Monster.it, 86% lavoratori pronto a chiedere aumento stipendio

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Roma, 16 lug. (Labitalia) – L’86% dei lavoratori è pronto ad avanzare una richiesta di aumento dell’attuale stipendio. Almeno stando a quanto emerge da un sondaggio condotto da Monster.it, multinazionale leader nella ricerca e selezione del personale online, per capire meglio, nel 2018, che rapporto hanno i lavoratori italiani col proprio salario. Promossa sul profilo Facebook del gigante del recruiting digitale, l’inchiesta di Monster.it ha coinvolto complessivamente quasi 1.300 utenti, in prevalenza uomini (875, contro 375 donne), di età compresa tra i 23 e 60 anni, con un livello d’istruzione per la quasi totalità diviso tra diplomati (38%) e laureati (55%), la maggioranza dei quali con alle spalle almeno 3 anni di esperienza professionale.

Tanto per cominciare, si sono chiesti in Monster.it, quand’è che gli italiani ritengono di meritare un aumento di stipendio? Al riguardo, un partecipante al sondaggio su due la pensa allo stesso modo: ovvero a coronamento di un buon lavoro conseguito. Il 50% dei coinvolti nell’indagine ha infatti risposto: “Dopo aver contribuito alla crescita dei risultati aziendali o dopo aver conseguito risultati positivi”. Un altro 25% crede, invece, di meritare un aumento a prescindere dagli obiettivi raggiunti, e ha indicato, tra le risposte suggerite: “Dopo aver maturato una certa esperienza lavorativa”. “In caso di promozione o di maggiori responsabilità” è, invece, l’opinione del 20% degli intervistati. Ha indicato infine “Altro” il restante 5% del campione.

Già, ma qual è il momento giusto per chiedere al recruiter informazioni sullo stipendio? Posta in questi stessi termini anche da Monster.it, alla domanda quasi otto intervistati su dieci, ovvero il 78%, si sono dimostrati in accordo: “Durante il secondo colloquio o quando si discutono le condizioni di assunzione”, hanno risposto. A seguire, con il 13%, c’è chi ritiene che il momento migliore per rivolgere al recruiter qualche domanda sul compenso sia invece “durante il primo colloquio”. Il sondaggio conferma, poi, che l’argomento denaro, per qualcuno, è ancora tabù.

Il 4% dei partecipanti dichiara, infatti, di non riuscire nemmeno ad abbordare il soggetto con l’intervistatore. “Non ho il coraggio di affrontare l’argomento” è dunque la risposta indicata. Il 3% spiega di informarsi sullo stipendio prima di inviare la candidatura, mentre per l’1% la soluzione migliore è sbrigare la faccenda a distanza, via mail. E comunque non durante il colloquio. Per quelli che invece un lavoro, e quindi uno stipendio, ce l’hanno già, il problema è, semmai, capire quando avvicinare il manager e chiedergli un aumento. Monster.it ha chiesto anche questo ai partecipanti al sondaggio, e per il 60% di loro la risposta è la stessa: “Dopo un buon lavoro svolto o dopo aver contribuito ai risultati aziendali”.

Raggiunge, invece, il 30% la quota di chi pensa che ci siano contesti più idonei di altri per discutere di salario e di aumenti, e che questi siano i “momenti di valutazione interni all’azienda”. “Mentre si discute di progetti o attività in corso di svolgimento” è invece l’avviso dell’8% degli intervistati. Il restante 2% ha indicato altro tra le soluzioni proposte. Una volta stabilito quando è il momento migliore per parlarne, resta tuttavia da capire come stimare l’entità del proprio salario. “Quali elementi valuti per determinare la tua richiesta economica?” è stata la domanda che Monster.it ha rivolto ai suoi utenti. Ebbene, per il 23% di loro, sono “i risultati” il metro col quale misurare il proprio salario.

Il tema della “esperienza lavorativa” continua invece ad essere determinante per 19%, mentre quello del “rispetto delle scadenze e degli impegni presi” è scelto dal 16%. Il 13% dei partecipanti ritiene, poi, che l’”apprezzamento all’interno dell’azienda o del team” debba avere un’incidenza diretta sullo stipendio; quasi quanto le “qualità personali”, indicato dal 12% degli intervistati come elemento utile per stabilire la portata del salario. Saper “collaborare all’interno del team” è, poi, considerato un buon elemento per determinare l’entità della richiesta economica per il 9% dei coinvolti al sondaggio; poco meno, il 7%, sono invece coloro che utilizzano come metro di valutazione il proprio “percorso formativo”.

