Napoli, Milano, Faenza: il viaggio nell’arte di Ricciardiello. Life vest under your seat, visione senza confini

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In foto: Fabio Ricciardiello, Life Vest Under Your Seat

“Life vest under your seat” è un progetto di Fabio Ricciardiello, artista e fotografo partenopeo di base a Milano, dall’ eclettica carriera ultraventennale, affidata all’immagine ed alla materia, intese quale simbolo, icone rivelatrici ed elementi in grado di interagire in maniera immaginifica. A seguito di una residenza artistica svolta la scorsa primavera al FACC, Faenza Art Ceramic Center, il culmine giunge con la mostra “Life vest under your seat”, curata da Giovanni Gardini, Direttore del Museo Diocesano di Faenza, con un contributo di Azzurra Immediato, storica e critica d’arte. Abbiamo incontrato Fabio Ricciardiello per scoprire qualcosa in più.

La tua arte convoglia in sé un percorso plurimo, ampio e complesso, cosa ti aspetti che giunga al pubblico? Cosa immagini di riuscire a comunicare?
Sembra banale ma il fine ultimo è comunicare gioia. È un concetto molto “infantile” ma credo che in questo momento storico ci sia bisogno di parlare di gioia. E vuole essere proprio un cammino che ha portato alla gioia. Ho scelto un lessico visivo inequivocabile. Mi sono ispirato, come mezzo narrativo, a quello delle prime immagini sacre dove non c’era interpretazione figurativa ma dove le figure servivano a veicolare un messaggio molto chiaro.


Hai, per caso, stilato un pensiero, riguardo le opere che andranno in mostra, anche in merito all’unione di simboli cristologici così peculiari, in particolare il Cuore Sacro?

In quella che è la nostra tradizione di raffigurazione di simboli cristiani, gli elementi simbolici che ho scelto sono quasi sempre raffigurati con una forte carica di sofferenza. Il cuore sacro stesso, solitamente, ha un taglio da cui esce il sangue e una corona di spine che cinge la fiamma. I miei cuori sono ricoperti di fiori, farfalle ed uno è un cuscino di tulle. Le mie corone di spine fioriscono, sono miele per le farfalle e diventano ornamentali grazie al tulle, quasi fossero parte del vestiario di una sposa. Il “Cristo Fiorito” che è l’opera più grande in termini di dimensioni, germoglia fiori dalle ferite e le sue braccia, nella posizione della crocifissione diventano rami fioriti e la croce scompare.

La tua visione salvifica, positiva, del Cristo andrà a dialogare con lo spazio di una cappella, questo ti è stato proposto o lo hai scelto?
L’ho proprio cercato! Mi erano stati proposti molti spazi, alcuni bellissimi ma ho richiesto espressamente una cappella e la mia richiesta si è palesata come per una preghiera. L’allestimento della mostra diventa una installazione: andrò ad arredare quel luogo come vorrei che fosse.

Ad oggi, dopo aver sperimentato fotografia, pittura, scultura e ceramica, attraverso quale linguaggio riesci ad esprimerti in maniera più libera?
Tutte le arti che pratico, le pratico perché ognuna di essa permette ad un lato di me di parlare. La fotografia mi accompagna da più di vent’anni, è stata la mia materia di tesi in Accademia e la spinta che mi ha portato a Milano a studiare alla Riccardo Bauer; la scultura mi è stata data alla nascita come una vocazione e lo stesso vale per il disegno e la pittura. Le ho sempre usate, tutte, in funzione del progetto che andavo a realizzare e mi ritengo estremamente fortunato nel poter scegliere e confondere. (In merito alle specifiche tecniche sul lavoro faentino, sperimentando, sono riuscito ad ottenere un tulle di ceramica che di solito viene fatto in porcellana ed in piccole dimensioni. Volevo riprendere la tradizione della porcellana di Capodimonte e trasportarla in ceramica, in grandi dimensioni e ci sono riuscito).

Il titolo della mostra, “Life vest under your seat”, decisamente originale, in che maniera è nato? Cosa vuole raccontare, in che modo vuole introdurre il pubblico al tuo lavoro?
Ero in viaggio verso Marrâkesh. Avevo appena concluso la residenza a faenza e definito quello che sarebbe stata la mostra. In quel momento di rilassatezza mi sono posto la domanda: “Ma come l’intitolo la mostra?”. E mentre mi arrovellavo, ho guardato il sedile che avevo di fronte dove c’era scritto “LIFE VEST UNDER YOUR SEAT”, e mi è parso come un suggerimento, come un modo di dire… “non preoccuparti, la soluzione è talmente a portata di mano che è sotto il tuo sedile. È di fronte a te”. Parlando di “gioia” nella visione che io, artista, voglio suggerire, auspico che il titolo della mia mostra diventi un modo di dire. In una conversazione uno dei due palesa una sua difficoltà esistenziale e l’altro, per rassicurarlo gli dice “Life vest under your seat”.

La mostra faentina è la tappa di un tuo progetto ben più ampio, raccontacene di più.
La mostra di Faenza, come giustamente dici è la tappa di un percorso che è iniziato mesi fa in uno studio visit con Marco Tagliafierro. Marco è stato in grado di sintetizzare le mie esigente d’artista e suggerirmi un percorso coerente e per questo gli sarò sempre grato. Bisogna avere la fortuna di potersi confrontare con dei professionisti. Riallacciandomi alla mia ultima frase non posso non mensionare lo Studio Jaumann srl di Milano, e nello specifico Leonardo Jaumann. Lo studio Jaumann è un’istituzione nazionale e internazionale nella difesa del diritto intellettuale. Collaboro con loro da quasi tre anni per la realizzazione delle immagini del loro calendario annuale e ha deciso di sponsorizzare la mostra di Faenza per sostenere il Made in Italy.In questo momento sto lavorando ad un progetto fotografico a cui tengo molto. E’ un progetto che porto avanti da più di un anno. Per anni mi sono chiesto come avrei potuto unire fotografia e scultura e credo di aver trovato la mia chiave. Contemporaneamente sto progettando le prossime sculture che saranno figlie dei diversi posti che ho visitato in quest’anno e parenti strettissime della terra in cui sono nato, Napoli.


Tornando alla tua carriera, “Life vest under your seat” racchiude in sé un missaggio della tua sperimentazione, è solo un momento intermedio della tua ricerca o un nuovo punto di partenza?

Di sicuro è un punto dal quale parto con una valigia fatta della sintesi di quella che è stata la mia carriera ch, in pratica, è iniziata 40 anni fa.

“Life vest under your seat”, Chiesa di Santa Maria dell’Angelo, Via Barbavara, Faenza, Opening sabato 14 settembre 2019 ore 18.00. La mostra sarà aperta al pubblico sino al 21 settembre, info@fabioricciardiello.com