Napoli rivive la grande scena: al Suor Orsola i costumi dell’opera in mostra per i 2500 anni della città

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Napoli celebra i suoi 2500 anni tornando là dove ha sempre dominato: sul palcoscenico. Con “Napoli rivive la grande scena. I figurini teatrali a Napoli per un immaginario della storia della musica lirica italiana patrimonio dell’umanità”, l’Università Suor Orsola Benincasa firma una mostra di respiro internazionale che attraversa l’Ottocento lirico europeo partendo dai Reali Teatri di Napoli.

L’esposizione, ideata e realizzata insieme al Comitato Nazionale Neapolis 2500, nasce nell’ambito delle celebrazioni ufficiali per l’anniversario della fondazione della città ed è pensata per viaggiare nel mondo attraverso gli Istituti italiani di cultura, portando con sé uno dei patrimoni meno raccontati ma più decisivi dell’identità partenopea: la scena teatrale e costumistica del melodramma.

La mostra è visitabile a ingresso libero presso l’Università Suor Orsola Benincasa fino al 12 febbraio, prima di partire per Strasburgo e Praga.

Un patrimonio che parla al mondo

L’iniziativa rientra nel programma nazionale per i 2500 anni di Napoli. Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale Antonio Tajani sottolinea come la mostra rafforzi il ruolo di Napoli come grande capitale mediterranea proiettata in Europa e nel mondo.

Per il ministro della Cultura Alessandro Giuli, l’esposizione conferma la crescente consapevolezza del valore storico e identitario della città, il cui genius loci non rappresenta solo un modello culturale, ma anche una risorsa economica capace di generare crescita, innovazione e progresso civile.

I figurini teatrali della Collezione Pagliara

Il cuore storico della mostra è costituito dai figurini teatrali della Fondazione Pagliara, realizzati nell’Ottocento dai principali figurinisti attivi nei Reali Teatri di Napoli. Disegni destinati a vestire prime donne, interpreti e compagnie di canto e ballo impegnate in opere di Gioacchino Rossini, Giuseppe Verdi e Gaetano Donizetti, con allestimenti firmati da scenografi come Pasquale Canna e Pietro Venier.

Si tratta di un corpus grafico che copre quasi un secolo di produzione teatrale europea e che documenta uno dei momenti più alti della storia della costumistica lirica, con Napoli e il Teatro di San Carlo come epicentro creativo.

Il materiale proviene dalla raccolta di oltre 1280 costumi teatrali appartenuti a Carlo Guillaume, impresario dei Reali Teatri di Napoli nella seconda metà del XIX secolo, acquisita nel 1896 da Rocco Pagliara e confluita successivamente nella Fondazione Adelaide e Maria Antonietta Pagliara.

Tra esotismo, classicità e moda

Rifiniti a grafite o a china, colorati a tempera o in acquerello, i figurini delineano i grandi filoni del melodramma ottocentesco: costumi storico-letterari, iconografie esotiche e orientaleggianti, visioni allegoriche e fantasticali, fino ai modelli influenzati apertamente dalla moda contemporanea.

Non semplici bozzetti, ma veri documenti visivi che restituiscono l’immaginario teatrale europeo nel suo momento di massima espansione.

Dai figurini ai costumi: la rilettura contemporanea

La sezione centrale della mostra rappresenta l’elemento più innovativo del progetto. Alcuni figurini sono stati trasformati in costumi di scena reali, ideati da Odette Nicoletti in collaborazione con Luigi Benedetti ed esposti su manichini, con focus sui materiali e sulle tecniche sartoriali utilizzate.

La selezione si ispira ai lavori del figurinista Filippo del Buono, figura dominante per oltre quarant’anni nella produzione costumistica dei Reali Teatri di Napoli. I costumi fanno riferimento a quattro balli: Il Talismano, L’Amadriade, Saida e Zoraide.

In particolare, Il Talismano viene rievocato perché i costumi originali furono utilizzati solo in due rappresentazioni nel novembre 1865, mentre L’Amadriade rivive oggi per la prima volta: l’opera non fu mai rappresentata e gli abiti di scena non vennero mai realizzati, fino a questa ricostruzione contemporanea.

Il camerino virtuale, tra tecnologia e spettacolo

Il camerino virtuale è il fulcro tecnologico del progetto multimediale sviluppato dall’Università Suor Orsola Benincasa. Si tratta di un’esperienza immersiva che trasforma la consultazione della collezione storica in una vera messa in scena digitale.

Attraverso realtà virtuale, body tracking, ologrammi e videoproiezioni, il visitatore entra in uno spazio che ricrea l’atmosfera del camerino teatrale, il luogo in cui il costume prende vita sul corpo dell’interprete prima di salire sul palco. Non più spettatore, ma protagonista attivo di un percorso che unisce storia, tecnologia e spettacolo.

Una mostra che unisce ricerca e divulgazione

L’allestimento è curato dalle storiche dell’arte Francesca De Ruvo e Alessandra Monica Mazzaro, con il coordinamento scientifico di Pierluigi Leone de Castris. Il progetto è strutturato in tre sezioni – figurini originali, costumi di scena e percorso immersivo – capaci di dialogare tra loro e di attrarre sia specialisti sia appassionati.

Per il rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa Lucio d’Alessandro, la mostra rappresenta il risultato di un impegno costante nello sviluppo di nuove forme di valorizzazione del patrimonio culturale, mettendo in rete scienze umane e tecnologie avanzate, come avviene nei percorsi di formazione in Digital Humanities e nel dottorato in Humanities and Technologies.