Mostre, al Pan “La Napoli di Maurizio”: fotografie di una città oltre il tempo

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di Fiorella Franchini

Debutta al PAN “La Napoli di Maurizio”, l’esposizione fotografica, organizzata dalla Fondazione Valenzi in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, che fino al 13 maggio guarda indietro, alla storia recente della città. Una sorta di diario che racconta gli anni ’70 e ’80 attraverso gli scatti di dodici grandi fotografi: Cecilia Battimelli, Antonio Biasiucci, Francesco Paolo Cito, Fabio Donato, Luciano Ferrara, Gianni Fiorito, Gianluigi Gargiulo, Guido Giannini, Mimmo Jodice, Lucia Patalano e Sergio Riccio, Salvatore Sparavigna, insieme alle foto dei vincitori under 35 del concorso fotografico Napoli Oggi scelti da una giuria composta da Vera Maone, Cecilia Battimelli e Lucia Patalano, che ha premiato Battipede Benedetto, Calia Gerardo, Calvaruso Giulia, Cerullo Sara, D’Urzo Assunta, Esposito Luca, Lagarde Ahtziri, Morniroli Emilio, Antonio Palladino e Santa Russo. Collegata alla mostra la campagna di crowdfunding Arapimmo ‘o Cascione, organizzata dall’Associazione Amici di Maurizio Valenzi con la piattaforma Meridonare. L’obiettivo è raccogliere € 5000,00 per finanziare la ricerca di documenti video e audio di Napoli degli anni tra il 1975 e il 1983 in archivi pubblici e privati per renderli accessibili alle nuove generazioni attraverso la loro digitalizzazione. I cittadini potranno partecipare alla campagna anche condividendo sui propri profili social con l’hashtag #arapimmocascione propri ricordi di quegli anni. Tutti i contenuti condivisi saranno poi inseriti dall’Associazione in un unico album.
Nelle sale di Palazzo Carafa di Roccella le immagini si susseguono in una carrellata di volti, di situazioni, di luoghi che restituiscono una città dalle mille sfumature, umori tradizionali e sentimenti drammatici, immobilismo e fervore. Ed è un po’ come rinnovare i nostri occhi, adeguarli alla loro funzione principale, quella di guardare avanti. Maurizio Valenzi fu sindaco dal 1975 al 1983 e seppe fondere le due anime di Napoli, la colta e la popolare, in un periodo drammatico e turbolento segnato dal terremoto in Irpinia e dalla ricostruzione, dallo strapotere della camorra e dalle inquietudini del terrorismo, in un contesto di profonde difficoltà sociali. Un tempo difficile che, tuttavia, fu caratterizzato da un’intensa voglia di riscatto e dalla speranza del cambiamento. La mostra, allestita per la prima volta nel 2009 in collaborazione con la Fondazione Premio Napoli, è la prima tappa di un ampio discorso che la Fondazione Valenzi, coerente con i propri obiettivi statutari, intende proporre a un ampio pubblico, attraverso l’incontro con i protagonisti della Napoli tra gli anni ’70 e ’80, la riflessione sulle politiche urbanistiche di quel periodo e persino sul ruolo della fotografia, quale esperienza innovativa per narrare la città. Nelle foto scorrono anni che possono apparire lontani, ma che in realtà non sono che un attimo, momenti che sembrano apparentemente dispersi mentre sono tutti collegati da un misterioso filo. Una combinazione di memoria individuale e collettiva che s’intrecciano creando storia per “conoscersi e riconoscersi”, per costruire una cittadinanza partecipe. L’impegno politico di Maurizio Valenzi prosegue grazie a questo desiderio forte di raccontare e condividere ricordi, tracce, reperti documentari che conservano e valorizzano un’eredità storica irrinunciabile. Abbandonarla vorrebbe dire” non essere più in grado di sapere chi siamo”. Per l’architetto cinese Wang Shu, “perdere il passato significa perdere il futuro” e Napoli è un’immensa architettura culturale e sociale nella quale a ogni angolo è possibile cogliere questa relazione indissolubile, scoprire indizi di ciò che solo apparentemente pare privo di significato ma che in realtà sono radici forti di un’identità proiettata oltre il tempo.