Muso a muso con il futuro, l’integrazione sociosanitaria in carcere

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Aiutare una persona detenuta a ritrovare sé stessa e prepararsi al rientro in società attraverso strumenti concreti, come i laboratori di zooarteterapia e una rete costituita da enti, istituzioni e associazioni del Terzo Settore operanti sul territorio. È questo il tema al centro del convegno in programma il 28 maggio dalle ore 14 e il 29 maggio dalle ore 8.30 nell’Aula Magna del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università Federico II di Napoli, in via Federico Delpino 1, dal titolo “Muso a muso con il futuro: l’integrazione sociosanitaria in carcere”.

L’evento è promosso dall’Area di Coordinamento per la Sanità Penitenziaria dell’ASL Caserta e dal Laboratorio Territoriale Regionale “Eleonora Amato” della Regione Campania.

Fil rouge della due giorni napoletana è il presupposto che il carcere non debba essere soltanto un luogo punitivo, ma uno spazio in cui sia possibile e doveroso attivare percorsi di cura e trasformazione. La ricostruzione, infatti, parte dall’interno della persona, che va preparata a rientrare e a reinserirsi nel contesto sociale, riducendo il rischio di recidiva.

Anche la normativa sull’ordinamento penitenziario, in vigore in Italia dal 1975, stabilisce che la pena debba avere una funzione rieducativa e orientata al reinserimento sociale. Inoltre, la legge sull’integrazione sociosanitaria, introdotta nei primi anni Duemila, riconosce che le persone fragili necessitano di risposte coordinate tra sanità, servizi sociali e Terzo Settore.

In Campania questa visione si è già tradotta in progetti concreti. Nel 2023 una regolamentazione regionale ha consentito all’ASL Caserta e al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria di firmare un accordo di programma per sviluppare laboratori sperimentali di zooarteterapia, in cogestione con enti del Terzo Settore. Tali attività hanno dato impulso alla definizione di uno specifico protocollo di ricerca con il Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” e il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.

L’obiettivo non è verificare se il metodo funzioni, ma comprendere come funzioni, così da costruire un protocollo replicabile nei diversi istituti italiani. A tal fine viene monitorata l’evoluzione della capacità dei partecipanti di regolare le emozioni, gestire l’impulsività e tornare a cooperare con gli altri.

Al centro vi è una convinzione fondamentale: la riabilitazione non coincide con il semplice adattamento alle regole, ma con la riconquista della capacità di stare in relazione. In questo percorso, il legame con un cane può rappresentare una prima forma di relazione e un passo importante verso la ricostruzione di tale capacità.