Mostre, “Rosso Pompeiano” alla Casina della Villa Comunale di Napoli

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In foto la Casina Pompeiana di Napoli
Come si fa ad immaginare Pompei senza i suoi rossi? Come si fa a figurarsi Villa dei Misteri senza le sue sinopie che grandeggiano sulle pareti? Gli scavi archeologici dell’area  vesuviana non hanno strappato alla cenere delle eruzioni solo un complesso straordinario, ma anche un modo di concepire l’arte ed il colore. Oggi dalla domus romana alla Casina Pompeiana della Villa Comunale di Napoli, struttura edificata nel 1850 come Pompeiorama, il passo sembra assai breve. Dal 10 al 18 Novembre 2018  la Casina ospiterà Rosso Pompeiano, esposizione delle opere degli artisti dell’associazione culturale Studio 3 Arte di Rosa Carignani e Bianca Stinchi. La mostra corre sul filo di un sottile gioco di reminiscenze che strizza l’occhio al cinabro degli antichi affreschi, utilizzandolo come punto di partenza cromatico. Il rosso, dunque, come escamotage perfetto per legare tra loro le opere presentate, diversificate per stili e soggetti. Un ensemble eterogeneo, che lontano da facili omaggi semplicistici, consolida il lavoro svolto dai soci iscritti dello Studio 3 Arte cimentatisi, attraverso tutta una serie di laboratori e workshop, con le grandi tecniche della storia dell’arte. Come spiegano Rosa Carignani e Bianca Stinchi, l’associazione nasce con lo scopo di avvicinare artisti in erba e appassionati al mondo della pittura sotto la guida di esperti e maestri.  Fulvio De Marinis guida gli associati nella scoperta della pittura ad olio, svelandone i segreti passo dopo passo. Lo studio della grafite, dei chiaroscuri che si accendono con l’uso sapiente del bianco e del nero, è affidato a Luca Tedde, mentre è Maria Sibilio a riaccendere un riflettore sul pastello,  tecnica che ha riscosso la sua fortuna già con i pittori coloristi di ‘600 e ‘700. Ma tanti sono gli appuntamenti che si susseguono per l’agenda 2018/2019.
Rosso Pompeiano ha quindi il merito di condensare in un’esposizione quell’interesse sempre acceso per il mondo pompeiano, con tutto ciò che si porta dietro.  I suoi vermigli , innanzitutto, che secondo le più recenti scoperte, sono rossi fino ad un certo punto, visto che a quanto pare il colore è stato praticamente cotto dai vapori eruttivi trasformando in cremisi le tinte ocra. Il rosso c’è, ma solo in alcuni casi visto che la mistura di piombo e mercurio con cui era ottenuto aveva costi elevatissimi e non accessibili a tutti. Le pareti erano quindi affrescate con un più economico giallo poi trasformato dallo stesso Vesuvio in quella cromia che tutti oggi conosciamo e facilmente riconosciamo. Ma non solo. La mostra apre anche uno squarcio nel modo di intendere la pittura come semplici fruitori e spettatori. Come lo Studio 3 Arte suggerisce, l’arte la si può anche fare, la si può imparare, la si può usare come stimolo creativo personalissimo. Le opere in esposizione ne sono un limpido esempio.  Non cadendo nella trappola di una pedissequa rielaborazione di soggetti e stili della romanità, esplorano universi vari legandosi agli scavi dell’area vesuviana e alla location della Casina Pompeiana solo per l’utilizzo di rossi cangianti e brillanti. Il colore come stimolo visivo, racconto intimo, impressione suggestiva.