Napoli, la piccola grande rivoluzione dei tassisti

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Un episodio di quella che potrebbe apparire come cronaca minima rischia (in positivo) di avere effetti incoraggianti sulla sicurezza, la reputazione e la capacità di attrazione di una città bella e dannata come Napoli. Più della promessa di grandi progetti e investimenti avveniristici perché incide su una cosa che si tocca, si pesa, si vede. Parliamo della decisione del coordinamento delle principali sigle di taxi di scrivere una lettera al prefetto per chiedere di fare pulizia dei conducenti violenti, scostumati, ladri.
Il malcostume è sempre stato sotto gli occhi di tutti, turisti e cittadini. E, si presume, anche delle forze dell’ordine che però – per motivi non chiari e mai chiariti – hanno sempre tollerato gli abusi intervenendo in maniera episodica quando proprio non si poteva evitare di farlo lasciando che la situazione tornasse in breve alla deprecabile situazione di partenza. Insomma, sembrava che la categoria potesse vantare una sorta di lasciapassare in virtù del quale fosse libera di taglieggiare, minacciare, imbrogliare.
Naturalmente ad inquinare l’ambiente è ed è sempre stata una minoranza – come avviene un po’ dappertutto – capace di sopraffare i colleghi, il pubblico e la legge condannando la città ad aderire all’immagine di Gomorra nonostante gli sforzi dell’amministrazione di voltare pagina. A che valgono le iniziative culturali, le manifestazioni sportive, il recupero ambientale di territori vasti come Bagnoli se poi chi arriva e chi parte si sente ostaggio di un sistema di trasporto che ti tratta più da pacco che da persona?
Il passo coraggioso compiuto dai taxisti onesti va applaudito e sostenuto perché una denuncia, informata e circostanziata, che parte dal di dentro del corpaccione della corporazione vale cento volte di più di un intervento dall’alto che può sbagliare mira e colpire buoni e cattivi indiscriminatamente. Con il risultato di non risolvere il problema e, anzi, aggravarlo. La presa di coscienza delle auto in livrea dimostra che la misura è colma e che il colpo di spalla al malcostume può essere portato con il consenso dei più.
Certo, adesso ci si aspetta che le misure richieste siano prese con fermezza e celerità. Se occorra montare telecamere nei punti nevralgici – aeroporto, stazione ferroviaria, stazione marittima – o se basti organizzare presidii e appostamenti sul posto sarà l’autorità preposta a stabilirlo. Quello che non può certamente accadere è che la presa di posizione e l’esposizione di chi tiene a cuore il decoroso svolgimento del mestiere non raggiungano l’obiettivo di trasformare l’autoreferenzialità in rispetto delle regole.
La contaminazione delle mele marce – e questo vale in tutti gli ambienti di lavoro – è pericolosa sia in termini di possibile emulazione che di discredito generale. La scelta dei passeggeri in base al percorso, il dileggio dei turisti portati a spasso per estorcere denaro, l’abbandono dei residenti perché poco profittevoli sono comportamenti che si ritrovano anche in altre realtà cittadine. Ma il capoluogo campano porta la nomea, come si dice, e sarebbe bello che da qui partisse il movimento di liberazione.