MONASTERO SANTA ROSA, da ogni finestra il mare…

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  ACCOGLIENZA. Mi piace porre l’attenzione su questo valore per iniziare il racconto del Monastero di Santa Rosa di Conca dei Marini, patrimonio dell’Unesco. L’accoglienza delle Suore del Monastero   ACCOGLIENZA. Mi piace porre l’attenzione su questo valore per iniziare il racconto del Monastero di Santa Rosa di Conca dei Marini, patrimonio dell’Unesco. L’accoglienza delle Suore del Monastero costruito nel 1681 per ospitare le “sacre vergini”, era segnalata da una campanella che all’ingresso veniva suonata ad ogni incontro, in quanto le suore mettevano a disposizione della popolazione le loro conoscenze farmaceutiche con dei preparati per le malattie più comuni. Ma non erano note solo per le loro piante officinali, nel Monastero nacque la famosa sfogliata Santa Rosa, ricotta, semolino e crema gialla, per deliziare il popolo ed i viandanti. Siccome erano di clausura, fu costruita una ruota di legno per passare medicinali e sfogliatelle in cambio di offerte, la stessa ruota oggi offre agli ospiti dell’albergo  dei piccoli canovacci in lino imbevuti di essenze dell’Officina Farmaceutica di Santa Maria Novella così da detergere le mani prima di accogliere un calice di rinfrancante tisana naturale. Ma la grande accoglienza ha anche un nome ed un cognome: Flavio Colantuoni, General Manager veneto, dai percorsi internazionali di grande esperienza in strutture luxury di mezza Europa, al cui occhio vigile non sfugge nulla, nemmeno il granello di polvere alle finestre. Il panorama mozzafiato che nobilita ogni camera ha naturalmente creato il claim: “a ogni finestra il sole, da ogni finestra il mare”, che associato alla serenità dei luoghi crea una naturale “salus per aquam”, certamente contribuisce ad agevolare l’attento e sopraffino lavoro del General Manager. La proprietà, all’abbandono delle suore e dopo qualche vicissitudine, passa a Bianca Sharma, un’americana che per caso, passando per le nostre acque, alla vista di questo convento abbandonato in una posizione paradisiaca, decide di acquistarlo per riportarlo in vita. Posizionato tra Positano ed Amalfi, al di sotto dei Monti Lattari, la posizione invidiabile a picco sul mare, arroccato su un promontorio scosceso e roccioso è di bellezza struggente e di un lusso non comune nonostante il claim reciti: “the luxury of semplicity”!  Il restauro, nel rispetto della storia dell’intera struttura e per atmosfera, è effettuato rigorosamente in maniera conservativa, si completa nel 2012 tra non poche peripezie burocratiche con un risultato a dir poco emozionante … L’aspetto severamente monastico con arredi lignei, confessionali in perfetta tenuta (che oggi accolgono la “confessione” compilata degli ospiti sul loro soggiorno), grate in ferro e decori in stile barocco, pavimenti in pietra di Gerusalemme  si contrappone ad una vasta zona esterna con terrazze coltivate a macchia mediterranea, zone relax, orti e piante officinali. Non vi parlo delle camere ricavate dall’unione di più cellette recanti ognuna il nome di una pianta officinale dipinta a mano su ceramica vietrese, della SPA, dei trattamenti, della piscina a sfioro (una delle più belle mai viste), della palestra, etc. per questione  di spazio e per lasciare in voi la curiosità della scoperta in prima persona . Tanti i milioni di euro spesi tra acquisto e ristrutturazione, il lusso è evidente, anche se la ristorazione in termini di costo è approcciabile ai più. Pasquale Di Landro maìtre dell’hotel, sommelier, dalla lunga esperienza internazionale è l’altro valore dell’accoglienza, coadiuvato da giovani camerieri in sala, può far scegliere ai suoi ospiti l’accomodamento in sala o sul terrazzo dalla vista risolutoria per gli inappetenti. Cristoph Bob, tedesco di Amburgo, ma uomo della costiera per esperienze lavorative, prima quella sorrentina per poi passare a quella amalfitana, è un tedesco atipico: mediterraneo, solare, ma anche preciso e pragmatico. Insomma più simpatico della Merkel certamente. Lo Chef lavora prima ancora che con i prodotti