, 22.885 nel 2016, 11.617 nel 2017 (anno in cui l’allora ministro dell’Interno, Marco Minniti strinse un accordo con le comunità libiche per fermare le partenze) e nel 2018, fino ad oggi, sono state 2.292.

Sophia è un’operazione, a comando italiano, che è stata lanciata allo scopo di contrastare gli affari dei trafficanti di uomini nel Mediterraneo. Il mandato è stato poi allargato all’addestramento del personale della Guardia Costiera e della Marina libica, all’attuazione dell’embargo sull’esportazione di armi in Libia deciso dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu e a fornire informazioni allo scopo di fermare il contrabbando di petrolio dalla Libia. Si tratta di attività che mirano ad ottenere la stabilizzazione della Libia, che è la precondizione per impedire, nel tempo, le attività illegali che vengono condotte nel Paese, incluso il traffico di migranti. Secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, è la Spagna il Paese Ue che dall’inizio del 2018 ad oggi ha visto arrivare sul suo territorio più migranti.