Molise senza medici, arrivano rinforzi dalla Campania

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Napoli, Caserta, Avellino e, in qualche caso, Roma. Arrivano principalmente dalla Campania i medici in “soccorso” della sanità pubblica molisana.

Specialisti di varie discipline che, attraverso convenzioni stipulate dall’Asrem con le rispettive strutture di appartenenza – pubbliche e in alcuni casi private – decidono di dare una mano ai colleghi in servizio negli ospedali regionali, da tempo costretti a fare i conti con una cronica carenza di personale.

Si tratta di convenzioni esterne chiaramente limitate nel tempo: sei mesi, con possibilità di rinnovo. Di norma prevedono per ogni professionista un compenso orario lordo di 100 euro, oltre al rimborso delle spese di viaggio e dell’eventuale soggiorno.

Dai provvedimenti adottati dall’azienda sanitaria regionale emergono in maniera evidente le difficoltà nel reperire camici bianchi disposti a lavorare in Molise, “nonostante l’attivazione di tutte le previste procedure concorsuali per il reperimento di personale medico, rivelatesi infruttuose e pertanto non risolutive delle criticità tuttora in atto”.

Avvisi pubblici per contratti a tempo determinato, selezioni per incarichi libero-professionali estesi anche ai pensionati, concorsi per assunzioni a tempo indeterminato e persino il ricorso a medici venezuelani non sono bastati a colmare i vuoti d’organico.

La sanità pubblica resta così la priorità numero uno in una regione che è in Piano di rientro dal disavanzo sanitario dal 2007 e in regime commissariale dal 2009.

Una situazione ben nota al presidente della Regione Francesco Roberti. Nel luglio 2023, poco dopo l’elezione, illustrando le linee programmatiche di governo in Consiglio regionale, fu netto: “Va riproposto un modello di gestione che forse non è stato efficiente negli anni passati” e vanno “rivisti i ruoli del personale dell’Azienda sanitaria regionale”.

“Troppo spesso – sottolineò – nelle unità operative sanitarie si rischia di lasciare i reparti per finire comodamente nei cosiddetti luoghi amministrativi. Abbiamo più amministrativi che personale al lavoro nelle corsie”.

Una soluzione che, ammesso sia stata individuata, non ha comunque prodotto gli effetti auspicati.