Musei, l’altro Mann raddoppia: esposti altri 35 straordinari reperti delle domus vesuviane

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L’altro Mann raddoppia. Inaugurata la seconda parte dell’allestimento che racconta la suggestione delle celebri domus di Pompei ed Ercolano tra veneri “a colori”, bronzi e arredi spettacolari, capolavori restaurati o poco visti: nelle sale 77 e 78 degli affreschi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli trentacinque straordinari reperti si aggiungono al percorso di condivisione del patrimonio dei depositi museali. “Aperti per ferie, anzi con l’estate pronti a rivelare nuove meraviglie – dice il direttore Paolo Giulierini, impegnato in una forte valorizzazione degli immensi depositi – grazie ad una squadra che procede a passi spediti, un’altra fetta del museo viene svelata e raccontata. Al Mann, insomma, occorre sempre tornare, anche se si è visitato da pochissimo. E a settembre l’appuntamento è nella sala del Plastico con tessuti, ori e commestibili”.

Nelle teche Afrodite è protagonista e alcune statue hanno tracce di colore. Soggetto di decorazione bronzea di una fontana la dea fa il bagno assistita da una ninfa; da Pompei ci sono la Venere Lovatelli semipanneggiata e appoggiata a un pilastrino con idoletto, due Venere Anadyomene (che esce dall’acqua strizzandosi i capelli), e ancora, accovacciata, che si slaccia il sandalo. Sul tema infanzia: il piccolo pescatore dormiente, il fanciullo con una lepre bocca di fontana, c’è il bambino con il mantello, quello spaventato da un rospo, quello che accarezza una colomba. Dalla realtà al mito: ecco un rilievo con la storia di Telefo (Ercolano), le statue bronzee di un Dioscuro, dell’Amazzone a cavallo, quella marmorea di Apollo da Pompei. Dai regni ellenistici giungono le raffinatissime statue bronzee di Alessandro a cavallo e di cavallo rampante (Ercolano) copia ridotta delle opere del gruppo equestre commissionato a Lisippo. Non mancano i sovrani successori: Demetrio Poliorcete e Alessandro I Balas. Fra gli arredi spiccano un meraviglioso braciere su tripode decorato con Sfingi (bronzo, da Ercolano) e un Sileno ebbro che sosteneva vasi o piatti da portata (da Pompei). La mostra è curata da Marialucia Giacco.