Mita Marra: Formazione digitale e riqualificazione urbana, San Giovanni farà scuola

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Il polo universitario di San Giovanni a Teduccio è un centro di formazione digitale che si avvale oggi di ben cinque Academy: Apple, Digita, Cisco, FS e, ultima, Capgemini. Appare assodato che si candida a motore della riqualificazione urbana di un quartiere di antica vocazione industriale, oggi costellato da innumerevoli capannoni dismessi, spesso abbandonati al degrado. Ma c’è di più. Nato dal progetto di rigenerazione urbana dell’area ex Cirio (che fino a circa cinquant’anni fa dava lavoro a diecimila persone), lo scorso anno il Polo è stato riconosciuto dalla Commissione europea come Buona pratica nell’utilizzo del Fondo europeo di sviluppo regionale. In che misura può diventare un traino di innovazione e competenza tecnologica tale da contaminare la realtà industriale campana? Per rispondere al quesito l’Università di Napoli Federico II ha affidato una ricerca a Mita Marra, docente di Politica economica, coadiuvata da Roberto Celentano, economista dello sviluppo. Lo studio si intitola “L’impatto sociale dell’innovazione digitale” e che fa parte della più ampia linea di ricerca Prosit del Dipartimento di Strutture per l’Architettura e l’Ingegneria dell’Università di Napoli “Federico II. “Si parte da un questionario rivolto alle imprese più innovative – afferma Mita Marra – al fine di comprendere in che modo l’innovazione tecnologica sta trasformando i processi di produzione nell’epoca di Industria 4.0”. Ma appare destinato a indagare altri aspetti interessanti del rapporto tra centrali del sapere innovativo e città.

A chi è indirizzata la ricerca?
Alle imprese digitali iscritte al Registro delle start up e delle Pmi innovative presso la Camera di commercio di Napoli. La platea è, però, più ampia e include anche campioni ragionali di imprese manifatturiere innovative ad alta redditività e imprese manifatturiere insediate nell’area di Napoli est (San Giovanni a Teduccio).

Con chi pensate di dover interloquire?
Prevalentemente imprenditori, manager, esperti di innovazione e decisori pubblici con responsabilità di disegno di politiche di ricerca e sviluppo e promozione delle attività produttive del territorio.

Quali sono gli obiettivi che si prefigge la vostra indagine?
Comprendere in che modo si genera innovazione, indagare che tipo di innovazione si persegue nelle imprese e ricostruire in che modo il polo universitario promuove processi di innovazione attraverso la diffusione della cultura digitale e della ricerca scientifica e tecnologica.

Perché si parte proprio dal polo universitario di San Giovanni?
La ricerca fa seguito alla candidatura del polo universitario di San Giovanni come buona pratica di investimento dei fondi comunitari presso la Commissione europea. Io stessa ho fatto parte di un gruppo incaricato dall’allora rettore Gaetano Manfredi di istruire il procedimento di candidatura sulla scorta della ricognizione delle attività e dei risultati conseguiti.

Come è arrivato l’incarico di indagare sulle ricadute che esso può originare sul sistema delle imprese?
Con il professor Edoardo Cosenza del Dipartimento di Strutture per l’ingegneria e l’architettura dell’Università di Napoli Federico II abbiamo deciso di approfondire i processi di contaminazione tra formazione digitale, sperimentazione, ricerca scientifico-tecnologica e produzione industriale al fine di rintracciare le connessioni esistenti tra il polo e le attività produttive nel contesto ‘glolocal’. Devo dire che è un tema a me particolarmente caro.

Perché?
Nella mia attività di ricerca mi sono nel tempo occupata di intercettare l’impatto del sapere tecnico-scientifico sulle pratiche di lavoro e sul disegno delle politiche pubbliche. E nello studio che sto conducendo esamino la relazione tra formazione, diffusione della conoscenza e sperimentazione di processi di innovazione industriale. Esploro relazioni che sono sovente rarefatte i cui i nessi di causalità non sono lineari e pertanto richiedono di essere indagati attraverso i metodi e i costrutti della scienza della complessità.

Che cosa rappresenta il polo di San Giovanni come attrattore di competenze eccellenti?
E’ un centro di formazione digitale che vanta ben 5 Academies: Apple, Digita, Cisco, Fs e Capgemini, dove la formazione sia tradizionale che innovativa è di elevatissimo livello. Inoltre é sede di un terzo dei corsi triennali dei dipartimenti di ingegneria del nostro Ateneo. Oltre alla formazione, l’hub tecnologico è dedicato alla ricerca e alla sperimentazione attraverso i laboratori del Cesma (Centro Servizi Metrologici e Tecnologici Avanzati), alcuni dei quali sono nati come partnership tra università e imprese nazionali e internazionali. Il campus è inoltre sede di due incubatori di impresa e di un crescente numero di aziende che hanno scelto di insediarsi a Napoli e in particolare nell’ambito del centro di San Giovanni per scambiare idee e pratiche di business.

Come si esprime la capacità di stimolare la nascita di start up e nuove aziende?
Il creare e fare impresa scaturiscono da endogeni processi di socializzazione, sperimentazione e di apprendimento esperienziale. Non sono interventi diretti da agenzie terze —outsider rispetto al Polo — né gerarchicamente sovra-ordinate. In altri termini, non ci sono programmi etero-gestiti da centri di potere o da burocrazie esterne rispetto all’ecosistema creatosi in loco.

Asco