Monitoraggio dei vulcani, il mondo guarda Napoli

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Fibra ottica, sensori di nuova generazione e inedite tecnologie opto- elettroniche per sviluppare il più ambizioso progetto al mondo di monitoraggio dei vulcani. Dai pozzi in terra al controllo dei fondali marini, il lavoro sviluppato negli ultimi anni dalla sezione napoletana dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia “osservatorio Vesuviano” verrà presentato da lunedì 28 a mercoledì 30 settembre presso il Convento di San Domenico Maggiore in occasione del congresso internazionale “Advanced Monitoring of Active Volcanoes”. I più autorevoli esperti internazionali di gestione delle emergenze vulcaniche si incontreranno per confrontarsi su tecnologie che sembrano promettere quel che solo fino a pochi anni fa sembrava impossibile: predire l’approssimarsi di eruzioni. Solo per citare qualche nome, ci saranno Christopher G. Newhall, ricercatore nel Geological Survey statunitense e co-creatore dell’Indice di esplosività vulcanica, Mauro Rosi, già segretario della International Commission for Mitigation of Volcanic Disasters e direttore dell’Ufficio rischio sismico e vulcanico della Protezione civile, e Weston Thelen, tra i massimi conoscitori dei vulcani basaltici in Russia, Alaska, Washington, oregon e Hawaii. Tutti chiamati a Napoli per fare il punto su quattro importanti progetti di ricerca internazionali che hanno visto protagonista l’osservatorio Vesuviano (Monica; Vulcamed; Items e Campi Flegrei Deep Drilling Project) con l’obiettivo di progettare e testare le tecnologie più promettenti per aumentare la capacità di previsione delle eruzioni e di gestione delle emergenze vulcaniche.Giuseppe De NataleNegli ultimi due anni – osserva il numero uno dell’osservatorio Giuseppe De Nataleabbiamo fatto passi importanti per il potenziamento delle reti di monitoraggio dei vulcani attivi italiani, localizzati in Campania e Sicilia, con sistemi tecnologicamente avanzati e in molti casi altamente innovativi. In particolare, il workshop farà il punto sullo stato attuale delle reti di monitoraggio per la mitigazione dell’alto rischio vulcanico nell’area napoletana, che sono attualmente le più avanzate al mondo, e sulle prospettive future per l’ulteriore sviluppo tecnologico di sistemi di immediato supporto scientifico e decisionale alla gestione delle emergenze vulcaniche”. Un esempio concreto di queste tecnologie è dato dal progetto di cui a Napoli si è più discusso, a volte anche con pretestuosi strascichi polemici, ovvero il Campi Flegrei Deep Drilling Project. esso ha permesso di realizzare il primo nucleo di un ‘osservatorio Vulcanologico Profondo’ avviando la cosruzione di una rete di monitoraggio tecnologicamente avanzata di strumentazione in pozzo. Si tratta di strumenti che permettono di rilevare anche i più piccoli fenomeni sismici e vulcanici nell’area vulcanica napoletana con una precisione finora impossibile. Il sistema di rilevamento in pozzo, infatti, è caratterizzato da un rapporto segnale-rumore significativamente più alto, restituendo un quadro molto più affidabile dello stato del sottosuolo rispetto ai classici sensori di superficie. Diverse tecnologie innovative, anche basate sulla fibra ottica, possono essere utilizzate per realizzare sensori sismici in pozzo, accelerometri, termometri e dilatometro. oltre a strumenti per pozzi in terra, un altro obiettivo importante, al centro dei lavori del congresso, è il monitoraggio dei fondali marini, particolarmente importante nel caso di aree vulcaniche sommerse o parzialmente sommerse e nelle isole vulcaniche. Anche in questo caso, gli strumenti di rilevamento elettronici ed opto-elettronici innovativi possono cambiare completamente il nostro attuale modo di pensare il monitoraggio del vulcano. Il Workshop, che si svolgerà in lingua inglese, verrà tradotto in italiano in simultanea così da consentire ai cittadini interessati di seguire un evento di alto valore scientifico ma anche con forti implicazioni sociali nell’area campana.