Napoli, dietro le pitture velate di Masucci gli studi sul colore di Ball e degli artisti del passato

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In foto una pittura velata di Lello Masucci

di Maria Carla Tartarone

Recentemente, dopo essere state in mostra a Milano, abbiamo viste a Napoli, nella Galleria Ingenito, le opere del pittore napoletano Lello Masucci, “Le ferite dell’anima”, venti opere in cui colore e stesure velate delineano particolarmente le immagini. Insieme a queste opere sono state messe in mostra anche alcune immagini di lavori degli anni Ottanta, preparatori alle opere poi accolte in mostra permanente dal giugno 2018 nel Museo Madre, dal titolo“Sacchi di Notti napoletane” (180×500).
L’esaustivo catalogo della mostra odierna raccoglie tutte le informazioni biografiche, forniteci dall’artista stesso (pp.24-27) e dai notevoli scritti di rilevanti critici, introdotti da Andrea Ingenito, che hanno seguito l’artista fin dagli anni Settanta. L’artista stesso ricorda lo storico dell’arte Filiberto Menna che fu molto positivo nell’apprezzare alcuni stralci dell’opera che vide anticipatamente, “Sacchi di Notti napoletane” aggiungendo poi che per quanto riguarda il paesaggio il pittore lo rappresenta come una visione non come una veduta. Parlò dell’artista anche Gino Grassi nel catalogo “Napoliscultura” del 1988, composto con Vitaliano Corbi e Arcangelo Izzo per la mostra a Palazzo Reale: lo aveva colpito in particolare l’opera “Progetto per il minimo per sollevarsi da terra” del 1988, esposto sia in tecnica mista su carta, che nella grande scultura in legno in cui il minimo è rappresentato da una scala in legno. Molti altri critici partecipano all’elaborazione del catalogo odierno significativamente: incontriamo Mario Franco che pone l’accento su quanto l’arte di Masucci sia impregnata di poesia, si generi dalla poesia. Seguono Tommaso Trini, Matteo D’Ambrosio, Lorenzo Mango, più volte Vitaliano Corbi, Michele Bonuomo, Arcangelo Izzo; conclude Tommaso Trini.
Ogni pagina è accompagnata da una immagine delle sue opere che ci chiarisce sia il titolo della mostra, sia la definizione di “pittura velata” che caratterizza i suoi quadri dal 2017, gli oli e i collages così diversi dalle opere degli anni Ottanta. Troviamo “Oli e collages su tela preparata”, di piccola e grande dimensione come “Un raggio di sole a Manhatan” 50×70; oli e collages su carta intelata di piccola dimensione come ”Piccolo velato1” 50,5 x70,5, del 2017, lavori molto differenti rispetto alle pur affascinanti opere degli anni Ottanta. Oggi per realizzare la sua pittura velata Masucci utilizza graffite e collage su carta o anche olio, terra cotta e collage su carta, scegliendo la sua nuova tecnica che anche gli spettatori sembrano preferire.
Oggi le sue opere sono affidate al colore, alla qualità del colore velato, da lui creato dopo un profondo studio che ci riporta alle ricerche sul colore che troviamo descritte tra l’altro, in testi di notevole rilevanza quali il “Colore” di Philip Ball che ci riporta agli studi degli antichi pittori sul colore e alla ricerca della sua realizzazione sulla tela.