Nanotecnologie e visione sociale delle donne, lo sguardo sul futuro di Sabrina Zuccalà

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In foto Sabrina Zuccalà

Se l’ultima relazione sulla parità di genere nell’Unione della Commissione europea (2019) rileva che, nonostante i progressi verso la parità di genere, le donne continuano ad essere sottostimate e assenti dalle responsabilità manageriali verso le nuove tecnologie, sempre di più sono le eccezioni in Italia. L’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere ha individuato una serie di indicatori per la misurazione della parità di genere nell’Unione europea: gap di genere nell’occupazione, gap di genere nelle retribuzioni, gap di genere nelle pensioni, gap di genere nei Consigli di amministrazione, gap di genere nei parlamenti nazionali, gap di genere tra i ministri dei governi nazionali, gap di genere nel Parlamento europeo. Per l’Italia l’indicatore della presenza di donne negli organi di amministrazione e controllo è tra i più elevati dell’Europa: per esempio Sabrina Zuccalà merita maggiore protagonismo all’interno delle stanze decisionali e istituzionali per ciò che attiene le nanotecnologie essendone tra l’altro leader incontrastata in Italia.

Sabrina Zuccalà, in due parole, come è approdata nel tempo a questa competenza? Adesso dove lavora?

Sono venuta a conoscenza del mondo delle nanotecnologie in modo fortuito, e ne ho subito intravisto le enormi potenzialità, tanto da investire in tale ambito tutte le mie energie e il mio futuro, arrivando a fondare la mia azienda, la 4Ward360, che di occupa dell’applicazione dei trattamenti in nanomateriali in vari settori che spaziano dal mondo della tutela, protezione e valorizzazione dei beni culturali a quello della Difesa e dell’innovazione del settore della sicurezza.

Una definizione prospettica per le idee che si possono intraprendere dalla nanotecnologia?

Le nanotecnologie, come già sottolineato, trovano applicazione in moltissimi campi, spaziando a 360°,dalla Medicina alla vita quotidiana di tutti i giorni. Un esempio è lo studio continuo effettuato presso i nostri laboratori per l’applicazione delle nanotecnologie sulle protesi. La ricerca in tale campo sta facendo passi enormi al fine di evitare il rigetto delle protesi da parte del corpo umano.

La fonte strutturale delle nanotecnologie, come progettazione, proviene sempre dai Paesi con gli occhi a mandorla?

Assolutamente no! Sottolineo, che fu proprio il governo cinese a contattarci per risolvere il problema del degrado, dovuto al tempo, che affliggeva il famoso esercito di terracotta e noi abbiamo lavorato per risolvere la problematica e far tornare a splendere un patrimonio culturale immenso, riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità.

Ritornando alla sua esperienza, cosa manca oggi per una sufficiente transizione di genere per i compiti di spicco verso le donne?

Oggi, come in passato, per un’effettiva transizione a favore delle donne nelle posizioni di potere necessitiamo di una svolta culturale nella società. Una svolta sociale che, nonostante la presunta emancipazione dichiarata, risulta ancora radicata, un sistema culturale ancorato sui valori patriarcali, che vedono l’uomo dominante sulla donna.

L’ Italia si pone in posizioni non troppo arretrate per questo obiettivo?

Attualmente, in Italia la donna è quasi sempre in una posizione lavorativa impregnata di una mentalità retrograda, che vede la donna sottomessa all’uomo, spesso vita come preda da conquistare, costringendo le donne a vivere e fronteggiare le problematiche della competizione lavorativa con le ripetute e frequenti avance o battute a sfondo sessuale.

Nell’ambito della internazionalizzazione delle imprese, la globalizzazione aiuta o meno la transizione di genere?

I processi economici frutto della globalizzazione vanno salutati positivamente se correttamente regolati e compresi. A mio avviso, la globalizzazione aiuta la transizione di genere in quanto le imprese nazionali dovendosi confrontare con mentalità emancipata di imprese del nord Europa e del nord America, nelle quali la parità di genere è una concreta realtà a differenza della situazione italiana, il risultato è un obbligo etico alla conformazione del rispetto del lavoro per ogni individuo, uomo o donna che sia.

Secondo lei, le nanotecnologie sono ben adoperate oggi dall’industria, soprattutto aerospaziale o c’è ancora tanto da fare?

La nostra attualità vede le nanotecnologie già estremamente nel campo aerospaziale, ma essendo ambiti di applicazione relativamente recenti hanno ampio margine di sviluppo futuro.

In definitiva le nanotecnologie rappresentano ancora un approccio indeterminato per la tecnologia del futuro?

Si, certamente la nanotecnologia è il futuro. Se vogliamo fare anche una breve analisi sui campi in cui si stanno utilizzando trattamenti nanotecnologici e i nanomateriali possiamo comprendere che il futuro dell’umanità è decisamente ancorato a tale visione e alle progettualità provenienti da questo affascinante e variegato mondo.

Come si adopererà lei per migliorarla?

La mia missione è poter far conoscere alle Istituzioni e al grande pubblico, il potenziale della nanotecnologia, che oggi considero ed è considerato da tutti gli scienziati come il nostro Futuro. Personalmente, concepisco il mio essere donna e imprenditrice non solo come manager di una società ma anche come una donna attiva nel panorama sociale, scientifico e culturale per aiutare le istituzioni a migliorare la vita dei cittadini, imparando ad utilizzare socialmente le nanotecnologie e rendendo i trattamenti con nanomateriali utili alla vita di tutti i giorni e per tutti i cittadini. Se ciò vorrà dire un impegno in prima persona nel panorama politico sarò pronta alla sfida. Come mi ripete qualche amico: “Sabrina for president!!!!!”.