Musica, le “ombre dell’inverno” di Vinicio Capossela scaldano la capitale

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Dal bosco, in mezzo a pastori e strane bestie, fino alla ‘chiesa’ di un santo-Nicola un po’ impostore, uno che non fa miracoli e protegge ”solo le vittime dei propri errori”. In due e ore mezzo di concerto Vinicio Capossela cambia scenario ma usa sempre il gioco di ombre cinesi alle spalle, per far viaggiare la fantasia. Quella che serve per seguire i suoi canti e racconti d’inverno con cui ieri sera ha fatto tappa a Roma, all’Auditorium della conciliazione. Il tour ‘Ombre nell’inverno’ è sul finale (si chiuderà a Bergamo il 13 dicembre) e conclude anche l’esperienza delle ‘Canzoni della cupa’, ultimo disco e ritorno alle sue radici d’Irpinia. Sul palco come uno spaventapasseri con la chitarra al collo e apparentemente solo, offre ballate cupe, paesane e che sanno di solitudine (dal ‘Pumminale’ a ‘La notte di san Giovanni’ e ‘L’angelo della luce’). Poi scende sott’acqua tra cavallucci marini, sirene e classici come ‘Pryntyl’ e ‘Lord Jim’. Sale il ritmo e tornano i colori: è rosso fuoco il suo vestito da polpo, tentacoli compresi, con cui canta ‘Polpo d’amor’. Così lentamente conquista il pubblico in una Roma a quasi sottozero. E meno male, dice: ”Oggi Roma mi ha graziato del freddo!”. La Capitale torna nelle battute quando ricorda: ”A Roma cerco di tornarci poco per conservare la sensazione del suo passato glorioso… mi riecheggiano nella mente parole immortali..come uno che al Pincio mi disse: ‘Daje Vinì’..E io je do’!”. A metà serata, con ‘Orfani ora’ il telo semitrasparente alle sue spalle si sfila ed ecco l’orchestra. Insieme, tornano al passato remoto, quello fatto di calzini spaiati e pianoforti innamorati fino al seducente Marajà e al ‘Ballo di san Vito’ che non fa stare fermi. Non dimentica l’attualità e ci gioca nel finale: vestito da santo Nicola con tonaca rossa papale, Vinicio sottolinea la differenza tra ‘spavento’ (”è cosa pedagogica”) e ‘paura’ che fa un lavoro industriale perché ”ai potenti fa comodo usare la paura”. E accenna a Forza nuova: ”Guarda questi giovani, che non hanno imparato niente”. Quando mancano pochi giorni per diventare ”uno splendido cinquantaduenne” (il 14 dicembre è il suo compleanno, ndr) ammonisce sul futuro: ”Dei desideri non mi fido. Anzi, fate attenzione a ciò che desiderate perché poi capace che si avvera”. Regala infine la benedizione più intensa di ‘Ovunque proteggi’ (cantata veloce all’organetto e poi al piano) e chiude con quel ”pezzo epico” che è ‘Nutless’.