Musei, ex soprintendenti e direttori firmano un “manifesto” per bocciare la riforma Franceschini

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In foto Dario Franceschini

Ci sono ex soprintendenti, ma anche magistrati, cattedratici, archeologi, esperti vari, giornalisti, tutti insieme una settantina nel ‘Manifesto per la Tutela’ dei beni culturali che contesta “la situazione di caos e di paralisi creata dalla ‘riforma’ Franceschini”. Esempi di questo ‘disordine’ la mostra sul Napoli Calcio con magliette, ricordi e gadget di Maradona al grande Museo Archeologico Nazionale di Napoli o l’idea di organizzare gare di canottaggio nella vasca della Reggia di Caserta. Il manifesto è una presa di posizione pubblica in cui si dice che se sono “imbavagliati” i soprintendenti e direttori, allora “denunciamo noi il caos nei Beni culturali” e si rileva che la riforma Franceschini mette in discussione la tutela dei beni culturali.
Tra i firmatari ci sono Adriano la Regina, già soprintendente Archeologia Roma e Accademico dei Lincei; Fausto Zevi, già Soprintendente archeologico di Napoli e Caserta, anche lui Accademico dei Lincei; Anna Gallina Zevi, già Soprintendente archeologico di Ostia Antica; Gianfranco Amendola, ex magistrato esperto di temi ambientali; Carlo Alberto Graziani, già presidente del Parco Nazionale dei Sibillini; Valerio Magrelli, poeta e ordinario di Letteratura francese all’università di Cassino. E ancora: Ferdinando Zucconi galli Fonseca, presidente emerito della Corte di Cassazione; Paolo Liverani, archeologo, ordinario all’università di Firenze; Giovanni Losavio, magistrato e già presidente nazionale di Italia Nostra; Corrado Stajano, giornalista scrittore; Paolo Maddalena, giurista e già giudice della Corte costituzionale; Maurizio Chierici, giornalista e scrittore; Stefano Sylos Labini, ricercatore scientifico ed economista; Vittorio Emiliani, giornalista e scrittore di beni culturali.
Non sono poche le criticità che i firmatari del ‘Manifesto per la Tutela’ elencano nel documento, investendo anche il ruolo svolto dagli organi di informazione in questo campo: viene infatti rilevato che la situazione di caos e paralisi determinata “separando la valorizzazione (nel senso di monetizzazione) dalla tutela e privilegiando la prima a discapito della seconda” passa praticamente “sotto silenzio – con pochissime lodevoli eccezioni – nella stampa e nella televisione nazionale”. Fatto questo che è “grave in sé”, anche se in realtà al ‘silenzio’ dell’informazione si aggiunge – e finisce con il contribuirvi, giocoforza – il fatto che “i soprintendenti e gli altri tecnici della tutela non possono assolutamente fare dichiarazioni, denunciare lo stato di confusione fra Soprintendenze, Poli Museali e Fondazioni di diritto privato, di depotenziamento strutturale, di esasperata burocratizzazione in cui versano gli organismi e gli uffici che per oltre un secolo hanno operato per difendere dalle aggressioni speculative, dall’abbandono, dall’incuria il patrimonio storico-artistico-paesaggistico”. E pertanto ecco farsi avanti – “tocca a noi in luogo dei tecnici imbavagliati e minacciati di sanzioni” – i firmatari del ‘Manifesto’ e “denunciare pubblicamente la gravità di una situazione in cui ministro e Ministero continuano a magnificare conquiste straordinarie, mentre la spesa statale per la cultura rimane una delle più basse d’Europa, un terzo di quella francese, metà di quella spagnola, e i suoi recenti relativi incrementi, beninteso rispetto al minimo dello 0,19% del bilancio statale toccato nel 2011 (governo Berlusconi IV) rispetto al 39 % del 2000 (governo Amato II), vengono indirizzati su obiettivi futili o sbagliati”.
