Il Museo della realtà virtuale, l’interpretazione è ancora lontana

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Sembrava che lo scopo fosse stato raggiunto: la tecnologia al servizio dei musei per produrre esperienze indimenticabili. Perdindirindina, sorbole, direbbero i bolognesi. Ed è proprio a Bologna che sembrava si fosse accesa la luce dell’interpretazione al museo. Un antico palazzo sede del museo della storia ha ricevuto ben 17000 visite in un mese, offrendo ai turisti la possibilità di girare la città medioevale con l’aiuto della tecnologia più avanzata. Lecito immaginare sovrapposizioni d’immagini, suoni, odori. Chi ricorda l’impressionante sistema audiovisivo, sensurround, del film “Terremoto” degli anni settanta? Lecito immaginare qualcosa di più evoluto di quel gruppo di monumentali altoparlanti che volevano riprodurre il terremoto di Los Angeles. Consentito fantasticare di essere immersi in una realtà tridimensionale, e di muoversi in essa entrando ed uscendo virtualmente da opere che la rappresentavano nei secoli scorsi. Sarebbe stato emozionante sentire sotto i propri piedi le sconnessioni delle vecchie pavimentazioni o l’assenza di esse, avvertire vicini animali da cortile con i propri versi, far parte della pala della Peste di Reni per vivere il terrore e l’angoscia della malattia sulla gente. Un esperienza mozzafiato da vivere una nuova volta ed un altra volta ancora. Un assistente dedicato invece correda il visitatore/ giocatore di un visore, e tutto bardato di tecnologia gli fa vivere il videogioco storico. Divertente, ma lontano anni luce dall’interpretazione della storia, degli artisti o delle loro opere. In realtà una buona console casalinga e qualche accessorio mirato possono produrre lo stesso divertimento. 17000 visitatori nel primo mese. Che stress per i tutor. Applauso a loro. Il successo ottenuto ha fatto si che a questo videogioco fosse dedicato un intero Museo. La Macchina del tempo, affascinante titolo della mostra, permette con visori VR l’esperienza emozionante di entrare “fisicamente” in scenari storici accuratamente ricostruiti in 3 D. Fisicamente è però un espressione non proprio calzante a ciò che avviene: cuffia, visore e tutor. Mentre lo spettatore è fermo davanti al computer, indossati i super occhialoni e le cuffie, il tutor gli fa muovere la testa in alto, in basso e di lato per fargli vivere la sensazione di guardarsi intorno. Si vola tra le torri come tra i grattacieli di Manhattan ma non verrà Superman a salvare il mondo. E neanche il dottor Balanzone. Stimolare il senso del fantastico che ognuno ha dentro è quanto intendevano fare gli allestitori, e se l’intenzione era ottima, per dirla col proverbio, la strada così lastricata non ha portato al paradiso.