Chiude, infine, l’elenco l’1% composto da chi è convinto che “aver fatto un pregresso tirocinio” in una società costituisca un buon elemento per stimare economicamente il valore del proprio apporto professionale. E quando invece si tratta di misurarsi col mercato, come stabilisce la sua richiesta economica il lavoratore italiano? A questa domanda, tra le diverse contenute nel sondaggio Monster.it, il 45% del campione coinvolto ha risposto: “Faccio ricerche online e mi baso sui risultati ottenuti”. Molti (il 22%) hanno, invece, spiegato di consultarsi con “colleghi che ricoprono la stessa funzione” per farsi un’idea al riguardo.

Consistente è anche la porzione di quanti si affidano all’intuito e affrontano ogni colloquio come una trattativa a sé: “Vado al colloquio senza avere nessuna cifra in mente e lascio che sia il datore di lavoro a farmi un’offerta” è infatti la soluzione adottata dal 21% dei rispondenti. Molto meno nutrita è, invece, la schiera di chi stima le proprie pretese facendosi prima i cosiddetti “conti della serva”. L’8% ha infatti indicato, tra le altre suggerite, la risposta: “Calcolo quanto mi serve per coprire le mie spese personali”. Quel che è certo è che in Italia, se si parla di calcolo dello stipendio, non è dagli amici né dalla famiglia che sembrano arrivare i consigli migliori. Come rilevato dalla survey, solo il 3% del campione totale degli intervistati sceglie, infatti, la soluzione “confronto con amici e parenti” prima di avanzare una richiesta economica all’azienda.

Quali che siano gli strumenti più giusti per valutare le proprie competenze, comunque, la maggioranza degli italiani intervistati da Monster.it ritiene di guadagnare attualmente meno di quanto crede di meritare. Alla domanda “Rispetto alla tua retribuzione attuale, quale sarebbe la tua richiesta economica?”, il 64% dei coinvolti ha risposto “leggermente superiore”. Alla stessa domanda, il 22% ha invece dichiarato “nettamente superiore”, riconoscendo quindi un gap piuttosto importante tra quanto a loro avviso meriterebbe di essere corrisposto loro e quanto, invece, viene effettivamente loro riconosciuto. L’11% dei coinvolti dichiara, poi, di sentirsi appagato dal proprio stipendio, valutando “uguale” la propria richiesta rispetto alla retribuzione attuale. Altro è la scelta del restante 3% degli intervistati.

Certo, capire di quali elementi un recruiter si serva per determinare un’equa proposta salariale è importante. Ecco perché, nel sondaggio, Monster.it ha inserito anche questa domanda. Un modo per tastare il polso di chi, di solito, è dall’altra parte dell’offerta di lavoro. “Secondo te – ha chiesto la multinazionale del digital recruiting – su quali fattori si basa un datore di lavoro per determinare lo stipendio dei dipendenti?”. Ebbene, “l’esperienza” è la soluzione indicata dal 76% degli intervistati. Molto più in basso, con una percentuale comunque significativa dei voti complessivi raccolti, c’è poi “il genere”, indicato nel 9% delle risposte come elemento di cui un recruiter si serve per determinare lo stipendio di un dipendente. Seguito dal 6% di chi, invece, ritiene che sia “lo studio” l’elemento utile a un recruiter. Stessa percentuale per “l’età”. “Solo” il 4%, infine, ritiene invece che alla base della proposta di stipendio un recruiter consideri “l’ambiente di lavoro”.

“In un mercato del lavoro in continua evoluzione, ci siamo chiesti quale fosse lo stato dei rapporti tra gli italiani e il loro stipendio. Tra i tanti aspetti interessanti emersi, questo sondaggio ci ha permesso in primo luogo di comprendere quanto i lavoratori italiani credano ancora molto su un salario ‘giusto’. Ovvero indissolubilmente legato al merito, commisurato agli obiettivi effettivamente raggiunti dall’impresa”, ha commentato Nicola Rossi, Country Manager di Monster Italia.

“Non a caso, la maggioranza degli intervistati – ha sottolineato – ritiene che il momento migliore per chiedere un aumento sia dopo aver constatato gli effetti positivi del proprio apporto sui risultati aziendali. Quanto al colloquio di lavoro, invece, l’indicazione della maggioranza è perfino più eloquente: quasi l’80% degli intervistati ritiene più saggio anteporre la conoscenza dell’azienda e del lavoro al tema economico. A conferma di quanto il denaro conti, certo, ma solo dopo la giusta adesione al tipo di mansione e ai valori aziendali”, ha concluso.