Mostre, all’acquedotto augusteo del Serino appuntamento con l’orizzonte nascosto della città

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Blind Horizon, l’orizzonte e l’equilibrio nascosto della città Napoli: questo il senso della mostra di Arturo Hernandez Alcazar primo progetto espositivo del programma di arte contemporanea Underneath the Arches a cura di Chiara Pirozzi e Alessandra Troncone, in collaborazione con l’Associazione VerginiSanità che ha preso il via il 24 marzo negli spazi del sito archeologico dell’Acquedotto Augusteo del Serino. La mostra visibile fino al 13 maggio è realizzata grazie al supporto dell’Ambasciata Messicana in Italia, della Fondazione Salvatore, di Ciro Oliva – Concettina ai Tre Santi, oltre ad essere posta sotto il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e godere del patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e dell’Iila – Istituto Italo-Latino Americano di Roma. L’obiettivo di lavoro dell’Associazione – dice l’arch. Pippo Pirozzi dell’Associazione VerginisSanità – è stato fin dalla sua fondazione adottare una strategia di riqualificazione del territorio nella convinzione che la valorizzazione di un sito specifico porti riverberi efficaci sul quartiere. In tal senso dopo il Teatro Contemporaneo questo nuovo progetto legato all’Arte contemporanea si pone come ulteriore opportunità di conoscenza per la cittadinanza di luoghi di inestimabile valore. La mostra BlindHorizon è il risultato di un periodo di residenza, realizzata grazie alla collaborazione con la Fondazione Morra, ma soprattutto di ricerca che ha visto l’artista esplorare diverse zone di Napoli, a partire dal borgo Vergini-Sanità per arrivare alle aree vesuviane, ai Campi Flegrei e alle montagne del Serino, ripercorrendo idealmente l’antico percorso dell’acquedotto. Grazie alle suggestioni provenienti dal territorio e dal sito archeologico che ospita la mostra, l’artista ha realizzato un’installazione che integra forme smaterializzate – quali il suono – a forti presenze fisiche, lavorando sul concetto di stratificazione e su come questo si traduca visivamente, in una città come Napoli, in piani perpendicolari che attraversano costruzioni di epoche differenti,oppure in pratiche di adattamento di fortuna a problematiche contingenti. A partire da queste premesse, Arturo Hernandez Alcazar ha raccolto registrazioni in diverse aree di Napoli, dalle zone vulcaniche ai laboratori della Sanità, dai mercati alle aree industriali dismesse, facendo sì che questi frammenti si fondessero in un’unica traccia su sette livelli, quanti sono per definizione gli “strati” della città. L’artista concepisce per lo spazio sotterraneo un’installazione che vincola, con una certa imposizione, il camminamento del visitatore, sottolineando attraverso l’uso dei megafoni la logica del controllo dello spazio pubblico attraverso la gestione dell’informazione. L’elemento sonoro diviene quindi ciò che costruisce lo spazio, lo trasforma come una forza erosiva latente, in grado di alterarne gli equilibri precostituiti.