Napoli si racconta nel Dizionario appassionato di Jean Noel Schifanò

108

di Fiorella Franchini

“D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda” scriveva Italo Calvino ed è facile immaginare cosa Jean Noel Schifanò, nel suo peregrinare tra vicoli e strade e piazze, abbia chiesto a Napoli: Che cos’è la vita? “Felicità di vivere, di abitare, di respirare, di godere…” si è sentito rispondere e d’allora non l’ha più lasciata questa città, neppure quando, terminato il suo incarico di direttore dell’Istituto francese Grenoble, è tornato in Francia. Articoli, libri e un Dictionnaire amoureux de Naples che è una vera e propria dichiarazione d’amore a una dea incarnata in un corpo sontuoso e abusato. Dalla A alla Z racconta non le pietre, i mattoni, il tufo, il cemento, l’acciaio che ne compongono l’ossatura ma il carattere di un popolo, pregi, difetti e tipicità. Pubblicato nel 2007 da Gallimard, sono stati necessari oltre dieci anni e un progetto di crowfunding per tradurre il volume e editarlo in italiano. Grazie al MondodiSuk di Donatella Gallone circa 140 artisti italiani e stranieri hanno donato le proprie opere per una mostra intitolata “SosPartenope, 100 artisti per il libro della città” organizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli ed esposta prima a Castel dell’Ovo, poi nella chiesa di San Giovanni Maggiore e, infine, nel palazzo La Bulla, scuola di formazione professionale e sede del Consorzio Antico Borgo Orefici. La traduzione è stata curata da un gruppo di giovani traduttrici del Suor Orsola Benincasa guidate dal professor Alvio Patierno, l’artista Maria Carolina Siricio ha disegnato il logo della mostra, gli studenti del liceo artistico Filippo Palizzi, guidati dal prof. Peppe Esposito, hanno illustrato il libro. Un lavoro impegnativo per la mole del volume e per la particolare prosa dell’autore, ricca di sfumature e allusioni, una scrittura dalle linee curve, dagli andamenti sinuosi, talvolta molto complessi, esuberante. Un grande regalo per la città descritta attraverso i numerosi vocaboli in tutta la sua indeterminatezza. Il “Dizionario appassionato di Napoli” sottolinea l’immensa stratificazione storica e antropologica, disegna luci e ombre con la delicatezza di un innamorato che rammenta a se stesso e agli altri l’amata, e con l’acutezza dell’intellettuale che cerca negli anfratti tracce di storia negata. Ne scaturisce un ritratto ricco di dettagli, realistico e ideale, in cui la ricerca del meraviglioso non fa venir meno il pensiero umanistico che si fonda sul riconoscimento della dignità dell’uomo e sulla corrispondenza armoniosa con l’universo, bensì fa emergere nuova realtà mondana capace di penetrare autenticamente nel tessuto di costumi e modi di pensare. Schifanò sa narrare come pochi il microcosmo complesso e articolato di Napoli, sa tenere insieme, con un filo logico e sorprendente, “i fasti e i misfatti, la miseria e la nobiltà, l’hic et nunc e l’infinito, la luce e l’ombra, il rigore e la fantasia, l’individualismo e il valore della collettività” che appartengono a Napoli, culla del Barocco artistico ed esistenziale, in cui “domina il chiaroscuro e si concilia l’inconciliabile”. Pare quasi che sia la città stessa a raccontarsi impossessandosi della scrittura raffinata e articolata dell’autore, si confida e si svela, colpisce l’immaginazione di chi legge e di chi la vive con la sorpresa delle sue mille sfaccettature, del sapere profondo. Il lettore come il visitatore non può fare a meno di instaurare un rapporto speciale, una partecipazione emotiva alla rappresentazione artistica, sia essa una pagina scritta o un capolavoro d’arte, uno squarcio di paesaggio, godendoli e vivendoli come in uno spettacolo teatrale. L’oscurità dei vicoli che si aprono improvvisamente sulla luce di piazze e slarghi, i chiaroscuri che si definiscono, eppure, c’è sempre qualcosa che sfugge, labile e indefinibile, così da rendere Napoli sempre nuova e inaspettata ogni volta che la si rivede. “Come all’epoca del Rinascimento, il corpo è dunque al centro del mondo, al centro di ogni realizzazione… – scrive Jean Noel Schifanò – Ma, nel nostro barocco esistenziale, nel realismo barocco che ne deriva, il corpo si muove, muta, trasmette, cambia, si trasfigura, si clona fino alle vertigini delle tortili percezioni, fino alle estreme sensazioni, fino ai passaggi verso delle morti sospese, fino alla felicità di un raggio di sole che spacca con mille luci un budello di piperno; questo corpo che, giocando con tutte le apparenze di Partenope, impera a Napoli… “. Nell’aria persiste, a dispetto dell’omologazione mondiale, una filosofia di vita atavica, greca, orientale anche italica, che contrappone, in un duello incessante, concretezza e fantasticheria. Schifanò che l’ha respirata e assorbita, l’ha intrappolata tra le righe affinché sia possibile ritrovarla e, Dizionario tra le mani, assaporarla lentamente, tra la folla dei decumani e nel silenzio delle periferie. La “napoletanità” va gradatamente dissolvendosi in “napoletanitudine”. Ci auguriamo che l’amore devoto e generoso di Jean Noel Schifanò lasci in giro un po’ di questa sensibilità napoletana, perché è più che mai indispensabile all’uomo moderno quel pizzico di follia che conduce alla trascendenza.

In foto Jean Noel Schifanò

.