Museo Madre, consolato francese collabora al piano di rilancio

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Sono stati  gli spazi del MADRE – Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli-  a ospitare, da Domenica 28 Maggio 2017 a Domenica 4 giugno, “ J’ai brûlé dans tes yeux. Je brûle “, progetto multidisciplinare nato tra Napoli e Parigi, dalla collaborazione tra Kulturscio’k e La Casaforte S.B./Progetto Abitare l’arte, e sviluppato in successive residenze/tappe di ricerca, in dialogo costante con l’arte plastica. E’ stata una delle vivide collaborazioni tra Francia e Italia in campo artistico a cui ha partecipato il Console Generale a Napoli Jean-Paul Seytre, il quale ha trovato particolarmente interessante la performance “J’ai brûlé dans tes yeux. Je brûle” perche’ progetto innovativo e molto comunicativo realizzato al  Madre, con il sostegno della fondazione Nuovi mecenati e Institut français.Il ‘Madre’ è il primo museo per l’arte contemporanea situato nel centro storico di una città. L’architetto portoghese Alvaro Siza ha trasformato l’antico palazzo Donnaregina in uno splendido e funzionale spazio moderno per l’arte contemporanea. Nel cuore nascosto di Napoli, dove pulsa l’anima popolare della città, a pochi passi dal Duomo e dal Tesoro di San Gennaro, a cento metri dal Museo Archeologico, la presenza del Museo MADRE è anche l’occasione per ridisegnare la vocazione turistica di un quartiere ricco di valori sociali da recuperare e di beni culturali da riscoprire. Al primo piano del museo sono collocate le opere permanenti di Clemente, Lewitt, Long, Bianchi, Fabro, Koons, Paladino, Kounellis, Horn, Paolini e Serra, mentre il percorso espositivo del secondo piano si possono trovare opere risalenti fino agli anni Cinquanta. Il terzo piano ha ospitato temporaneamente mostre d’alto rilievo, come la collezione Sonnabend di New York o la collezione Stein di Milano.
La performance/istallazione circolare, con regia e testo di Alessia Siniscalchi,  istallazioni di Valeria Borrelli e Antonio Sacco e le fotografie di Giovanni Ambrosio, è costruita su partizioni di testo e fisiche, dalle quali ha preso il via la ricerca basata sull’improvvisazione degli attori e danzatori di Kulturscio’k, iniziata nel corso di una residenza creativa in una sala prove a Montreuil (Francia), proseguita presso il Goethe Institut di Parigi, nel 2015, e poi negli spazi di La Casaforte S.B. di Napoli, nel 2015/2016, con il sostegno di Institut Français Naples e il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee di Napoli.
La terza tappa del progetto, nuovo momento di questa collaborazione, diventa, quindi, più ampia, e, per la prima volta, arriva negli spazi del Museo MADRE di Napoli, in un’esplorazione di zone mai aperte al pubblico, la cui fruizione è inclusa nel biglietto d’ingresso al museo.
Una nuova istallazione che offrirà un respiro diverso all’inesauribile dialogo artistico costante e sempre rinnovato, corale, fisico, fatto di danza, musica, fotografia, scultura e cinematografia, che coinvolge dodici interpreti tra danzatori, attori, registi, musicisti, fotografi e artisti ambientali, pronti a unire le proprie capacità nella direzione di una drammaturgia condivisa e di una grande opera aperta, circolare, infinita.
Corpi senza sosta, in movimento, che si danno le spalle nel momento del confronto, si muovono tra gli elementi del tempo, scolpito in sculture, riabitato e bruciato, cercando le persone che amano per non ritrovarle mai. L’obiettivo drammaturgico della ricerca è raccontare la relazione tra due persone, partendo dalla coppia del film “Paris, Texas” di Wim Wenders, e rielaborarla in quattro coppie diverse, disperse nello spazio. Tema centrale è la relazione che si crea tra spazio abitativo e opera, tra interno ed esterno, tra intimo e pubblico, tra attore e spettatore.
Nell’interazione con le installazioni (diversamente disposte in ogni luogo di presentazione), gli artisti esplorano i vari momenti del rapporto tra i protagonisti della storia, che, sdoppiandosi, diventano quattro esperienze di coppie diverse, vissute in un non-luogo dove terra, fuoco, metallo sono elementi d’interazione per relazioni passionali e bruciate che cercano di ritrovarsi. Nate per indagare la relazione tra corpo performativo, spettatore/attore e opera d’arte, le sculture divengono elementi drammaturgici, e tutto lo spazio ospitante interagisce con il lavoro dei performer e della regia, diventando parte fondamentale dell’esperimento.
Il progetto, durante la sua permanenza a Napoli, terminata proprio Domenica 4 Giugno, ha offerto agli spettatori la possibilità di visitare la creazione, le istallazioni e le prove aperte, tutti giorni, escluso il martedì, dalle ore 10.30. La performance, invece, e’ stata in scena dal 2 al 4 giugno, dalle ore 17.00 alle 19.30, in tre cicli continui e ripetuti, della durata di 45 minuti ognuno.
Le parole del Console Jean-Paul Seytre evidenziano l’importanza del progetto: ”  Mi è piaciuta subito la performance ‘  J’ai brûlé dans tes yeux. Je brûle ‘,  quando ho avuto la fortuna di vederla un anno fa negli quartieri spagnoli e ho voluto aiutare la regista, Alessia Siniscalchi, e la sua troupe, Kultursciok. Questa performance è il risultato di una serie di belli incontri: tra la Francia e l’Italia, perche’  la troupe ha base a Parigi ma e’  composta di attori italiani e francesi ; tra Parigi e Napoli ; tra diverse istituzioni, come il Madre, un luogo speciale a Napoli che amo moltissimo, e l’Institut français Napoli, che ha anche patrocinato l’evento, o ancora la fondazione Nuovi mecenati, che supporta lo sviluppo degli scambi culturali tra l’Italia e la Francia e che ha sostenuto il progetto. E poi, c’è l’incontro con il cinema di Wim Wenders e lo choc che è stato per me la visione per la prima volta del film “Paris, Texas ” negli anni ottanta. Il film ha piu di 30 anni ma rimane un grande capolavoro, con la capacità di influenzare ancora oggi gli artisti, come lo dimostra ” J’ai brûlé dans tes yeux. Je brûle “. La performance si inspira a tutto cio’ e inserisce molti riferimenti al film, ma lo reinventa e crea un’opera nuova, molto originale, che interroga il rapporto tra il pubblico e gli attori. Lo spettatore, che si ritrova in mezzo agli artisti, non sa al principio come comportarsi perche si ritrova nell’opera e vive un esperienza molto interessante. Spero bene che la performance si potra rifare a Napoli, in altre città italiane e ovviamente anche a Parigi “.

BRUNO RUSSO