Mossa a sorpresa di Bank of Japan (BoJ): tassi di interesse in negativo

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Borsa italiana rimbalza, questa mattina, dopo la pesante giornata di ieri: il Ftse Mib segna infatti +1,82, il Ftse Italia All-Share +1,72%, il Ftse Italia Mid Cap +0,71%, il Ftse Italia Star +0,85%.

Mercati azionari europei in verde: DAX +1%, CAC 40 +1,2%, FTSE 100 +0,9%, IBEX 35 +1,5%.

Future sugli indici azionari americani in rialzo dello 0,6-0,8 per cento. Le chiusure della seduta precedente a Wall Street: S&P 500 +0,55%, Nasdaq Composite +0,86%, Dow Jones Industrial +0,79%.

Tokyo in netto progresso con il Nikkei 225 a +2,80%. Consistenti rialzi anche per le borse cinesi: l’indice CSI 300 di Shanghai e Shenzhen chiude a +3,24%, a Hong Kong l’Hang Seng a +2,54%. EUR/USD al momento oscilla in area 1,09. 
Inizio seduta positivo per l’obbligazionario eurozona. Il rendimento del Bund decennale rispetto alla chiusura precedente cede 4 bp allo 0,36%, quello del BTP scende di 5 bp all’1,44%. Lo spread scende di 1 bp a 108.

Rimbalzano i bancari con l’indice FTSE Italia Banche a +2,9%, contro il +1,6% circa dell’EURO STOXX Banks. 


Borse asiatiche
Nell’ultima seduta dell’ottava sono ancora le banche centrali a tenere il palcoscenico. La Bank of Japan (BoJ) ha annunciato a sorpresa una mossa senza precedenti nel Sol Levante, portando in negativo dello 0,10% (dal +0,10%) i tassi d’interesse applicati sui fondi depositati nelle sue casse dalle banche commerciali in eccesso rispetto alle riserve previste dalle normative. La decisione è stata tutt’altro che facile se si considera che è stata approvata con cinque voti favorevoli e quattro contrari. “Taglieremo l’interesse ulteriormente in territorio negativo, se sarà necessario”, ha comunicato la BoJ che ha anche confermato il piano di espansione della base monetaria, portato a 80.000 miliardi di yen l’anno (608 miliardi di euro al cambio attuale) nell’ottobre del 2014. L’istituto centrale ha anche tagliato dall’1,4% allo 0,8% la stima d’inflazione per il 2016 allontanando ulteriormente il target del 2% originariamente previsto per l’aprile 2015 (l’inflazione su base annua è cresciuta in Giappone dello 0,2% in dicembre rallentando ulteriormente rispetto allo 0,3% registrato in novembre e ottobre). Il primo risultato è stato un deciso deprezzamento dello yen nei confronti del dollaro Usa, ottima notizia per il Corporate Japan, e la Borsa di Tokyo, dopo una seduta in altalena, ha chiuso in deciso progresso: il Nikkei 225 ha guadagnato il 2,80% (2,87% l’apprezzamento dell’indice più ampio Topix).

Non è rimasta a guardare la People’s Bank of China (PboC), che ha iniettato nel sistema finanziario del Paese altri 100 miliardi di yuan (13,94 miliardi di euro), sotto forma di accordi di breve di reverse-repurchase, dopo i 340 miliardi di yuan (47,4 miliardi di euro) di giovedì e i 440 miliardi (61,32 miliardi di euro) già distribuiti martedì. Considerando la maturazione dei prestiti precedenti, secondo i calcoli di Reuters complessivamente l’iniezione di contanti da parte dell’istituto centrale di Pechino questa settimana ammonta a 690 miliardi di yuan (96,16 miliardi di euro), livello più elevato di sempre. E dopo l’ennesimo sell-off registrato da Shanghai e Shenzhen giovedì la mossa della PboC ha lanciato il rally: lo Shanghai Composite ha chiuso con un balzo del 3,09% mentre è stato del 3,24% il progresso dello Shanghai Shenzhen Csi 300. 
Meglio ancora ha fatto lo Shenzhen Composite, attestatosi su un guadagno del 3,71% al termine delle contrattazioni. Il trend positivo ha contagiato anche Hong Kong, immune invece dal sell-off nella seduta precedente, e l’Hang Seng avvicinandosi alla chiusura guadagna intorno al 2% (performance simile anche per l’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento per la Corporate China sulla piazza dell’ex colonia britannica). 
Più moderati sono stati invece gli incrementi di Seoul e Sydney: il Kospi e l’S&P/ASX 200 hanno guadagnato lo 0,27% e lo 0,59% rispettivamente.

