Napoli, la protesta dei maestri del Presepe: San Gregorio Armeno rischia di scomparire

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“Io non apro”. Questo il cartello che da stamattina è affisso sulle botteghe di San Gregorio Armeno, la strada dei presepiai del centro storico di Napoli. Tutte le saracinesche stamattina erano abbassate, comprese quelle degli storici artigiani Di Virgilio e Ferrigno. “Da piu’ di un mese abbiamo chiesto un incontro al governatore Vincenzo De Luca, ma non da’ segni di vita. San Gregorio sta per scomparire”, spiega alla Dire Gabriele Casillo, presidente dell’associazione Corpo di Napoli che ha organizzato la protesta a cui hanno aderito tutti i 50 artigiani di San Gregorio Armeno. “Aprire oggi sarebbe assurdo. Chi ha aperto la saracinesca ha trovato solo bollette salatissime e i proprietari delle botteghe chiedono fitti altissimi. Siamo con l’acqua alla gola perché – sottolinea Casillo – da gennaio ad oggi non abbiamo incassato neanche un centesimo e i turisti non verranno neanche nei prossimi mesi”. L’artigiano ricorda che San Gregorio “e’ un museo a cielo aperto, capace di creare un indotto dai numeri altissimi a tutti i locali e i negozi del centro storico di NAPOLI, ma non solo. È tutta l’economia del turismo campano che vive anche grazie a San Gregorio Armeno. Se muore questo sito, un bene immateriale Unesco, scompare uno dei piu’ antichi e importanti luoghi storici d’Italia e d’Europa. Perdere San Gregorio significa cancellare una delle immagini dell’Italia nel mondo”. I presepiai, come scrivono nel manifesto simbolo della loro protesta, chiedono anche un sostegno economico, “che – sottolineano – dalle istituzioni non e’ mai arrivato. Non abbiamo chiesto neanche un euro quando ci fu chiesto di chiudere la strada per una settimana in occasione di un celebre spot di Dolce & Gabbana girato in questa strada”.