Napoli: lupi a Piazza Municipio. Tradito lo spirito dell’artista

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Qui Napoli. “Terra di sole, mare e amore” recita un vecchio adagio. Da qualche giorno però la frase merita un aggiornamento: da ora, e almeno fino a marzo, dovremo aggiungere anche i lupi. A Napoli. Un bel giorno i fruitori della metropolitana uscendo dalla stazione Municipio si sono trovati circondati da un branco di fiere che, bocca aperta e posizione d’attacco, erano proprio in attesa di qualche coraggioso che osasse passeggiare in mezzo al branco. Le fiere si è scoperto essere lupi che, nell’interpretazione dell’artista cinese Liu Ruowang, hanno un aspetto molto vicino a quello dei personaggi dei videogiochi di matrice orientale che impazzano nella play station dei nostri adolescenti. Aspetto minaccioso, bocche spalancate, pelo rappresentato a grandi scaglie metalliche e code dallo spessore di potenti spara missili. Sono i lupi versione n.0 che quest’artista ha istallato nella parte bassa di Piazza Municipio, quella più vicina al mare. Un allusione ai lupi di mare, qualche turista ha azzardato. Magari. Il senso interpretativo dell’allestimento in questa specifica ubicazione non è effettivamente leggibile, e le opere sono vissute dal pubblico di turisti e passanti come quello di una giostra ferma sulla quale montare per vivere avventure immaginarie o farsi scattare una foto come quelle che le signorine degli anni 50-60 si facevano scattare sedute su una Vespa nella medesima posa dell’attrice di un famoso film che narrava di vacanze romane. Se dunque l’intento dell’artista era quello di mostrare un disagio dovuto alla natura, i lupi, che ci ammonisce con sguardo feroce che con il nostro pianeta non ci stiamo comportando bene, effettivamente manca qualcosa che renda esplicito questo sentire al pubblico. Turisti e passanti non possono, nessuno può, evitare di notare l’istallazione che invade un territorio altrimenti sgombro e degradante verso il mare, con scavi archeologici legati proprio alla funzione marittima di quello spazio. Il significato che l’artista ha inteso dare però alla sua istallazione non emerge in nessun momento, infatti a parte le foto ricordo o il divertimento per i piccini, o ancora qualche battuta sulla posizione dei lupi che sembrano dirigersi verso il palazzo comunale, nulla si coglie nei commenti dei tanti che affollano la zona. L’uso delle tecniche dell’interpretazione avrebbe invece indotto a scegliere un altro punto della città, uno magari più in alto rispetto al mare (lo spazio aperto a Sant’Elmo?). I lupi avrebbero potuto essere rivolti verso la città rispondendo così all’intento ammonitore dell’artista. Una statua dello stesso tipo, un altro lupo è stato istallato a Cervinara, nell’avellinese. Il lupo irpino è un simbolo di quel territorio e quell’istallazione ha un senso che a Napoli si perde completamente. Non usare le tecniche dell’interpretazione, anche solo per capire dove e come istallare opere d’arte può travolgere qualsiasi ottimo proposito o fine realizzazione. Anche la scelta del periodo ha un importanza fondamentale per qualsiasi forma d’esposizione. Quei lupi minacciosi certamente sono lontani dallo spirito natalizio che dovrebbe ispirare concordia, amore e dolci pensieri. Queste belve furiose che invadono la piazza, come mostri che guadagnano il territorio cittadino, poco hanno a che fare con lo spirito natalizio emblema della nostra civiltà e dei nostri riferimenti culturali. La gestione dei beni culturali richiede il controllo di molti particolari che non devono sfuggire per evitare di trasformare un buon intento, l’esposizione dell’arte, in un inquietante e grottesca rappresentazione che diventa solo una quinta teatrale lontana dal suo stesso significato.