Il petrolio resta sullo sfondo anche se la possibilità di un accordo sul taglio della produzione (il ministro russo dell’Energia Alexander Novak ha parlato di trattative su una riduzione dell’output del 5%) ha spinto al rialzo di circa il 2% i corsi ormai in ripresa da tre sedute.

 

Borsa Usa
A New York i principali indici hanno chiuso la seduta in rialzo grazie al recupero del petrolio e ad alcune trimestrali societarie. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,79%, l’S&P 500 lo 0,55% e il Nasdaq Composite lo 0,86%.

A dicembre gli ordini di beni durevoli hanno fatto registrare una flessione del 5,1% su base mensile dopo un calo dello 0,5% rilevato a novembre. L’indice “core” è invece diminuito dell’1,2% su base mensile, dal -0,5% della rilevazione precedente. Gli ordini esclusi i mezzi per la difesa sono diminuiti del 4,3%. Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana terminata il 22 gennaio si sono attestate a 278 mila unità, inferiori sia alle attese (282 mila) che al dato rilevato la settimana precedente (294 mila unità). Il numero totale di persone che richiede l’indennità di disoccupazione si attesta a 2,268 milioni, superiore ai 2,217 milioni attesi.

L’indice Pending Home Sales (vendite di case con contratti ancora in corso) ha evidenziato un incremento modesto nel mese di dicembre, pari allo 0,1% m/m, che segna comunque un miglioramento rispetto alla rilevazione di novembre pari a -1,1%. Gli addetti ai lavori avevano però stimato una variazione positiva pari allo 0,8% mese su mese.

Sul fronte societario Facebook +15,52%. Il social network ha registrato nel quarto trimestre utili più che raddoppiati da 701 milioni di dollari, pari a 25 centesimi per azione, a 1,56 miliardi, e 54 centesimi. Si tratta della prima volta che Facebook supera il miliardo di dollari di profitti in un trimestre. L’eps rettificato è cresciuto da 54 a 79 centesimi di dollaro, contro i 68 centesimi del consensus di FactSet. Nei tre mesi i ricavi sono balzati del 52% a 5,84 miliardi di dollari, contro i 5,37 miliardi attesi dagli analisti. 
PayPal +8,39%. Lo specialista dei pagamenti online ha presentato risultati relativi al quarto trimestre (il suo secondo dopo la separazione da eBay) migliori rispetto alle attese e ha annunciato un piano di buyback da 2 miliardi di dollari. Nei tre mesi, l’azienda californiana ha registrato profitti in crescita su base annuale da 286 milioni di dollari, pari a 23 centesimi per azione, a 367 milioni, e 30 centesimi. L’eps rettificato si è invece attestato a 36 centesimi a fronte di ricavi in crescita del 17% a 2,56 miliardi di dollari. Il consensus di Thomson Reuters era per 35 centesimi di utile e 2,51 miliardi di ricavi.

eBay -12,45%. Il gruppo delle aste online ha presentato un declino delle vendite trimestrali e un outlook deludente. Nel quarto trimestre eBay ha registrato utili al netto delle dismissioni (nel precedente trimestre era arrivato lo scorporo di PayPal che aveva contribuito non poco alla recente performance della società) in declino da 729 milioni, pari a 59 centesimi per azione, a 523 milioni, e 43 centesimi. L’eps rettificato si è però attestato a 50 centesimi di dollaro come previsto dagli analisti. In linea con il consensus anche i ricavi, sostanzialmente invariati a 2,32 miliardi di dollari, anche se il dato segna comunque un declino di circa 1 milione (e quindi nel 2015 eBay ha messo in fila quattro trimestri su quattro in flessione). Per il primo trimestre del 2016, eBay stima un eps rettificato di 43 centesimi su 2,0-2,1 miliardi di ricavi, mentre per l’intero esercizio le attese sono di un utile a 1,82-1,87 dollari e 8,5-8,8 miliardi di giro d’affari. Il consensus è invece in media per 48 centesimi di utile e 2,16 miliardi di ricavi nei tre mesi e 1,98 dollari e 8,99 miliardi nell’anno.

 

Europa

Le principali Borse europee hanno aperto l’ultima seduta della settimana e del mese in deciso rialzo. Il Dax30 di Francoforte guadagna l’1,5%, il Cac40 di Parigi l’1,2%, il Ftse100 di Londra l’l’1,4% e l’Ibex35 di Madrid l’1,3%.

Ieri, però, è stata una giornata decisamente pesante per le piazze d’affari europee, con Milano che ha fatto peggio di tutte. Male anche Francoforte (-2,44%) in una giornata difficile per le auto (-3% l’indice settoriale contro il -2,2% del comparto bancario europeo) mentre Parigi ha lasciato sul terreno l’1,33% e Londra lo 0,98%.

