Napoli e i “cento giorni” senza un passo in avanti

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in foto Palazzo San Giacomo, sede del Comune di Napoli

Riproponiamo l’articolo di Ermanno Corsi apparso sul Roma di oggi, martedì 11 gennaio, all’interno della rubrica “Spigolature”.

di Ermanno Corsi

Sempre così. Ogni volta che si insedia una nuova Amministrazione, chi ne rappresenta il vertice è atteso alla prova dei primi “cento giorni”. L’aspettativa è forte. L’urgenza di novità e visibili cambiamenti è tale da non dare tempo al tempo, come se tutto si potesse realizzare all’istante con un colpo di bacchetta magica. ”Per ora ci occupiamo delle piccole cose -diceva un vecchio manifesto- per quelle più grandi e per i miracoli ci stiamo attrezzando”. Così in sostanza Gaetano Manfredi, sindaco da poco più di 3 mesi. Il suo primissimo “segmento” lo ha visto a guardarsi intorno nei meandri di Palazzo San Giacomo, impegnato a studiare i dossier delle opere più incomplete che compiute, a conoscere i dipendenti comunali (quanti sono in rapporto a uffici e mansioni), ma soprattutto a come rendere più produttiva la forza-lavoro di cui dispone (troppo semplicistico, dati i tempi “particolari”, invocare per ogni stanza il raddoppio degli organici!).

FIDUCIA PER GRADI. Al pessimismo della ragione, diceva Gramsci, occorre contrapporre l’ottimismo della volontà. In Consiglio comunale le due principali voci di opposizione stanno cercando di “quantificare” questo grado di “volontà”, per scelte programmatiche e priorità, del neo Sindaco. Antonio Bassolino si limita a costatare che dopo i primi 3 mesi fatidici non c‘è ancora la “scossa” promessa (l’unica è quella del terremoto che, a sera inoltrata, pochi giorni dopo ha fatto tremare il territorio dei Campi Flegrei fino a Posillipo e Bagnoli, Fuorigrotta e Pianura).Catello Maresca, a sua volta, sposta sconsolato l’attenzione sul ripetuto furto dell’albero di Natale allestito nell’androne di via Verdi, sede del civico consesso (“è inconcepibile che 4 giovani incappucciati e armati, così sembra, siano potuti venire a rubare in casa nostra…”).

DESTINO DA CAMBIARE. Una canzone di Pino Daniele, del 1978, dice che “Napule è un sole amaro…è na carta sporca e nisciuno se ne importa”. Il pensiero del cantautore deceduto 6 anni fa, è netto, preciso e sarcasticamente allusivo: la “bandiera della Città” è una carta sporca che si trova dovunque, nei luoghi più nascosti e meno raccomandabili come in quelli più mediaticamente celebrati. Eppure questa carta sporca è diventata il simbolo-bandiera “più orgogliosamente esibito e rivendicato”. Tuttavia natura e storia della città “vanno oltre la rappresentazione che di essa si fa”. Da quella canzone a oggi sono trascorsi 45 anni e quella “carta sporca”, non solo emblematicamente, è ancora dov’era. Gaetano Manfredi ha come un sussulto. Dopo numerosi Sindaci e Giunte di colore politico diverso, sembra giunto il momento di non dovere averne più di quell’orgoglio. La rappresentazione acritica dei partenopei “tesori nascosti” rischia di diventar narcisismo immobilistico e “veleno puro” se non si fa riferimento a persone, problemi, aspettative, danni compiuti e responsabilità connesse.

TRA PIETA’ E SGOMENTO. Accade al cimitero di Poggioreale (“attivo” dal 1837). Una ragazza trattiene a stento il pianto dirotto, stringe il viso tra le mani, si inginocchia e prega. ”Non so più dove sono i miei genitori”, mormora respirando a fatica. Davanti a sé il cumulo di detriti provocato dalla frana che ha fatto crollare “di schianto” le “palazzine” delle Arciconfraternite (Dottori e san Gioacchino), custodi di “3 piani fuori terra e 2 ipogei”. Travolti 200 loculi coi resti mortali che ora, nella massa rovinosa che si è formata, perdono nomi, immagini e identità. Un sacerdote accorre e cerca di alleviare il dolore (“i nostri morti ci vedono e ci ascoltano, vivono tutti intorno a noi”). Dai Padri della Chiesa si arriva a Francesco Mastriani (ricordato alcuni mesi fa a 200 anni dalla nascita) quando “vedeva” vivi e morti sempre insieme in un rapporto così stretto che nemmeno la morte poteva sciogliere.

ACCUSE AL METRO’. Il pianto di Poggioreale scorre sulla linea 1 che da piazza Garibaldi arriverà a Capodichino. Ora la brusca “fermata” sotto il cimitero per il cedimento nella galleria che si sta realizzando. Dopo i suoi primi “cento giorni”, appare lecito chiedere al Sindaco: si possono eseguire importanti lavori pubblici presto e bene, senza arrecare danni irreversibili alla comunità?