Moccia, chiude lo stabilimento di Montesarchio: sindacati sul piede di guerra

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“La chiusura definitiva dello stabilimento Moccia di Montesarchio, con l’avvio della procedura di mobilità di 44 dipendenti, oltre ad una ricaduta sull’intero indotto, pone al centro dell’attenzione politica e sindacale, la questione occupazione e sviluppo dell’intero territorio sannita che, appartenete alle cosiddette “Zone Interne”, sta lentamente assistendo alla chiusura di numerosi centri produttivi che non fanno altro che determinarne una lenta ed inesorabile “morte” dell’intero tessuto sociale.
L’ultimo stabilimento di laterizi in Campania, aveva bisogno di un’attenzione maggiore da parte della politica locale che doveva mettere da parte la litigiosità ed affrontare in termini corali il problema, assumendo decisioni capaci di aiutare l’azienda ed i dipendenti nel risanamento e possibilmente anche in un forte rilancio del settore”.
Mario Melchionna, Segretario Generale Cisl IrpiniaSannio, con queste parole intende stigmatizzare quanto accaduto recentemente nella provincia sannita con la chiusura di una storica industria quale la ditta Moccia. “La Federazione Filca Cisl – continua Melchionna – ben ha operato nella trattativa con Confindustria ed Azienda, ma poco ha potuto nei confronti di una volontà così forte e decisa che non è riuscita a trovare sinergie e condivisioni di percorsi atti a scongiurare la chiusura definitiva dell’azienda e l’avvio della procedura di mobilità per i 44 dipendenti. È opportuno che la Regione Campania acceleri l’emissione dei pareri autorizzativi che divengono vitali per l’intero settore estrattivo e che potrebbero aiutare la Moccia ad evitare la chiusura definitiva e permettere ai 44 dipendenti di rientrare a pieno regime in produzione.
La Cisl unitamente alla Filca continueranno a tutelare i lavoratori, e metteranno in campo azioni tese a spronare Istituzioni, Azienda e Confindustria, nella ricerca costante di una soluzione condivisa, creando tavoli permanenti regionali che abbiano rilevanza tale da poter scuotere anche gli ambienti governativi”.