Le mille forme dell’inquinamento a Napoli: le accuse (e le proposte) degli studenti del Cariteo Italico

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di Massimiliano Craus

Da sempre considerata una scuola delle eccellenze, l’istituto comprensivo “Cariteo Italico” di Napoli, diretto per l’ultimo anno da Maria Minopoli, anche in quest’ultimo giorno si appresta a chiudere l’anno scolastico producendo un lavoro trasversale alle discipline. I giovanissimi alunni ed “osservatori scientifici” della prima – classe sezione G, coordinati dalla professoressa Maria Grazia Pezzullo, sin dai primi giorni di scuola hanno lavorato all’unisono per una sempre maggiore conoscenza e consapevolezza in termini di inquinamento. I ragazzi, in corso d’opera, hanno potuto contare sull’apporto incondizionato dei loro prof per l’elaborazione conclusiva di in’Unità didattica di apprendimento (Uda), utilissima a sensibilizzare le coscienze e dotarli degli strumenti necessari per riconoscere il pericolo costante dell’inquinamento e padroneggiare i sistemi di prevenzione nella quotidianità. I ventidue alunni della 1G si sono dunque divisi in gruppi operativi, in contesti interdisciplinari, con il valore aggiunto di un’Uda trasversale alle conoscenze ed alle competenze, così da arricchire il proprio curricolo di contenuti pratici da trasferire in toto alle rispettive famiglie di provenienza. Mappe concettuali, documentari, analisi storiche e geografiche, supporti statistici, enciclopedie virtuali e tradizionali, lavagne interattive, carta e penna: eccoli gli strumenti dei giovanissimi allievi della generazione virtuale che però stride con un degrado ambientale crescente del proprio quartiere di Fuorigrotta, della propria città e del mondo intero. Da qui è scaturita una denuncia collettiva giovanile contro la maleducazione ambientale dei cittadini, facendosi spesso carico di chimere e progetti destinati alla salvaguardia del bene comune. Partendo dall’uso viziato e distorto delle nuove tecnologie, definito dagli stessi giovanissimi utenti di smart-phone un “inquinamento psicologico che vede ormai tutti con il cellulare dappertutto, ed anche gli adulti lo usano, spesso anche alla guida. Purtroppo si può utilizzare il telefonino ad ogni ora del giorno e della notte fino a perdere la testa eppure, nonostante i tanti rischi, la rete è sempre più affollata”. Considerazioni sincere di un piccolo utente ed allievo di una prima media di una città metropolitana che corrisponde a quello di un bambino di qualsiasi altro posto del mondo. Proprio come accade quando si parla o si legge di inquinamento atmosferico. Al di là delle definizioni del caso, i ragazzi hanno segnalato come “le cause significative di questa forma di inquinamento sono da ricercare nelle attività antropiche e, solo in secondo luogo, in quelle naturali. E così ecco come le colpe vanno subito agli uomini di ieri e di oggi che hanno invaso ogni metro quadrato verde del pianeta con auto e palazzi mentre si è dovuto rinunciare sempre più spesso alle passeggiate tra i boschi.” Non manca chi sottolinea l’aspetto intimo delle cattive azioni dell’uomo, tornando alle parole della Bibbia che affermano come “ciò che Dio ha affidato all’uomo debba essere custodito”.
Il dibattito di un intero anno scolastico ha naturalmente visto il sorgere di differenti schieramenti e scuole di pensiero, tutte finalizzate tuttavia alla ricerca di una soluzione condivisa. L’entusiasmo ha spesso ceduto il passo alla triste impotenza dei giovani al cospetto delle scellerate politiche internazionali in chiave ecologica, non ultime le sempre più frequenti uscite pubbliche dei governi occidentali lette sui quotidiani on line in classe. Tra i tanti errori si è notato il caso del poco considerato inquinamento acustico di cui i ragazzi hanno voluto soprattutto stabilirne le leggi salienti: “Introduzione di rumore nell’ambiente tale da provocare fastidio e pericolo per la salute umana.” Da qui è emersa la superficialità adottata a proposito di un problema associato sempre e solo al frastuono di locali e discoteche. Mai prima d’ora i ragazzi avevano pensato alle conseguenze di un simile disturbo anche alla propria salute! “Noi ragazzi siamo molto preoccupati perché nessuno mai ha preso in considerazione l’opportunità di salvarci da quest’altra forma di inquinamento acustico. Ci sono due forme di danni: quelli specifici, causati spesso in ambienti lavorativi. E quelli non specifici, derivati da un’esposizione sonora non eccessivamente elevata ma, col tempo, capace di arrecare comunque danni ed alterazioni al sistema uditivo. Noi vogliamo salvarci!”. Un grido d’allarme raccolto proprio nell’ultimo giorno di scuola da uno stuolo di baldi giovani entusiasti e determinati a raccogliere l’invito planetario di rinuncia alla plastica superflua di questa estate 2019.