Napoli, alla Biblioteca nazionale le autobiografie della Grande Guerra

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In foto la Biblioteca nazionale di Napoli

La prima guerra mondiale, scoppiata a conclusione del Risorgimento italiano, si configurò come lo sbocco di sedimentazioni ideologiche radicatesi negli anni anteriori. L’interessante volume di Valeria Giannantonio intende mettere a fuoco il punto di vista narrativo , e poco esplorato dalla critica, di alcuni più noti letterati e intellettuali ,come Gadda, Pastorino, D’Annunzio, Palazzeschi, Fenoglio, Prezzolini, o meno noti, come Scarpa, Monelli, Frescura, Stanghellini, Scortecci. Più che sulle ragioni contingenti (la questione, cioè, delle terre irredente), si è preferita operare una ricostruzione dall’interno dei sentimenti, degli stati d’animo, delle reazioni psicologiche degli scrittori che non solo aderirono al fronte degli interventisti o dei pacifisti, ma che con le loro opere,aventi tutte un valore di denuncia storica, diedero voce alle atroci aberrazioni fisiche, mentali,psicologiche di quella che fu considerata una vittoria offuscata da centinaia di migliaia di morti e feriti.
Gli interventi critici contenuti in taccuini, diari di guerra, romanzi scritti dal fronte, o dopo il rientro in patria, evidenziano non solo la rivolta contro un presente, che aveva oltrepassato ogni
misura umana, ma si estendono anche al racconto del ritorno dei soldati dal fronte, in condizioni fisiche disastrose, ma quel che è peggio, vittime anche della cattiva accoglienza dei loro stessi concittadini, che spesso ne demistificarono e depotenziarono l’eroismo bellico, perché non furono in grado di capire a pieno l’estremo sacrificio di truppe, che oltre che per sentimento patriottico, combatterono per senso civile del dovere. Entro questa piattaforma umana, accentuando i tratti valorosi ed eroici dei soldati italiani, sarebbe maturata l’ideologia del fascismo.