Napoli, in commissione il caso delle emissioni acustiche aeree

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Diffondere informazioni precise su che cosa si fa e come si vigila sulle criticità che le rotte degli aerei sulla città possono produrre sul piano dell’inquinamento acustico ed atmosferico, questo l’obiettivo della commissione Ambiente nella riunione odierna; una modalità concreta per rispondere alla richiesta di attenzione proveniente dai cittadini, e non solo, visto l’allarme lanciato dal direttore del Museo di Capodimonte per i possibili danni da vibrazione e da polveri sottili alle opere custodite, L’auspicio è che l’aeroporto di Capodichino, recentemente riconosciuto eccellente tra gli aeroporti dell’Unione Europea, confermi e migliori i propri risultati e che continui l’opera di vigilanza sul rispetto delle regole di cui oggi, sia la Gesac che l’Enac, hanno ampiamente parlato.
Per il Comune, come ha detto l’assessore all’Ambiente e Vice Sindaco Del Giudice, insieme al ruolo di controllo, costantemente esercitato dagli uffici, è determinante dare risposte alle istanze e alla sensibilità dei cittadini su questi temi. I consiglieri che sono intervenuti hanno chiesto di conoscere lo stato del Piano di Rischio Aeroportuale, il documento di ambito urbanistico per la mitigazione del rischio generato dal volo rispetto al territorio la cui mancanza ha generato il blocco delle attività edilizie (Palmieri di Napoli Popolare) e di conoscere la procedura che porta alla sua approvazione, nonché l’ubicazione delle centraline in città e l’interazione con quelle dell’Arpac che monitorano l’inquinamento atmosferico (Brambilla di Movimento 5 Stelle). Sul primo punto, è stato chiarito che il Piano di rischio aeroportuale, che compete ad ogni Comune interessato da un’area aeroportuale, è stato adottato dalla Giunta dopo aver recepito le osservazioni formulate dall’Enac che ha espresso parere favorevole, come ha spiegato Michele Miedico che dirige il dipartimento Pianificazione della Gesac, mentre sull’interazione con il monitoraggio atmosferico effettuato dall’Arpac, è stato precisato dai tecnici Arpac presenti, che l’agenzia regionale è coinvolta negli studi sull’inquinamento atmosferico con la precisazione che le sue centraline sono indirizzate al controllo dell’inquinamento da traffico, mentre quello da traffico aereo si verifica ad alta quota.
Il sistema che consente di controllare e sanzionare le eventuali violazioni delle regole in tema di controllo dell’inquinamento da rumore è stato descritto dall’ingegner Bronzone dell’Enac, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile che è l’autorità di regolamentazione tecnica, certificazione e vigilanza nel settore dell’aviazione civile. Già quando si diede il via, nei primi Anni Duemila, alla gestione privata degli aeroporti, l’aeroporto di Capodichino si dotò di un modello gestionale che, senza sovrapporre le competenze tra direzione aeroportuale e gestore (Gesac), garantisce la sorveglianza sul rispetto del piano di zonizzazione acustica – l’aeroporto di Capodichino fu uno dei primi a dotarsi di questo strumento – che prevede i limiti entro i quali devono essere mantenute le emissioni acustiche. Sono le gestioni aeroportuali delegate dalla legge a redigere i verbali di violazione, con sanzioni che vanno dai 500 ai 6mila euro: grazie ad una formazione specifica che le compagnie hanno fatto per gli equipaggi, questi verbali negli ultimi anni si sono di molto ridotti.
Sono 8 le centraline di cui si serve l’aeroporto di Capodichino per monitorare (sotto la vigilanza del Ministero dell’Ambiente) il rumore, 4 sono a Napoli, ha spiegato Alessandro Fidato, della direzione infrastrutture e operazioni di volo della Gesac: annualmente, le “curve isotoniche” registrate vengono confrontate con il piano di zonizzazione acustica; in caso di violazioni, le compagnie vengono sanzionate; il dato interessante è che, nonostante ci sia stato un incremento del traffico pari al 25% negli ultimi anni, dello stesso livello è sceso il numero di persone esposte al rumore, e questo risultato è l’effetto delle specifiche misure che a Capodichino vengono adottate: innanzitutto, per l’atterraggio, gli aerei devono utilizzare la pista da Casoria, solo in caso di avverse condizioni atmosferiche, legate soprattutto alla direzione del vento, è consentito l’atterraggio sulla pista dalla città; importante la precisazione che queste regole valgono per tutti gli aeromobili, anche quelli privati; inoltre, viene adottato un sistema di discesa continua – e non “a gradini” – che attenua il rumore; ottimistiche le prospettive per il futuro: infatti, le compagnie low cost che gestiscono la gran parte dei voli da/per Napoli si stanno dotando di aeromobili di nuova generazione capaci di abbattere del 50% l’ossido di azoto e del 75% l’impronta acustica.
Un elemento, quello dell’abbattimento dell’inquinamento, su cui incidono anche altre misure in vigore presso l’aeroporto napoletano, come ha spiegato Michele Miedico che dirige il dipartimento Pianificazione della Gesac: innanzitutto, il fatto che, quando sono al suolo, gli aerei spengono i motori e si agganciano a sistemi di terra per l’alimentazione elettrica; sui voli, è stato precisato che è in corso l’interlocuzione con il direttore del Museo di Capodimonte per ridurre al minimo l’impatto delle vibrazioni che, comunque, rispettano i limiti posti nella valutazione di impatto ambientale, senza contare che nella loro rotta gli aerei nelle procedure ai atterraggio si spostano di 3 gradi a destra per evitare il sorvolo della Reggia. Le centraline per il controllo del rumore sono in totale 8 (4 risalenti al 2005, altre 4 integrate nel corso del tempo), e nella città di Napoli sono ubicate presso l’Orto Botanico, il Museo di Capodimonte, in Calata Capodichino e, una mobile, presso la scuola Minucci al Vomero.
Si tratta di un sistema di controllo, ha aggiunto il dirigente del servizio Controlli ambientali del Comune, Aimone, che, insieme ad una flotta aerea evoluta e alla collaborazione tra Comune e tutti gli enti coinvolti, garantisce la tenuta dello sviluppo compatibile di Capodichino che già nel 2003 trasse giovamento dalla costruzione delle due piazzole per la prova motori, diminuendo così il disagio che, soprattutto gli abitanti di San Pietro a Patierno, subivano a causa dei rumori.