Moda, supply chain e compliance, Pucillo: La vera sfida dei brand non è produrre, ma governare la filiera

in foto Annarita Picillo

Negli ultimi anni la governance della supply chain è diventata uno dei temi più delicati per il settore moda, tra nuove responsabilità, compliance, sostenibilità e gestione dei rischi. Ne parliamo con l’avvocata Annarita Pucillo, esperta di corporate governance, compliance e sistemi di controllo, che analizza le principali sfide per i brand: dalla qualifica dei fornitori all’antiriciclaggio, fino al ruolo degli organismi di vigilanza e all’impatto delle nuove normative europee.

Avvocato Pucillo, negli ultimi anni il settore moda è finito sotto i riflettori per temi di governance e controllo della supply chain. Perché?
Perché il paradigma è cambiato. Oggi il rischio non risiede più soltanto all’interno dell’azienda, ma lungo tutta la catena del valore.
Le maison della moda operano attraverso sistemi produttivi estremamente articolati che coinvolgono fornitori, subfornitori, fasonisti, terzisti, operatori logistici e distributori. In questo contesto, il Consiglio di Amministrazione e il management devono essere in grado di dimostrare non solo la conformità dei processi interni, ma anche l’adeguatezza dei controlli esercitati sulla filiera.
La governance della supply chain è diventata un tema di presidio strategico, prima ancora che di compliance.

Quali sono i principali rischi che oggi un brand deve presidiare?
I rischi sono trasversali.
Parliamo di responsabilità ex D.Lgs. 231/2001, tutela del lavoro, tracciabilità produttiva, antiriciclaggio, sostenibilità, privacy, sicurezza dei dati e rischi reputazionali.
Sempre più spesso le criticità emergono in aree apparentemente periferiche dell’organizzazione: un subfornitore non autorizzato, una filiera non completamente tracciata, anomalie nei rapporti contrattuali o nei flussi finanziari.
Il punto centrale è che il mercato attribuisce al brand la responsabilità complessiva dell’ecosistema produttivo che governa.

In questo scenario quale deve essere il ruolo della compliance?
La compliance deve evolvere da funzione di controllo a funzione di governo.
Non può limitarsi alla verifica documentale del rispetto delle norme. Deve contribuire alla costruzione di un sistema integrato che comprenda risk assessment, qualifica delle controparti, monitoraggio dei fornitori, procedure di escalation, audit e sistemi di reporting verso gli organi societari.
Le aziende più mature stanno integrando compliance, risk management e sostenibilità all’interno di un unico modello di governance.

Quanto è importante il processo di qualifica dei fornitori?
È probabilmente una delle attività più rilevanti.
La qualifica non può essere considerata un adempimento amministrativo. È un processo di valutazione del rischio.
Occorre verificare affidabilità economico-finanziaria, assetto proprietario, reputazione, capacità organizzativa, eventuali precedenti giudiziari, struttura della subfornitura e adeguatezza dei sistemi di controllo adottati.
La qualità della governance di una filiera dipende in larga misura dalla qualità del processo di selezione e monitoraggio delle controparti.

Si parla molto anche di antiriciclaggio. Qual è il collegamento con il settore moda?
L’antiriciclaggio rappresenta uno dei temi più sottovalutati.
La complessità delle reti distributive, la dimensione internazionale dei flussi commerciali e la presenza di intermediari richiedono una conoscenza approfondita delle controparti economiche.
Oggi il principio del Know Your Counterparty assume un’importanza crescente. Le imprese devono essere in grado di comprendere chi controlla effettivamente un soggetto economico, quali relazioni esistono con altri operatori della filiera e quali rischi possono derivare da strutture societarie poco trasparenti.
La trasparenza delle relazioni economiche è diventata una componente della governance.

Che impatto hanno le nuove normative europee sulla sostenibilità?
Molto significativo.
Le normative europee stanno progressivamente spostando l’attenzione dall’impresa alla catena del valore.
Ciò significa che le aziende dovranno dotarsi di sistemi sempre più strutturati per identificare, valutare e monitorare i rischi presenti nella supply chain, inclusi quelli relativi ai diritti umani, alle condizioni di lavoro, agli aspetti ambientali e alla correttezza dei processi produttivi.
La sostenibilità non può più essere considerata una funzione separata dalla governance.

Come cambia il ruolo degli Organismi di Vigilanza?
Gli Organismi di Vigilanza sono chiamati a svolgere una funzione sempre più evoluta.
Accanto alla tradizionale verifica dell’efficacia dei Modelli 231, oggi è necessario comprendere le dinamiche delle filiere, valutare i rischi emergenti e analizzare l’effettiva adeguatezza dei presidi organizzativi adottati dall’impresa.
La qualità dei flussi informativi tra management, funzioni di controllo e Organismo di Vigilanza diventa un indicatore fondamentale della maturità del sistema di governance.

Qual è la principale sfida per i brand italiani nei prossimi anni?
Passare da una logica di controllo del prodotto a una logica di governo della filiera.
Per lungo tempo il vantaggio competitivo della moda italiana è stato associato a design, creatività e qualità manifatturiera. Oggi questi elementi rimangono fondamentali, ma non sono più sufficienti.
La vera differenza sarà fatta dalla capacità di costruire filiere trasparenti, controllabili e resilienti.
Perché nel mercato contemporaneo la reputazione di un marchio coincide sempre più con la qualità della governance della sua supply chain.

in foto Annarita Pucillo

Esperta di corporate governance, compliance e gestione del rischio 
L’avvocato Annarita Pucillo è esperta di corporate governance, compliance normativa, sistemi di controllo interno e gestione del rischio. Ha maturato oltre vent’anni di esperienza professionale supportando Consigli di Amministrazione, Organismi di Vigilanza e top management nella definizione di modelli organizzativi, sistemi di compliance e assetti di governance. Ha ricoperto il ruolo di Legal nell’area Corporate Governance & Compliance di KPMG e ha assistito primari gruppi industriali nei settori energia, automotive, infrastrutture, aerospazio e servizi finanziari. Ha inoltre sviluppato una significativa esperienza sui temi della governance delle filiere industriali, della qualifica dei fornitori, della compliance di supply chain e della prevenzione dei rischi reputazionali, 231 e antiriciclaggio. Ha rapporti di consulenza con banche e ha seguito operazioni di M&A