Napoli: sola in corsia, febbre a 40, senza termometro. Lo studio Vizzino: Basta malasanità. Le nostre proposte 

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In foto l'ospedale San Giovanni Bosco

L’ennesimo episodio di mala sanità in Campania ha per protagonista una donna di 66 anni, Anna Rosaria Olmo, ricoverata d’urgenza all’Ospedale Don Bosco per essere operata in seguito a un blocco renale “e lasciata in corsia sola per ore, ignorata dal personale medico e paramedico, priva di assistenza tecnica, in in una condizione di sofferenza ed estremo disagio, a dir poco lesiva della sua dignità”. A denunciare l’accaduto è il figlio Marco de Chiara che racconta: “Verso le 11 del mattino abbiamo portato mamma al pronto soccorso del San Giovanni Bosco dove anni fa era stata assistita egregiamente. Ma stavolta siamo arrivati al punto che dopo ore di attesa inutile al pronto soccorso, ho dovuto comprare un termometro in farmacia perché non se ne trovavano (eppure eravamo in un ospedale!) e mia madre aveva 40 di febbre».
Lo studio legale associato Vizzino, che ora si sta occupando del caso, nel sottolineare “l’esigenza di una riforma – non più derogabile – del sistema sanitario, di tipo regionale e locale”, si dice pronto a presentare “un esposto denuncia alle competenti autorità al fine di far emergere le responsabilità di tipo penale. Il tutto corredato da una richiesta atta ad ottenere il legittimo risarcimento patrimoniale e non per i danni arrecati alla paziente”.
“Da anni – è scritto nella nota dello studio legale Vizzino – combattiamo il gioco malato della sanità per l’affermazione del pieno rispetto del valore della Dignità Umana, tutelata costituzionalmente ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 32 e 2 Cost.
In particolare – prosegue la nota – il lavoro dello studio legale Vizzino è volto ad attualizzare la continuità assistenziale potenziando l’integrazione ospedale-territorio con la corretta gestione del processo di dimissione ospedaliera, rendendo effettivo, in tale ottica, il ruolo dell’infermiere di famiglia introdotto dal Health 21 pubblicato dall’Oms nel 1998″.
Analizzate le carenze del sistema sanitario, lo studio giunge a formulare alcune proposte di legge che potrebbero migliorare da subito i servizi sanitari e la loro efficienza. Eccole, divise per temi.

MEDICI DI BASE

“Favorire la formazione specifica in medicina generale: la quale deve essere oggetto di insegnamento già durante il corso di laurea. In vista dell’abbattimento del numero di medici che il nostro sistema sanitario subirà entro il 2022 abolire il numero chiuso per l’accesso nelle facoltà di medicina.
La riforma vuole sviluppare un nuovo concetto di medico di base, lontano dalla arida prescrizione medica ma volta alla assistenza continua del malato. In applicazione di tale obiettivo, si prevede l’introduzione dell’obbligatorietà di metodi di cura e controllo, espressione di una presenza quotidiana del professionista”.

INFERMIERE DI FAMIGLIA
“Potenziamento dei servizi territoriali e domiciliari con lo sviluppo della figura dell’infermiere di famiglia. Gli infermieri, così come i medici di famiglia, saranno convenzionati con l’ASL. Gli obiettivi principali che l’infermiere di famiglia deve perseguire sono quello di promuovere stili di vita sani e proteggere la salute dell’individuo e della popolazione per tutto l’arco della vita insieme a quello di ridurre l’incidenza delle malattie alleviando le sofferenze che queste causano ed aiutando gli individui ad adattarsi alla malattia, alla disabilità cronica, ai momenti di stress. Essi devono prestare assistenza sanitaria sul territorio principalmente offrendo cure integrate e continuative ad ogni singola persona che necessita di cure mediche in un’ottica di continuità delle stesse”.

PSICOLOGO DI FAMIGLIA
“Figura assistenziale atta a sostenere l’individuo nelle patologie anche di natura oncologica e coinvolgenti la sfera relazionale, emotiva e esistenziale. Il professionista in questione dovrà in tal modo indurre il miglioramento della condizione sociale e il incentivare l’integrazione nella società civile del paziente”.

RICOVERI E POST

“Garantire la piena tutela del diritto alla salute del paziente ricoverato presso una struttura sanitaria fornendo allo stesso un’assistenza continua anche dopo la sua dimissione dalle strutture ospedaliere. In particolare, durante il periodo di degenza, il paziente dovrà essere costantemente sorvegliato, visitato, curato dal personale ospedaliere che dovrà visitarlo almeno una volta all’ora, tenendo conto dei bisogni fisici, morali e psicologici del malato nell’ambiente ospedaliero. Nella gestione integrata della cronicità, anche dopo la dimissione del paziente dall’ospedale, il medico di base sarà il principale referente e corresponsabile”.