Mrs Cuomo: Meno disagio, economia più forte

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“Sai chi era Mentore?”. Qualcosa a che fare con l’Odissea? Esatto. Era il giovane guerriero cui Ulisse affidò il piccolo Telemaco prima di partire per “Sai chi era Mentore?”. Qualcosa a che fare con l’Odissea? Esatto. Era il giovane guerriero cui Ulisse affidò il piccolo Telemaco prima di partire per la guerra di Troia. Una figura nobile… Nobilissima. Da cui prende spunto la mia associazione. La conversazione con Matilda Raffa Cuomo comincia conun ribaltamento dei ruoli: con lei a porre domande e l’intervistatore a rispondere. Moglie di Marioe madre di Andrew, il primo scomparso di recente dopo essere stato per tre volte Governatore dello Stato di New York e l’altro attuale Governatore già al secondo mandato, Missis Cuomo è da quasi quarant’anni sulla scena pubblica in veste di First Lady. E da quasi quarant’anni impegna le proprie energie per contrastare il disagio giovanile e la dispersione scolastica attraverso la sua creatura, Mentoring, appunto, che da quasi un ventennio opera anche in Italia sotto la guida del nipote Sergio. Come nasce l’iniziativa? Su impulso di mio marito Mario. Era il 1982 quando, alla sua prima esperienza come Governatore, si accorse che le carceri di New York erano piene di ragazzi sbandati. Allora? Dobbiamo fare qualcosa per loro, mi disse. Che cosa?, gli chiesi. Ancora non lo so, rispose. E poi: Pensaci tu. Un bel compito… Sei maestra di scuola, insistette, sei madre di cinque figli e ora sei anche la moglie del Governatore. Non è possibile che non ti venga una buona idea. L’idea fu Mentoring? Proprio così. Mi accorsi che la maggior parte dei giovani in difficoltà apparteneva a famiglie disgregate.Non aveva esempi virtuosi da seguirema solo cattive compagnie. In questo modo il destino era segnato. Dunque? Occorreva trovare il modo di assegnare a quei ragazzi una persona adulta che potesse fare da guida, da consigliere…; in una parola da Mentore. La scuola non è abbastanza? Ma no. La scuola non può sostituire la figura dei genitori. E poi deve occuparsi di troppe persone allo stesso tempo. Come funziona il sistema? Provando e riprovando ho capito che la formula giusta è quella one to one, uno a uno: un mentore per ogni ragazzo. Una parola… Così sembrava. Il primo problema da affrontare è la formazione di un esercito di mentori. Perché, la buona volontà non basta? Per niente. Lavorare con i giovani, per di più disadattati, è la cosa più difficile che ci sia. Occorre essere preparati. Come si scelgono i mentori? La gran parte sono volontari. Uomini e donne che vogliono restituire alla società una piccola fetta del benessere che hanno ricevuto. Dopo la formazione? La ricerca delle affinità con i ragazzi.Tra giovane e adulto deve accendersi una scintilla che alimenti gli interessi comuni. È un processo elaborato… Sì, ma ne vale la pena. E le scuole giocano un ruolo fondamentale nell’individuare chi ha davvero bisogno di sostegno. Funziona? Sì, se si rispettano le regole. I ragazzi sono esigenti. Una volta accettato di farsi accompagnare pretendono di avere il mentore tutto per sé. Chiedono quell’attenzione che non hanno mai avuto. I risultati? Oltre ventimila giovani newyorkesi recuperati e già diecimila in Italia. Se l’aspettava? Abbiamo lavorato sodo per riuscirci. E ogni giorno sembra il primo. Ci vogliono energia, entusiasmo, concentrazione. Perché è così importante? Perché combattere povertà ed emarginazione è un vantaggio per l’intera comunità che si ripercuote sulla tenuta economica di un paese. Prevenire è meglio che curare? Certo… e se si può, si deve. E poi c’è l’insegnamento di Mario a incoraggiarci. Quale dei tanti? Non importa come andrà. L’importante è provarci sempre. A proposito di Mario, è noto l’attaccamento che aveva al suo paese d’origine. Suo figlio Andrew nutre gli stessi sentimenti? Sì, certamente. Qui sono le nostre radici, qui è il nostro cuore. Come avrebbe fatto il padre, anche Andrew vorrà lanciare il suo programma d’investimenti, Star Up New York, partendo dall’Italia. Magari iniziando da Napoli… Perché no?, non lo escludo affatto. Era in programma che mi accompagnasse già in questo viaggio. Poi faccende di Stato l’hanno trattenuto in America. Ma la visita è solo rimandata. Quindi, a presto rivederci