Napoli, nominata Capitale Europea dello Sport, ha rischiato di dover spostare a Eboli, in provincia di Salerno, la partita di volley contro la Svezia in caso di pioggia. Un’eventualità scongiurata grazie all’arena allestita in Piazza del Plebiscito, ma che ha evidenziato l’assenza in città di un impianto indoor adeguato a ospitare un evento internazionale.
Una contraddizione sottolineata da Enrico Ditto, imprenditore dell’hospitality napoletano, anche alla vigilia dell’America’s Cup: “Un titolo come quello di Capitale dello sport non deve mai essere un punto di arrivo ma di partenza. Il fatto che la prima struttura adatta a un imprevisto meteorologico sia a Eboli ci dice che il lavoro da fare è ancora molto”.
Secondo Ditto, Napoli ha recuperato attrattività ma deve ancora completare il percorso verso gli standard delle grandi città europee: “La strada tracciata funziona, ma è proprio quando la direzione è chiara che bisogna dare il massimo, non rallentare”.
Per l’imprenditore lo sport resta un asset strategico, ma il ritardo infrastrutturale continua a pesare: “Napoli ha dimostrato di saper attrarre eventi e attenzione internazionale, ma servono impianti, coperture, alternative funzionanti in ogni condizione. Non si tratta di un dettaglio tecnico, è la differenza tra organizzare un evento e reggere il confronto con le grandi capitali europee”.






































