Il Museo Archeologico dell’Antica Calatia: un viaggio nel tempo tra storia e innovazione

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di Elisabetta Colangelo

L’aria è tersa e frizzante in questo pomeriggio d’autunno. Poche persone in giro nel centro di Maddaloni, a pochi km da Caserta. Il Casino di Starza Penta, che ospita il Museo Archeologico dell’Antica Calatia, è un magnifico palazzo, una delle residenze principali dei Carafa della Stadera che ebbero in feudo Maddaloni dal 1465. L’ingresso con la volta affrescata con lo stemma dei Carafa della Stadera e alcune insegne araldiche di nobili imparentati con il potente casato napoletano, conduce all’ampio cortile, dove la vista può spaziare e lo spirito si rinfrancarsi.

Il Museo è stato inaugurato nel 2003, dopo un lungo e fruttuoso lavoro di ripristino di una struttura che giaceva da anni in uno stato di pressoché totale abbandono.
L’esposizione archeologica si articola su due piani ed è ubicata nel corpo principale, posto a nord con affaccio su via Caudina. In mostra sono i reperti provenienti dalle necropoli di Calatia e dall’area urbana che interessano un arco cronologico compreso tra la fine dell’VIII sec.a.C. e l’età tardo romana.

La prima sezione del Museo, ubicata al piano terra, è dedicata al territorio di Maddaloni, ove sorgeva l’antica Calatia, un’area che fin dall’antichità ebbe un ruolo strategico in virtù della posizione ai margini della pianura denominata Agro Campanus, passaggio obbligato verso le regioni più interne del Sannio. L’abitato di Calatia, piccolo centro il cui nome compare per la prima volta nei resoconti di Livio, nasce a partire dall’VIII sec. a.C. e ben presto diventa satellite di Capua, teatro della storia campana dalle guerre sannitiche, alla progressiva romanizzazione dell’Agro Campano, fino ad Annibale e a Cesare.

Nel corso del XIX secolo i primi rinvenimenti archeologici riportano alla luce le testimonianze di questo insediamento.

Uno degli aspetti più affascinanti e suggestivi messi in luce nel museo, riguarda la ricostruzione della necropoli. Nello scorrere dei secoli mutano gli usi e i costumi funerari; resta invariata, in forme e modi diversi, la consuetudine di deporre oggetti e vasi insieme al defunto. L’esposizione propone le varie tipologie tombali caratteristiche delle varie fasi cronologiche, dalle fosse terragne alle tombe a ciottoli del VII sec. a.C. con i relativi corredi composti in prevalenza da vasi a figure rosse e nere di produzione locale, incluso vasellame per l’accumulo di derrate alimentari.

Terminata la visita al piano terra si ritorna all’atrio e attraverso il vestibolo porticato suddiviso in tre campate si accede al piano superiore. Qui si è colpiti dalle istallazioni multimediali in grado di coinvolgere e affascinare ogni visitatore. Le proiezioni conducono attraverso un viaggio lungo la via Appia, la regina viarum. La strada deviava il suo cammino per entrare in Calatia di cui costituiva il decumano massimo, si dirigeva poi verso est passando sotto il Casino della Starza, come riferisce il Pratilli nel suo libro sulla via Appia del 1745.

Le ulteriori sale che si avvicendano illustrano attraverso i materiali recuperati negli scavi il quadro storico-artistico delle necropoli, iniziando con le più recenti sepolture del periodo romano fino ai reperti delle tombe di età orientalizzante.

La particolare interattività di questo museo è valsa la menzione speciale della giuria del premio Icom Italia 2017. Il premio dell’ICOM – International Council of Museums è dedicato ai musei che si distinguono in termini di interattività e attrattività per il pubblico. Il museo è stato selezionato tra i dieci musei finalisti. La menzione premia il nuovo allestimento, le sale multimediali, l’impegno e l’attività didattica anche a fronte della difficoltà del territorio.

Il Museo Archeologico dell’Antica Calatia: un viaggio nel tempo tra storia e innovazione