Napoli, documento della Valente sulle finanze del Comune: Il crac è evidente

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“Non puntiamo allo sfascio ma incalzeremo il sindaco in un momento in cui anche la Corte dei Conti vuole vederci chiaro tra le carte del Comune di Napoli”. Lo afferma Valeria Valente, parlamentare del Pd e consigliere comunale a Napoli, rispondendo ai cronisti che gli chiedono se il Pd chiede le dimissioni del sindaco di Napoli Luigi de Magistris. “Smascherando le sue bugie – spiega Valente – vogliamo dire al sindaco di raccontare la verità, perché noi penseremo sempre prima al bene di Napoli e dei napoletani, senza personalismi o posizionamenti del Pd. Siamo pronti a fare nostra parte ma il sindaco cambi atteggiamento”. Valente ha preparato un documento in 22 punti da titolo “Un anno di promesse mancate del sindaco de Magistris” che parte dal “disavanzo effettivo aggiornato al 31 dicembre 2016: 1 miliardo e 900 milioni – si legge – in particolare tra il 2015 e il 2016 si è creato un ulteriore disavanzo di 173 milioni”. “Di fatti – spiega Valente – la città sta messa peggio di un anno fa e il piano di riequilibrio pluriennale è già carta straccia, perché non viene rispettato da due esercizi”. La parlamentare, affiancata dal segretario provinciale Pd Venanzio Carpentieri ma non dal capogruppo Pd in consiglio Federico Arienzo (“è in ritardo”, spiega Carpentieri poco prima che finisca la conferenza stampa), attacca anche sul debito nei confronti dei privati: “Dice di averlo azzerato – spiega – ma in realtà ha solo contratto un debito uguale nei confronti di Cassa depositi e prestiti. In più tempi di pagamento non sono di 60-90 giorni, come afferma de Magistris, ma in media di 157, da quanto risulta dagli atti scritti dal Comune stesso. E per il settore del welfare si arriva anche a 600 giorni di attesa”. Sui debiti, Valente ricorda che “rispetto a quanto scritto nel bilancio di previsione su 100 euro ne arrivano solo 51, per l’incapacità di riscuotere e che con la lotta all’evasione recupera solo il 5% dei crediti attesi. Mentre aspettiamo ancora la fantomatica ‘Napoliriscossione’. E intanto Napoli è il capoluogo in cui la pressione fiscale è cresciuta più che in ogni altra città: da 423 euro a 871 euro pro capite”. E slle tasse Valente attacca ancora: per recuperare una decina di milioni il Comune ha alzato la soglia di esenzione per l’esenzione dall’addizionale Irpef da 15mila a 8mila euro, penalizzando lavoratori dipendenti e pensionati poveri. Mentre si taglia l’occupazione di suolo pubblico per alcuni soggetti. Questa è una scelta politica, non dettata dai conti””. E anche sui tagli nei trasferimenti dallo Stato, la Valente è critica: “Per la bassa capacità fiscale – spiega – Napoli ha avuto 343 milioni sul fondo nazionale perequativo, quanti ne ricevono Roma e Torino insieme. De Magistris parla di città autonoma ma poi dipende dai trasferimenti statali”. Sulle partecipate, Valente afferma che “sono state dismesse solo le partecipazioni in Autostrade Meridionali e Stoà, mentre per le altre ill Comune ha solo preso atto del fallimento”, in particolare l’Anm: “ha accumulato circa 1100 milioni di deficit tra il 2014 e il 2016”, ha detto Valente, che ha difeso la Regione Campania: “che ha versato – spiega – i 58 milioni dovuti, mentre il Comune di Napoli haa deciso un taglio di 40 milioni nei prossimi tre anni. Così si spiega l’arrivo di soli 12 bus nuovi sui 60 promessi, i ritardi sulla Funicolare Centrale e il mancato acquisto dei nuovi treni per la metropolitana”. La parlamentare Pd attacca anche sulla mancata spesa dei Fondi Europei, elencando i fondi persi sulla programmazione 2007-13 dagli 87 milioni del Centro Storico, ai 64 della Mostra d’Oltremare, ai 185 milioni di Napoli Est. “Fondi – spiega Valente – slittati sulla nuova programmazione, ma comunque persi, perché avremmo avuto altri soldi se avessimo speso i precedenti”. E sugli impianti di compostaggio, Valente ricorda che “de Magistris ne aveva promessi prima dieci piccoli, poi 8uno a Scampia, poi a Bagnoli, poi a Ponticelli. Ma ancora non ha recintato un cantiere. Attacco anche sugli impianti sportivi: “scelta folle – spiega Valente – per un Comune in predissesto accendere un mutuo da 25 milioni per lo stadio” e sulle dismissioni del patromonio immobiliare per le quali “a fronte di un incasso previsto di 80 milioni ne è arrivato solo 1, mentre a Scampia 40 nuovi alloggi sono stati murati per impedirne l’occupazione e alcuni sono stati assegnati a soggetti destinatari di provvedimenti giudiziari per associazione camorristica”.