“La missione non è proselitismo, è lo stile di chi ha incontrato una Bellezza e non può fare a meno di sporcarsi le scarpe nel fango delle periferie per portarla agli altri”. È uno dei passaggi del messaggio dell’arcivescovo di Napoli, cardinale Domenico Battaglia, per l’anno pastorale 2026/27, dal titolo “Osiamo insieme: per generare e trasmettere la fede”.
Il nuovo anno pastorale sarà aperto il 3 settembre alle 19 nella Chiesa Cattedrale, con una messa di ringraziamento per il decimo anniversario di episcopato dell’arcivescovo, don Mimmo, e il Mandato alle Equipes di Comunione Parrocchiali.
Nel messaggio Battaglia invita la Chiesa a uscire dai propri recinti e a vivere la missione nelle strade e nei luoghi della vita quotidiana. “Essere in missione significa abitare le strade, non i recinti”, scrive il cardinale, chiedendo che la proposta di fede abbia il coraggio di essere “aria fresca” capace di entrare nelle case e di parlare il linguaggio della vita quotidiana, lontano da “certezze incrollabili”.
“Farsi vicini a chi è invisibile”
L’invito è a “farsi vicini a chi è invisibile”: a chi è in carcere, agli ammalati, alle persone con disabilità, agli immigrati, a chi vive la solitudine come una condanna, ai poveri e a tutte le forme di povertà, “vecchie e nuove”.
“Non servono grandi strutture, ma cuori aperti”, sottolinea Battaglia, che richiama anche la necessità di stare accanto alle madri “che cercano speranza tra le macerie della vita”, per impedire che i più fragili perdano l’infanzia o la dignità sotto i colpi dell’indifferenza.
Per il cardinale, la prossimità significa anche prestare attenzione al modo in cui viene comunicato il Vangelo. “Dobbiamo sempre più educarci a un linguaggio disarmante che rompa le catene dell’odio e doni libertà e pace”, scrive.
“Educare significa contrastare la mentalità camorristica”
Una parte del messaggio è dedicata in particolare ai bambini, ai ragazzi e ai giovani. Attraverso il Patto Educativo, l’obiettivo è creare una rete capace di coinvolgere scuole, parrocchie e istituzioni per contribuire a formare coscienze libere.
“Educare significa contrastare la “mentalità camorristica” e la cultura dell’illegalità con il “bene organizzato””, afferma Battaglia.
Non si tratta soltanto di trasmettere nozioni, aggiunge, ma di “generare processi di liberazione” che consentano a ogni giovane di poter affermare: “Io valgo”.
“Bambini, ragazzi e giovani sono il presente della nostra Diocesi e della nostra Città di Napoli”, conclude il cardinale, sottolineando che il loro futuro interpella la comunità e richiede “scelte coraggiose” e “scelte concrete”, affinché la speranza possa diventare una strada concreta.
Nel messaggio, dunque, la missione viene presentata come un cammino fatto di incontro, prossimità e responsabilità: “con braccia allargate pronte ad accogliere, con gambe forti per mettersi in cammino, con cuori grandi che abbiano a cuore tutti”. Una Chiesa chiamata a cercare “le tracce di Dio laddove nessuno pensa di trovarle” e ad abbattere i muri dell’autoreferenzialità.






