Sul fronte macro, in Germania l’Ufficio federale di statistica (Destatis) ha reso noto che nel mese di dicembre le Vendite al Dettaglio hanno fatto segnare una flessione dello 0,2% su base mensile. Le attese erano fissate su un incremento dello 0,5%. Su base annuale l’indice e’ cresciuto dell’1,5% (consensus pari a +2,0%), dal +2,4% della rilevazione di novembre.

In Spagna l’INE ha comunicato la stima del PIL nel quarto trimestre del 2015. Il Pil è cresciuto dello 0,8% rispetto al trimestre precedente, risultando lievemente inferiore alle attese (+0,9%) mantenendo il ritmo di crescita tenuto nel trimestre precedente. Rispetto allo stesso periodo del 2014 il Pil è salito del 3,5%, in miglioramento rispetto alla rilevazione precedente (3,4%). La stima preliminare dell’inflazione (indice dei prezzi al consumo armonizzato HICP) ha mostrato nel mese di gennaio una flessione dello 0,4% su base annua dopo un calo dello 0,1% a dicembre. Le attese erano per una discesa allineata al dato precedente, pari allo 0,1% su base annua. Scende dello 0,3% l’indice dei prezzi al consumo nazionale, dopo la variazione nulla di dicembre.

 

Italia
Nuovi tonfi, ieri, per le borse europee con Milano in testa a causa delle ripetute ondate di vendite sulle banche, ma non solo. Ordini automatici, evidentemente, innescati dalla rottura di certe soglie (cosiddetto program trading). I ribassi, anche per ovvie ragioni di fuso orario, sono partiti nella notte precedente dalla Cina: Shanghai ha lasciato sul terreno il 2,92% per le incertezze sulla tenuta dello yuan e l’onda lunga della gelata arrivata alla vigilia dai dati sull’industria del paese, al settimo calo consecutivo. 
Il primo scivolone è stato registrato a metà seduta, appena appena stemperano dall’avvio di Wall Street e dalla notizia, poi ridimensionata, su possibili tagli della produzione di petrolio da parte della Russia, che spinge il greggio oltre i 34 dollari al barile.

Sui listini sono ripartite le vendite con sospensioni al ribasso a raffica a Piazza Affari che hanno coinvolto in prima battuta le banche. Il mercato ha confermato di non aver gradito, ritenendolo lontano dall’essere risolutivo per il problema delle sofferenza, l’accordo con Bruxelles sulle garanzie per la cartolarizzazione dei crediti deteriorati. Una linea condivisa da Fitch, secondo la quale “la capacità del meccanismo di migliorare in modo significativo la qualità degli asset del settore bancario italiano è limitata”.

Come già accennato, su queste considerazioni si sono innescate, ancora una volta, vendite speculative amplificate dei sistemi automatici di trading e dai derivati. Alla fine della giornata Milano non si è ripresa chiudendo la seduta in calo del 3,49%. 
In caduta verticale Bpm (-9,8%), Mps (-7,8%) e Bper (-7,5%), ma è andata giù anche Fca (-7,1%).
Si salvano solo i petroliferi con Saipem che ha rimbalzato (+3% le azioni, +9,6% i diritti), Tenaris (+0,3%) ed Eni (+0,23%). 
Sul mercato dei titoli di Stato il Tesoro ha portato intanto in porto con successo aste per 7 miliardi con il Btp decennale, ceduto per 3 miliardi, con un rendimento in calo all’1,44%. 
In rialzo a 111 punti base lo spread Btp-Bund.

 

I dati macro attesi oggi
Venerdì 29 gennaio 2016

GIA Riunione BoJ;

GIA Conferenza stampa Kuroda (BoJ);

00:30 GIA Tasso di disoccupazione dic;

00:30 GIA Consumi dic;

00:30 GIA Inflazione dic;

00:50 GIA Produzione industriale (prelim.) dic;

06:00 GIA Previsioni economiche trimestrali BoJ;

06:00 GIA Nuovi cantieri residenziali dic;

07:30 FRA PIL (prelim.) trim4 2015;

08:00 GER Vendite al dettaglio dic;

08:45 FRA Consumi dic;

08:45 FRA Inflazione (prelim.) gen;

09:00 SPA Inflazione (prelim.) gen;

09:00 SPA PIL (prelim.) trim4 2015;

10:00 EUR M3 dest. dic;

10:00 ITA Indice prezzi alla produzione dic;

11:00 EUR Inflazione (flash) gen;

14:30 USA Bilancia commerciale beni dic;

14:30 USA PIL (1a stima) trim4 2015;

14:30 USA Indice costo del lavoro trim4 2015;

15:45 USA Indice PMI Chicago gen;

15:55 USA Indice fiducia consumatori (Reuters-Univ. Michigan) (finale) gen.