I molteplici volti della parola lavoro

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Il mondo del lavoro non è complicato, assimilabile quindi a un nodo da slegare e, se mai, da sciogliere con un taglio brutale, alla maniera di Alessandro Magno. È un mondo complesso, sottoposto a cambiamenti che producono effetti a valanga nelle tante “forze lavoro” di cui discettava Peter Drucker, non nell’immaginata totalizzante “forza lavoro” del conformismo economico.
Il lavoro è una successione di fatti e azioni tra loro connessi che si sviluppano con continuità e con strappi. La parola racchiude in sé una molteplicità di attributi. Se nella società ancor prima che nell’economia il modus operandi (Modalità 1) è arrampicarsi sulla vetta dell’efficienza, allora tra quegli attribuiti spiccano il faticare (tensione del corpo e fatica della mente) e l’eseguire (compiere quanto disposto da altri). Se invece a prevalere è il passaggio dalla bassa all’alta istruzione salendo i gradini dell’apprendimento (Modalità 2), troveremo in cima alla lista degli attributi il prepararsi (mettersi nelle condizioni di affrontare una situazione) e l’intraprendere (accingersi a un’impresa).
Le rivoluzioni industriali hanno messo sul trono l’efficienza. Nel corso della rivoluzione della conoscenza è l’apprendimento che ne prenderà il posto. La transizione dalla Modalità 1 alla Modalità 2 è un work in progress che libera la mente da consuetudini e pratiche ormai consunte.

piero.formica@gmail.com