Napoli genera la Riforma

di Paolo Pantani

Non è Napoli che incontra, «pe’ scagno», «for combination», la Riforma e nemmeno la Riforma che incontra Napoli, ma è Napoli che genera la Riforma, con Lorenzo Valla e la corte illuminata di Alfonso IV d’Aragona, dimostrando scientificamente, filologicamente e storicamente l’inesistenza di un potere temporale attraverso il documento «La negazione è la confutazione della Donazione Costantiniana», che rappresenta uno dei momenti cardine della nascita della storiografia moderna e del metodo filologico.

Il documento, noto come Constitutum Costantini, secondo cui l’imperatore Costantino I avrebbe ceduto nel 315 d.C. a papa Silvestro I il potere temporale su Roma, l’Italia e sull’intero Impero romano d’Occidente, fu dimostrato inequivocabilmente falso a Napoli nel 1440 dall’umanista Lorenzo Valla.

La corte di Alfonso IV d’Aragona dette l’imprimatur al testo, dopo un lunghissimo dibattito a corte, durato fino al 1517, con la nascita della Riforma, il 31 ottobre, proprio nel momento più opportuno, il famosissimo kairos proveniente dalla filosofia greca, di cui abbiamo già parlato, con una dedica provocatoria indirizzata al papa Leone X dell’umanista protestante Ulrich von Hutten.

Il trattato, a causa della minaccia che rappresentava al potere temporale della Chiesa, fu inserito nel 1559 nell’Indice dei libri proibiti.

Non a caso. L’inno nazionale popolaresco romano è «La società dei magnaccioni», con il ritornello «Ma che ce frega, ma che ce importa», li conoscono troppo, troppo bene, i preti, «l’oste al vino ci ha messo l’acqua»: è un’allegoria, è l’ironica e caustica satira, alla Pasquino, al potere dei preti, tutt’ora vigente in Italia.

Ferdinando

Io epicureo sono, amo la vita, come il mio fraterno amico Luciano De Crescenzo docet. Sono costretto allo stoicismo perché questo ci impone lo spirito dei tempi che dobbiamo per forza affrontare. Anche su questo Lorenzo Valla è illuminante.

Dovette intervenire di nuovo autorevolmente e direttamente Alfonso IV d’Aragona, sospendendo il giudizio, salvandolo di fatto dal rogo, dopo il processo per eresia.

L’elezione di Nicolò IV, un papa fortemente umanista, sospese la sua condizione di intellettuale «ricercato» e isolato dalla Curia e la pacificazione, con il suo ritorno a Roma indisturbato.

Per questo spero molto, molto negli umanisti: possono, con la loro cultura, anche giuridica, controllare e governare gli abominevoli sviluppi degli algoritmi quantistici, tutti leciti, purtroppo, che hanno fatto sfuggire di mano la situazione internazionale.