Napoli? Se non si correrà ai ripari entro 80 anni finirà sott’acqua assieme a molte altre zone d’Italia

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In foto acqua alta a Venezia

“Negli ultimi 50 anni l’ossigeno nei mari è diminuito del 2%. Ma il 2% è una media, ci sono zone in cui è diminuito anche del 40% e ci sono le cosiddette ‘zone morte’ che sono quadruplicate”. A lanciare l’allarme sulla diminuzione di ossigeno nei nostri mari è Bianca Silva, ricercatrice Embl, laboratorio europeo di biologia molecolare, intervistata nella puntata di ‘PresaDiretta’ in onda domani alle 21.20 su Rai3. “L’ossigeno nei mari dipende molto da quello che facciamo noi, dalla quantità di gas serra che continuiamo ad emettere o dalla quantità di fertilizzanti che continuiamo ad usare – spiega Silva -. Se l’aumento di gas serra continua come sta continuando adesso la diminuzione di ossigeno sarà molto forte”. Per colpa del riscaldamento globale anche il plancton sta perdendo la capacità di darci ossigeno. “Il riscaldamento globale ha un impatto drammatico sul plancton – racconta Eric Karsenti, ideatore e direttore scientifico della missione Tara Oceans -. Il plancton è alla base della catena alimentare: senza plancton, non ci sono pesci. Ed è importante anche per il clima perché il plancton oltre a produrre ossigeno, sequestra CO2.
“Uno dei motivi per cui ci troviamo nei guai oggi – continua Karsenti – è che stiamo utilizzando così tanto carbonio in un tempo così breve, quando ci sono voluti milioni di anni per accumularlo. L’equilibrio tra anidride carbonica e ossigeno in atmosfera viene quindi modificato a causa della velocità con cui lo stiamo usando”. Ma se non riduciamo le emissioni, il nostro mare Mediterraneo, considerato un hotspot del clima potremmo avere circa 40 città con l’acqua alta come a Venezia. Oltre Venezia, Napoli, Cagliari Palermo e Brindisi, tutte sopra al metro entro fine secolo. Ma sotto l’acqua finiranno anche la Versilia, le provincie di Grosseto, Taranto, La Spezia, la pianura padano veneta, la piana del Tevere, l’area pontina, la piana dei Fondi e la piana del Sele. Gianmaria Sannino, responsabile del laboratorio modelli climatici Enea, con il suo gruppo di lavoro è l’autore di queste che sono le uniche mappe in dettaglio di aumento del livello del mare nel Mediterraneo. Un evento meteorologico come l’acqua alta a Venezia ci fa prevedere “un futuro che vedrà questo genere di eventi come normali – spiega Sonnino -. Nel 2100 potremmo avere un metro in più rispetto ad oggi del livello del mare. Se non si applica l’accordo di Parigi di fine 2014 la rotta è già segnata. Il livello del mare è la variabile climatica più compromessa in questo momento. Noi possiamo agire sulla velocità con cui il livello del mare salirà”.