Musei, il successo di domani si prepara oggi

999
in foto un'immagine di Agalma, film ambientato nel Museo Archeologico di Napoli

Suono di trombe, inno alla gioia. Frequentatori, aspiranti tali e pubblico dei non avvezzi, la soluzione che vi farà correre in qualsiasi struttura culturale e addirittura tornarci e poi tornarci ancora, è ormai in fase di definizione. Fiato alle trombe, direbbe un notissimo presentatore del tempo che fu. Il valore dei biglietti che il pubblico pagherà per accedere alle strutture culturali potrebbe essere rimborsato come credito d’imposta. La trovata servirà a centuplicare gli ingressi e far rivivere tutte le strutture che la pandemia ha voluto chiuse per quasi un anno. Non applaudite troppo. I visitatori di mostre e musei, gli spettatori di cinema e teatri troveranno irrinunciabile questo credito d’imposta e alla loro gioia parteciperanno anche le casse dei gestori, dei proprietari e dei lavoranti di ognuna delle strutture. Non è il trailer de:” la storia fantastica”. Immaginiamo code di aspiranti visitatori e le zuffe per entrare in ognuna di queste strutture diventare preoccupanti calche, cui tutti i tecnici deputati dovranno porre limiti di sicurezza. Gestori e proprietari si preparino, novelli Paperoni, a tuffarsi in un mare di soldi. Pigiamo sul telecomando, mettiamo in pausa il film e riprendiamo pure a trattare il tema della riapertura strutture culturali con la serietà che merita. Una sola aggiunta: a prescindere i biglietti per le prime in Teatri come il San Carlo, La Scala e qualcun altro, cinema e teatri per non parlare dei musei (molti dei quali sono gratuiti) hanno dei costi bassi che, deratti in percentuale al conto tasse dei singoli, sono veramente un contributo talmente piccolo che difficilmente diventerà l’Argomento che attiri pubblico nei musei. Abbastanza umiliante, oltretutto, proprio per la struttura e la sua qualità. Accetteranno gli indifferenti di andare in un museo, a una mostra o a teatro solo per vedere una minima parte dei denari spesi alleggerire i propri contributi fiscali? Evitare di lasciare ai posteri l’ardua sentenza ed evitare errori, prego. Le politiche per risollevare il settore devono essere politiche, i contributi devono avere la consistenza necessaria per programmare una seria ripartenza. Elemosine e contentini, aboliti in nome della dignità.
Rahm Emanuel, capo gabinetto della Casa Bianca nel primo governo Obama lo ha detto forte e chiaro:” Non si vuole mai che una crisi vada sprecata. Questa è un’opportunità per fare cose che pensavi non avresti potuto prima”. Si sorvoli sulle condizioni non proprio disperate del l’illustre personaggio, comodo piangere e sperare in Rolls Royce. La catastrofe però, al contrario dei diamanti, non è per sempre. Le pandemie finiscono. L’ultima del 1918 è finita senza che nessuno intervenisse, e non ci furono vaccini né cure particolari. Dopo 4 anni, in 4-5 ondate, praticamente scomparve, finita. Chi l’ha vista.
E allora tutti pronti perché quando le restrizioni finiranno e potremo liberamente andare e fare quel che ci pare esploderemo di vita, di turismo di arte e cultura.
Preso atto che stiamo vivendo un’accelerazione violentissima nella direzione della tecnologia e di un mondo completamente nuovo rispetto a quello in cui vivevamo 11 mesi fa, consideriamo che la pandemia ha trasformato alcune modalità lavorative. Se infatti l’ e-commerce ha trovato nel confinamento a casa un terreno fertilissimo nel quale ha piantato solide, insperate radici, se l’uso del computer, una volta quasi esclusivo patrimonio di generazioni produttive è diventato una pratica anche per chi mai avrebbe immaginato un tal cimento, turismo, cultura e le attività collegate, azzerate dal confinamento in casa, non aspettano altro che il tempo in cui cui la gente potrà e vorrà stare in casa il meno possibile. Non sarà però ildoveravamorimasti della storia della televisione. Dovrà essere invece un siamo ancora qua ma molto meglio di prima. In Francia hanno capito e hanno cominciato a lavorare: il ministro della Cultura francese Roselyne Bachelot ha trasformato la chiusura per pandemia del Centro Pompidou, da tempo bisognoso di restauri e ha dato avvio ai lavori di ristrutturazione di cui nel 2026 è prevista la fine. Riaprirà più bello e moderno che prima e riscuoterà un gran successo anche perché sono allo studio nuove modalità espositive.
Questo è il punto cruciale. L’Italia dei Musei, delle gallerie, dei centri espositivi deve seguire questa strada. L’orribile termine “ristoro” usato in barba alla lingua italiana (il suo significato è affine a: “consolazione, benefica compensazione”) si addice meglio alle foscoliane menti mortali che trovavano ristoro nell’aurea beltade. Sarà ristoro per le anime e le menti il ritorno nei Musei. Ammesso e non concesso che la ripartenza sia fondata su nuovi modi di gestione e di esposizione. Uscire dagli schemi per emozionare, provocare autoidentificazione e soddisfazione per l’esperienza vissuta. Il successo di domani si prepara da oggi.