del mare e del territorio, con il raccolto dei suoi orti in bio, posizionati in varie zone del Monastero, le piante aromatiche pervadono tutta la struttura di profumi che riportano alla vita. Lo spettacolo dalla terrazza inevitabilmente si perde nell’orizzonte del mare ma anche sui terrazzamenti a vite, a picco sul mare, che costringono ad un’enologia eroica. La vista non mozza il fiato, lo stronca. Dicevo, erbe, spezie, frutta e verdure vengono fornite dall’orto, i pescatori di Amalfi forniscono il pesce ed i piccoli coltivatori, allevatori e casari con i prodotti locali hanno la preferenza da parte dello Chef. Una cucina “pulita”, per detrazione, senza accelerazioni, tecnico ma senza esasperazioni, grande attenzione alle cotture, pieno rispetto di una eccellente materia prima scelta con competenza. In tutto il lusso che avvolge dai primi passi fatti nel Convento, la sobrietà, la semplicità e l’umanità dello Chef, sono il luxury del ristorante. Ecco chi è Cristoph Bob. Una carta dei vini soddisfacente ma migliorabile a fronte di due carte: lunch e dinner. La lunch, con un menu degustazione a € 60, si rivolge ad un’offerta di tradizione e, à la carte, ci si può divertire con sandwich ed insalate preparate da un abile e minuzioso Chef. La mia degustazione: grissini  e panini come da protocollo; arancino di acciughe su peperone, tartare di alici e crema di patate al finocchietto; crudo e cotto: verdura di stagione servita in diversi modi di cottura accompagnata con una salsa “all’agro saraceno”; il vitello di Fassonacotto a bassa temperaturacon salsa tonnata patate al vapore,fagiolini e santoreggia; dell’ astice:la chela, in pastellacon carciofi “mammarella”;la coda, su pomodoridel “piennolo” appassiti; il riso acquerellomantecato con burrata d’Andria, crudo di gamberi e polvere di olive; le linguine con alici su crema di scarola, finocchietto,e pane cafone piccante; la ricciola con peperoncini di fiume, cremadi patate e bottarga di muggine; lo scamone di agnello in crosta di olive infornatee verdure dell’ orto monastico; predessert: fragole del convento marinate con lime e ginger, sorbetto alla fragola e mousse di latte di mandorla; desserts: la tarte di sabléealle mandorle con crema di ricotta, mousse ai lamponie gelato allo yogurt e mirtilli; il semifreddo al frutto della passione con croccante di cioccolato biancoe arancia al campari; il tortino alle mele caramellate con gelato alla vaniglia. I calici si sono alternati con i grandi produttori: Bortolomiol, Domaine de Ladoucette, Marisa Cuomo, Masseria Frattasi, Monte di Grazia, Feudi di San Gregorio, Bisson. Qui il Creatore si è dato da fare, il resto è nelle mani di questi protagonisti che con grande risultato in termini di accoglienza e di gastronomia di eccellenza, vi faranno sentire in Paradiso. Qui è laddove lo sguardo trova Quiete e vera Bellezza . . .   Costo menu degustazione €. 75


Hotel&SPA Monastero Santa Rosa – Via Roma, 2 – Conca dei Marini (SA) Info e prenotazioni: 081.8777111 info@monasterosantarosa.com www.monasterosantarosa.com   WI FI                     OK CELIACI                OK DISABILI              OK FUMATORI         NO GIARDINO          OK TERRAZZO          OK ANIMALI             OK PARCHEGGIO    OK CARTE DI CREDITO  OK  Una chicca, la ricetta della sfogliatella Santa Rosa, raccontata da Salvatore di Giacomo: “Prendi il fiore e mettilo sopra il tagliero nella quantità di rotolo mezzo. Mettici un pocorillo d’insogna e faticalo come un facchino. Doppo stendi la tela che n’è riuscita e fanne come se fosse una bella pettola. In mezzo mettici un quarto d’insogna ancora, e spiega a scialle, quattro volte d’estate, sei d’inverno. Tagliane tanti pezzi, passaci il leganturo e dentro mettici crema e cioccolato e se più ti piace ricotta di Castellammare. Se ci metti un odore di vainiglia o pure acqua di fiore e qualche pocorillo di cedro, fa cosa santa. Fatta la sfogliata, lasciala mezza nchiusa da una parte, là dove scorre la crema facci sette occhi con sette amarene o pezzulli di percolata. Manda tutto al forno, fa cuocere lento, mangia caldo e alleccate le dita.”