Mostre, al Museo della Moda di Napoli l’omaggio a Fausto Sarli con il restauro di 22 preziosi abiti

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Un omaggio all’eleganza, al rigore e all’estro di uno dei maestri dell’alta moda italiana. Oggi, 11 dicembre 2025, il Museo della Moda di Napoli – unico museo pubblico della moda in Italia in un contesto di realtà private, sito nell’edificio tardo barocco sede della storica Fondazione Mondragone, nel cuore dei Quartieri Spagnoli – inaugura la mostra “Sarli”, un percorso dedicato al grande couturier napoletano Fausto Sarli, che negli anni ‘60 portò nell’alta moda internazionale la prestigiosa tradizione della sartoria napoletana, facendo del taglio impeccabile e delle linee scultoree la cifra distintiva delle sue creazioni.

Voluta e ideata dall’avvocato Maria d’Elia, Presidente del Museo, e curata da Paola Maddaluno, l’esposizione è sostenuta dalla Regione Campania, patrocinata dalla Camera Nazionale della Moda Italiana e in dialogo con l’Archivio Sarli.

Dopo un lungo e accurato restauro, tornano alla luce ventidue abiti donati da Sarli alla sua città nel 2003 e parte della collezione permanente del Museo della Moda di Napoli. Linee nette, volumi scolpiti, geometrie in tensione: dalla collezione “Polinesia” con i motivi floreali, le spettacolari cappe e i colori decisi alla collezione “Cerchio”, che gioca intorno alla perfezione della figura geometrica ricreandone la forma nel corpetto o con pieghe ad ali, fino alla collezione “Diva”, la mostra è un viaggio completo intorno alla produzione di Sarli che va dalla metà degli anni ‘50 agli inizi degli anni 2000.

Un tributo al grande tagliatore che, pur avendo raggiunto la fama internazionale ed avendo vestito alcune delle più celebri dive del cinema e dello spettacolo, da Lucia Bosè a Mina, da Liz Taylor a Carla Fracci, da Ornella Vanoni a Carla Bruni, si è sempre definito un sarto, ed è proprio in questa vocazione alla sottrazione che risiede la sua cifra stilistica, ma anche la sua personalità schiva e sfuggente.

La mostra si snoda in cinque sezioni organizzate intorno ai concetti di movimento, colore, suono, concetto e attesa, restituendo appieno la visione di Sarli che si addensa tutta intorno al rigore della ricerca, all’eccellenza della manualità, alla plasticità del risultato.

Nella sala della mostra dedicata alla sezione “Concetto” è esposto il tubino in chiffon nero da cui tutto ebbe inizio. Smanicato e impreziosito da un’arricciatura sul davanti, questo modello, di incredibile valore storico, valse allo stilista, nel 1954, il Premio S.I.A.M. al primo Concorso Nazionale per Figurinisti, indetto durante il Primo Congresso della Moda, dell’Abbigliamento e del Tessile, promosso dal Centro Mediterraneo della Moda e dell’Artigianato alla Mostra d’Oltremare di Napoli.
In quell’occasione, la direttrice della rivista Bellezza, Elisa Robiola, salutò il giovane talento con parole profetiche: «Oggi è nata una stella».

Tra i più originali abiti espositi vi sono due capi di haute couture della collezione primavera/estate del 1969 indossati da Liz Taylor: un capospallasenza maniche, lungo fino alle caviglie e realizzato interamente da perle di varia dimensione che disegnano un motivo geometrico di quadrati vuoti e pieni, e un abito corto e smanicato, con un profondo scollo a V, rifacimento del modello charleston, realizzato anch’esso interamente in perle, con un montaggio che alterna perle bianche e marroni disegnando un motivo astratto.

In esposizione anche un capo che racchiude un frammento della musica italiana: il tubino in cady di seta nero, con lo scollo drappeggiato rifinito da jais tono su tono e lo “scollo ad acquasantiera”, con cui nel 1961 Mina cantava Il cielo in una stanza nella trasmissione televisiva Giardini d’Inverno per cui Sarli realizzò i costumi.

Alle sue creazioni, Sarli amava abbinare le calzature disegnate dall’amico Mario Valentino, con il quale condivideva la stessa visione di eleganza e artigianalità. Due paia di décolleté del raffinato artigiano, anch’esse frutto di un accurato restauro ad opera di Antonio di Nuzzo di Second life, esposte in due teche, testimoniano questa collaborazione.

A conclusione della mostra troviamo una video-intervista dedicato a Bonizza Aragno Giordani, storica del costume e della moda. Cara amica di Fausto Sarli, nel 2003, ha fortemente sostenuto e contribuito alla donazione dei 50 abiti di haute-couture del maestro Sarli custoditi presso il Museo della Moda di Napoli.

Come molti stilisti dell’alta moda, anche Fusato Sarli creò un suo profumo, lanciato nel 1990, anch’esso esposto in mostra.

L’installazione, firmata da Michele Iodice, amplifica la forza scultorea delle creazioni, trasformando le sale del museo in un paesaggio di luce e ombra, attraverso l’uso dell’oro e del nero che riprendono i colori dell’etichetta Sarli.

La mostra è accompagnata dal catalogo edito da Arte’m, a cura di Santa Di Salvo, con i contributi di Maria d’Elia, Rosanna Romano, Roberta Sferra, Paola Maddaluno, Sofia Gnoli, Ornella Cirillo e le fotografie di Marco Berardini, che documenta con rigore e ricchezza di storia, riferimenti biografici e approfondimenti la visione unica e irripetibile che stava dietro alla creazione delle grandiose architetture di stoffa di Sarli.

“Il nostro impegno è stato quello di portare alla luce le straordinarie creazioni di Sarli, restituendo loro l’aura originaria, con l’obiettivo di celebrare questo maestro tagliatore che ha portato la grande tradizione sartoriale napoletana nell’alta moda internazionale e di far conoscere anche ad un pubblico giovane la forza, il rigore e la bellezza delle sue opere”, Presidente Maria d’Elia, Presidente del Museo della Moda di Napoli.

“Fausto Sarli è tra i maggiori tagliatori italiani. Si è fatto interprete di una cultura sartoriale che, nel tempo, ha trasformato in disciplina creativa.

La mostra riattraversa i modi e i cambiamenti di un saper-fare radicato nella tradizione artigianale napoletana, che ha inciso su momenti significativi dell’alta moda italiana del secolo scorso, orientando metodi e visioni. Sarli ha riscritto le regole della couture attraverso il gesto sapiente del taglio. Un atto che rivela il senso di libertà di un “creativo barocco” che ha concepito la moda come una piega infinita, testimonianza di un’estetica fluttuante”, Paola Maddaluno, curatrice della mostra.

“Sarli è uno di quei talenti assoluti che solo una città magnifica e contraddittoria come Napoli poteva partorire. Ed è giusto che da Napoli parta la sua riscoperta. Riscoperta sì, perché il suo genio creativo schivo e appartato non è stato celebrato a sufficienza. Basta ripercorrere la sua storia personale, basta “toccare” da vicino i suoi capolavori sartoriali per capire quanto ancora gli dobbiamo”, Santa di Salvo, curatrice del catalogo della mostra.

La mostra restituisce al pubblico i capolavori di uno dei più originali nomi dell’alta moda internazionale, ma anche la confortevole visione dello stile e dell’eleganza in purezza.