“Nano-navette” nel sangue per dare la caccia ai tumori: ecco la ricerca dal cuore napoletano

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Minuscole navette che possono diventare amiche del sistema immunitario sono state progettate per viaggiare nel corpo umano, riconoscere le cellule di diverse forme di tumore e ucciderle, somministrando loro un farmaco. Sono state costruite in Italia, nell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova, grazie a un finanziamento del Consiglio Europeo della Ricerca (Erc). Descritte sulla rivista Acs Nano, le nanoparticelle sono state realizzate dal gruppo interdisciplinare coordinato da Paolo Decuzzi, direttore del Laboratorio di Nanomedicina di Precisione dell’Iit, e del quale fa parte il ricercatore napoletano Roberto Palomba, laureato nel 2008 in Biotecnologie mediche presso l’Università Federico II.
La ricerca è stata realizzata nell’ambito del progetto europeo Potent, diretto da Decuzzi e che ha come obiettivo utilizzare le nanoparticelle per la diagnosi precoce e la terapia del più aggressivo tumore del cervello, il glioblastoma multiforme. L’obiettivo ultimo è avere una nuova generazione di farmaci intelligenti, in grado di curare i tessuti malati senza danneggiare quelli sani. In via di sperimentazione in laboratorio su diverse forme di tumore (come il glioblastoma e il tumore del seno), le nanoparticelle sono state progettare per combinare chemioterapia e immunoterapia, ossia per combattere i tumori con i farmaci e nello stesso tempo rafforzare contro di essi le difese immunitarie. Per questo motivo le nanoparticelle sono state prodotte in modo da diventare soffici come cellule del sangue oppure dure come porzioni di osso. Essere soffici permette alle nanoparticelle di sfuggire agli attacchi del sistema immunitario, che altrimenti le identificherebbe come nemiche, annientandole. In questo modo riescono a portare a destinazione il farmaco che trasportano. Le particelle rigide, immediatamente riconosciute dalle cellule immunitarie che divorano i nemici (chiamate macrofagi), diventano cavalli di Troia che portano farmaci direttamente all’interno dei macrofagi, potenziandoli e trasformandoli in nuove armi da scagliare contro i tumori.