E viene dunque rilevato che “ad esempio, si investono ben 18 milioni di euro nell’arena Colosseo per chissà quali spettacoli gladiatorii (dopo la farsa grottesca dell’opera rock “Divo Nerone” sul Palatino) e si lascia agonizzare, senza mezzi né personale, lo strepitoso parco archeologico dell’Appia Antica o si istituisce un biglietto d’ingresso al Pantheon per poterne curare la manutenzione. Si organizzano gare di canottaggio nella vasca della Reggia di Caserta o si propagandano al suo interno prodotti tipici della zona e intanto la vasca risulta ingombra di rifiuti e l’intonaco cade a pezzi in una sala importante. Mentre, tanto per corroborare i vantati incrementi degli ingressi, si organizza al grande Museo Archeologico Nazionale di Napoli una mostra sul Napoli Calcio con magliette, ricordi e gadget di Maradona”. Inoltre – denunciano i firmatari – “non si tiene in alcun conto il pesante conflitto di interessi sancito dall’Anac per un concorso tecnico-scientifico a Pompei, creando così un grave precedente”. Ed ancora: “si declama ad ogni passo la bellezza dei paesaggi italiani, sempre più aggrediti da speculatori e abusivi, e per contro si lascia che la stragrande maggioranza delle Regioni (17 su 20) non predisponga, d’intesa col Ministero, e poi approvi, i Piani paesaggistici previsti dal Codice per il Paesaggio del 2007”. “Nel contempo si tace sul tentativo dissennato – stornato per questa legislatura dalle opposizioni – di svuotare la legge Cederna-Ceruti n. 394/91 sulle aree protette (il 12% ormai del territorio nazionale, montano soprattutto, con 23 Parchi Nazionali rispetto ai 4 ante 1991) anziché aggiornarla al Codice per il Paesaggio e applicarla seriamente”.
Nel lungo documento è evidenziato che “a colpire è la strategia di fondo del MiBACT: da una parte si trasferisce dagli stessi Poli museali a fondazioni di diritto privato la valorizzazione sempre più commerciale del patrimonio e dall’altra si prospetta con la legge Madia la sottomissione delle Soprintendenze, decisamente indebolite, ad un organo di governo locale come la Prefettura. Una offensiva, antistorica scemenza”. Viene aggiunto che “le denunce sullo stato penoso della tutela piovono ormai da tutta Italia e quindi il nostro elenco potrebbe continuare a lungo” ma “ci fermiamo qui per chiedere con forza ai partiti, al futuro Parlamento che questa deriva disastrosa venga fermata e ai media di ogni genere di cominciare almeno ad indagarla, a raccontarla seriamente – non limitandosi alle cifre di facciata, sempre più discutibili – ridando voce alle più collaudate competenze tecnico-scientifiche”. A questo punto “la rete dissestata della tutela va letteralmente ricostruita. Con la scelta strategica di far di nuovo prevalere l’interesse pubblico sugli appetiti privati, premiando i capaci e meritevoli, riempiendo i vuoti negli organici dei beni culturali, evitando la chiusura per “vecchiezza” di archivi e biblioteche dove l’età media del personale supera i 60-65 anni e i trentenni rappresentano lo 0,6-1,6 % degli addetti”. Infine, secondo i firmatari del ‘Manifesto per la Tutela’ il dicastero per i Beni Culturali “non può, non deve diventare il Ministero del Turismo (attività chiaramente indotta dal patrimonio culturale e paesaggistico), né si possono sottomettere ai Prefetti le Soprintendenze. Un autentico oltraggio alla tradizione ammirevole dei nostri studi e degli interventi di restauro e di recupero sul territorio e un continuo danno inferto agli stessi interessi del Paese. Per il quale la cultura e la ricerca, in sé e per sé, cioè senza finalità economiche immediate, scolpite nell’articolo 9 della Costituzione, rappresentano il motore fondamentale”.