Napoli in Giappone dal 1860

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I primi affari tra Italia e Giappone risalgono al 1863. La colonia italiana in Giappone nel 1871 era stimata intorno alle 70 unità e tra questi una trentina, solo a Nagasaki, I primi affari tra Italia e Giappone risalgono al 1863. La colonia italiana in Giappone nel 1871 era stimata intorno alle 70 unità e tra questi una trentina, solo a Nagasaki, erano napoletani. Nella città di Kobe invece c’era una folta rappresentanza campana e più precisamente torrese: 20 unità tutte dedite al business di coralli e perle coltivate destinati ai mercati non solo italiani ma mondiali. Una figura rilevante fu Manfredio Camperio (1826-1899), il quale promosse un primo consorzio industriale tra Cina, Giappone e Hong Kong (attuale piattaforma di lancio per il continente Cina) .Vi aderivano 50 aziende e tra i beni commercializzati erano presenti tessuti, vini, prodotti chimici eccetera: ottimo e ancor valido esempio di associazionismo per i nostri imprenditori. L’ Italia è stato il primo Paese europeo ad avere avuto transazioni per milioni di Yen con il Sol Levante. Nel 1937 il Ministero della Guerra giapponese commissionò alla Fiat 72 aerei da bombardamento BR 20 mentre dalla Mancuria arrivavano ordini per un migliaio di autocarri. Con il Patto tripartito, nel 1939, veniva istituito a Roma un comitato per lo sviluppo degli scambi commerciali fra Italia e Giappone e, a seguire, un corridoio di navigazione veniva inaugurato sulle rotte Oriente -Italia. Per arrivare ai giorni nostri, molteplici sono i settori interessati agli scambi socio economici con il Giappone. Il Made in Italy continua ad affermarsi oggi grazie soprattutto a quei prodotti che vengono realizzati artigianalmente. Si va dall’abbigliamento alle macchine, dai gioielli a tutto ciò che rientra nella categoria luxury. Trainanti sono i prodotti farmaceutici, l’agroalimentare – tenuto a battesimo dalla pizza – e i macchinari. In notevole crescita il settore dell’abbigliamento e del comparto moda con un interessante sviluppo della sartoria napoletana. I sarti napoletani hanno aperto show room Tokyo (dopo Hong Kong, Shanghai e Pechino). Si confezionano sul posto abiti sartoriali e si commercializzano cravatte di radizione partenopea. Ci sono poi i coralli e i cammei artistici lavorati a mano e provenienti da Torre del Greco per essere esposti nelle vetrine dei più importanti department stores della Ginza ( la fifth avenue nipponica) quali l’elegante Wako, Mitsukoshi-Isetan e per finire Takashimaya. L’export italiano vola (siamo il terzo paese europeo fornitore del Giappone) anche grazie all’ottimo lavoro dell’Istituto del commercio estero, dell’Ambasciata, consolato, degli istituti di cultura e della camera di commercio italiana che a proposito di supporto alle aziende italiane (che ha indetto la prima edizionedel concorso “Alessandro Valignano”, il Gesuita italiano, missionario in Estremo oriente alla fine del ‘500). Nonostante la globalizzazione, il Giappone resta un mercato con notevoli barriere d’ ingresso, e attraverso questo concorso, la Camera vuole dare assistenza alle Pmi che hanno possibilità di successo nel mercato giapponese. Per maggiori informazioni sul concorso e sulle modalità di partecipazione consultare la pagina www.facebook.com/concorsoalessandrovalignano.