Napoli, a Palazzo San Giacomo gruppo di studio sulla Blockchain

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In foto il gruppo di lavoro del Comune di Napoli per lo sviluppo della Blockchain

Il Comune di Napoli si apre alla blockchain: lo scorso aprile l’amministrazione ha lanciato una chiamata pubblica per istituire un gruppo di studio, su base volontaria, con il compito di elaborare ed eventualmente attuare obiettivi legati all’utilizzo di tale tecnologia. “La città di Napoli è da sempre attenta alle nuove tecnologie, siamo stati il primo grande Comune ad adottare la nuova carta d’identità elettronica. La blockchain e il tema delle criptovalute sono stati visti sempre con interesse – dichiara a IlDenaro.it Felice Balsamo, dello staff del sindaco di Napoli, coordinatore del progetto –. A dicembre 2017 abbiamo ipotizzato di adottare una blockchain in uno dei tanti processi amministrativi dell’ente, ma ci siamo resi conto che era necessario un aiuto esterno, da qui l’avviso pubblico del 19 aprile”. La call ha ottenuto oltre 300 adesioni da tutta Italia, con alcune rappresentanze dall’estero; il Comune ha selezionato studiosi ed esperti dell’argomento, dividendoli in tre macroaree, e a giugno più della metà degli iscritti ha partecipato ai primi incontri al Maschio Angioino e a Palazzo San Giacomo, come spiega Vincenzo Scognamiglio, che cura la parte finanziaria per una società di logistica innovativa ed è membro della community Startup Grind di Google: “Il 9 giugno c’è stato l’incontro del gruppo Divulgatori, formato da componenti con competenze trasversali e appassionati della materia, come giornalisti, docenti e studenti; il 23 è stata la volta del gruppo Normativa, di cui faccio parte anch’io, composto da persone con competenze verticali in ambito economico, finanziario e legale, e il 30 del gruppo Sviluppo, quello dei programmatori e degli sviluppatori software”. Tante le questioni emerse nelle tre date, che saranno racchiuse in un “documento pubblico disponibile a breve”, aggiunge Balsamo: si è parlato di “trasparenza amministrativa, economia basata sulle criptovalute, contrasto alla povertà, soluzioni da adottare per ottenere micropagamenti in cripto”, oltre che della “simulazione e creazione di una criptovaluta locale”. Ora i 175 volontari “stanno cercando soluzioni ai problemi sollevati discutendo sulla piattaforma Slack”; i primi progetti presto visibili saranno “un sistema di votazione basata su blockchain; la memorizzazione e certificazione di dati catastali, passi carrabili, elenchi pubblici su blockchain; micropagamenti in cripto presso attività commerciali e pubbliche”. E, ancora, “lo studio e il lancio di una criptovaluta partenopea”, una ICO, che da un lato dovrà consentire “di poter eseguire pagamenti in pochissimi secondi, dall’altro avere un valore economico tale da poter essere utilizzata come lotta alla povertà” e che, allo stesso tempo, dovrà “essere un veicolo per i tanti turisti consentendo loro di eseguire pagamenti nella valuta locale senza utilizzare cambi sfavorevoli e di poter utilizzare un wallet elettronico evitando, quindi, perdita di contanti e ottenendo vantaggi e sconti dalle attività commerciali. Al momento si sta studiando un modello di business come Barcellona, Portogallo e Costa Rica e si stanno affrontando i problemi legali al mining e alla distribuzione”. Si tratta di una “sfida complessa, ancora non sono chiare alcune risposte legate alla centralizzazione delle transazioni o alla decentralizzazione su cui si basa, ad esempio, il bitcoin”. Il prossimo appuntamento è in programma il 21 luglio: “In questa data saranno prese in modo definitivo e democratico molte scelte e si continuerà con la risoluzione dei problemi. Dopo i primi tre incontri i prossimi saranno fortemente verticali, con la presenza di rappresentanti dei commercianti e dell’ente che affiancheranno i gruppi di lavoro per delineare i limiti e possibilità dei primi progetti. Intanto alcuni gruppi stanno preparando una donazione in criptovalute verso il Comune di Napoli: sarebbe la prima volta che un ente pubblico riceve una ‘donazione’ di qualcosa che esiste ma non risulta ancora opportunamente normato. Un modo per trovare soluzioni, non certo per ripianare i conti dell’ente”. I benefici di questa rivoluzione per il capoluogo campano sarebbero molteplici: “Napoli potrebbe essere una delle città pioniere nell’adottare pubblicamente la blockchain – commenta Scognamiglio –, ricavandone sia vantaggi funzionali che un buon ritorno di immagine”.

Pa.Ci.