Cento anni dalla nascita di Michele Prisco, il signore del romanzo. A Napoli partono le celebrazioni

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In foto Michele Prisco

di Fiorella Franchini

Michele Prisco, “il signore del romanzo”, scomparso nel 2003, compie cent’anni e partono le celebrazioni con un intenso programma di eventi previsti a livello nazionale. Il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo ha istituito, con decreto del Ministro Franceschini, un comitato nazionale presieduto dal prof. Carlo Vecce che d’intesa con il Centro Studi Michele Prisco, ha affidato all’Orientale l’organizzazione del convegno inaugurale, intitolato “Michele Prisco tra radici e memoria”, previsto nei giorni 19 e 20 maggio 2020 a cui parteciperanno Giulio Ferroni e Antonio Saccone. Nella stessa occasione sarà aperta, presso la Biblioteca Nazionale, una mostra di libri e autografi, e sarà proiettata l’anteprima del documentario sulla vita e l’opera, basato su materiali di repertorio RAI, sequenze del film Una spirale di nebbia, foto e documenti inediti. L’anteprima delle manifestazioni a Napoli dove, alla presenza delle figlie Annella e Caterina, nella sede dell’Istituto di Cultura Meridionale a Palazzo Arlotta, è stato presentato il volume “Michele Prisco tra letteratura e cinema”. Edito da la Compagnia dei Trovatori, curato da Piero Antonio Toma, disegnato e impaginato da Vittorio Bongiorno, e con i contributi di Giulio Ferroni, storico ordinario di Letteratura Italiana all’università La Sapienza di Roma, di Valerio Caprara, critico cinematografico e docente di storia del cinema, e di Alessia Pirro, docente di Letteratura italiana all’università di Dublino, il libro contiene 19 brani tratti dai romanzi e dai racconti, e nella seconda parte, 23 critiche cinematografiche pubblicate sul quotidiano Il Mattino fra il 1975 e il 1979. Un focus sulla scrittura di Prisco che sintetizza le doti professionali e umane dello scrittore, tra i più recensiti e indagati durante gli anni di attività, poi lungamente trascurato. Sia dagli articoli di giornale che dalle pagine di narrativa traspare, pur nella differenza dei registri stilistici, il filo conduttore di un impegno militante, quello di una scrittura testimone del suo tempo. Non fu facile per Prisco, nella sovrabbondanza di produzioni, tra film d’autore, commedie all’italiana e pellicole commerciali, restare estraneo a una retorica a tutti costi, rimanere fedele al compito alto dell’intellettuale, osservatore critico di gusti e valori di una società. Generazione a cavallo di un’epoca storica e letteraria, Prisco sentì fortemente la responsabilità di cercare una nuova via per il romanzo che sembrava ormai incapace di raccontare, attraverso la vecchia strada naturalistica i cambiamenti profondi prodotti dalla guerra e dalla ricostruzione. Scelse la via riflessiva, in sintonia con la narrativa europea e americana del Novecento, divenendo indagatore di un mondo apparentemente compatto che, tuttavia, dalle fessure della sua corteccia scheggiata, lasciava trasparire una materia oscura e intricata. Non a caso dalle pagine dell’antologia, faticosamente estratte dai suoi libri, emerge la realtà opacizzata della provincia partenopea e delle borghesia. Scrittore complesso e dal lungo respiro, Prisco, ha sottolineato Matteo Palumbo, “mette le mani in una realtà opacizzata, in cui i sentimenti sono soffocati da una nebbia che li rende inconsistenti”. Pagine dense in cui il centro d’interesse è l’uomo, i suoi problemi, il suo essere morale e sociale. Il percorso dedicato a Michele Prisco, “poeta delle estenuanti malinconie del vivere borghese” e della “vivissima meridionalità”, si preannuncia, dunque, come un fondamentale lavoro di scavo dentro la narrativa passata e presente. Attraverso il suo racconto fatto di atmosfere rarefatte e sottigliezze psicologiche, le problematiche di una società che non c’è più diventano una riflessione sulla dimensione esistenziale della nuova realtà che ci circonda, a conferma dell’immortalità della grande letteratura che in contesti differenti è sempre capace di raggiungere l’intima essenza dell’animo umano.