Mostre al Pan: gli artisti ci sono ma non sempre sono valorizzati

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In foto il Pan

Il Pan, dalla ubicazione comoda anche per chi in genere all’arte preferisce il fascino modaiolo delle vetrine. Il Pan dall’ingresso affollato per la mostra di Escher, che avvicina all’arte intere scolaresche, per una volta, esaltate e divertite dalle spettacolari opere e dai gadget che le ripropongono. Tutti felici di pagare un biglietto per la giostra. Il Pan che ospita, contemporaneamente, due altre mostre a cui quella di Escher potrebbe anche regalare qualche visitatore. Al piano terra, proprio a portata di occhi, la mostra personale di Ettore Frani. “La pietà della luce“: un titolo affascinante che può caricare di aspettative anche il più scettico dei turisti. Al secondo piano la mostra sull’arte del 1900 napoletano voluta ed organizzata da un team di esperti di tutto rispetto. Bene, anzi, insomma. Imparagonabile la calca vociante ed entusiasta all’ingresso e all’uscita dal percorso espositivo sul visionario genio olandese delle prospettive impossibili, col silenzio delle sale deserte con le opere di Frani, macchie scure sul candore sterilizzato delle pareti che le ospitano. Eppure la luce può. Lo sa l’artista dagli scatti mirati a far emergere attraverso la luce la tensione spirituale dell’uomo e la sacralità della natura. La sacralità della luce in mostra. Se lo aspettano i visitatori che, al cospetto del titolo scelto per l’esposizione, possono fantasticare su qualunque aspetto della vita sul quale un fascio di luce può operare un miracolo. Wow, direbbero gli anglofoni. Ogni tanto qualche sparuto visitatore entra, gira per le sale e va. Forza che c’è Escher al primo piano, ora si che ci divertiamo. In fondo poi, il giretto tra le opere è stato gratuito. Al secondo piano un’altra giostrina gratuita: in mostra la pittura e la scultura napoletana del XIX secolo. 60 dipinti e 33 sculture. Forse, per ogni ora, più opere che visitatori. Le opere sono di grandissimo interesse, gli artisti sono quelli che hanno segnato un epoca, oggetto di collezioni private dalle quali si sono separate per l’evento. Eppure, eppure. Poche didascalie, e nessuna tecnica espositiva che esalti le opere di artisti napoletani che ancora oggi hanno un respiro nazionale se non mitteleuropeo. Una passeggiata tra cose belle che poteva essere un emozionante salto indietro nel tempo. Aver invitato all’inaugurazione qualche discendente degli artisti era stato uno spunto perfetto per un esposizione emozionante. Se per alcune opere si fosse proiettata la storia raccontata dal discendente, se vicino a quelle senza legami con persone in vita si fossero mostrate foto attuali dei paesaggi, l’esposizione non sarebbe stata una semplice disposizione dei quadri sulle pareti. Entrambe le mostre, quella di Frani e quella sul 900 avrebbero potuto essere a pagamento. Esattamente come quella di Escher e museo e ideatori avrebbero potuto da esse ricavare il supporto economico all’allestimento. Il pubblico pagante avrebbe vissuto esperienze emozionanti e le due mostre a confronto con quella di Escher non avrebbero fatto la figura delle sorelline adolescenti tutta ciccia e brufoli. Abbiamo tanti bozzoli, bisogna farli diventare farfalle.