Napoli Teatro Festival, Mohamed El Kathib mette in scena il suo lutto. Masullo e Martone col poeta Mele

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Una scena di Finir en beauté di Mohamed El Khatib, in scena alle ore 21 alla Sala Assoli

Arriva dalla Francia, in prima nazionale, dopo la rivelazione al Festival di Avignone 2015, lo spettacolo Finir en beauté di Mohamed El Khatib, in scena alle ore 21 alla Sala Assoli. Artista francese di origini marocchine, ideatore del collettivo Zirlib, luogo di incontro e ricerca di performer, danzatori, cineasti, musicisti di formazione e orizzonti diversi, Mohamed El Khatib prende spunto nel suo lavoro da interviste, email, sms, documenti amministrativi e altre fonti reali, attraverso cui ricostruisce in scena il racconto di un lutto: la morte di sua madre. «Durante la mia ricerca, originariamente intitolata Conversazione — racconta l’artista —, dovevo indagare il passaggio dalla lingua madre (l’arabo) alla lingua teatrale, attraverso interviste realizzate con mia madre. Il 20 febbraio 2012, il suo decesso ha sconvolto le mie intenzioni. Finir en beauté tenta di esplorare le modalità di dialogo a partire dalla nozione di maceria: le macerie di una relazione, di una storia, di un paesaggio, di tutto quello che resterà di noi». Replica il 26 giugno ore 19. Lo spettacolo è programmato in collaborazione con La Francia in Scena.

L’Andante di Igor Urzelai e Moreno Solinas
Per la sezione Danza, arriva al NTFI Andante, spettacolo diretto da Igor Urzelai e Moreno Solinas, in scena al Teatro Nuovo ore 21. L’ideazione e la realizzazione sono di Giorgia Nardin, Eleanor Sikorski, Moreno Solinas, Igor Urzelai.Lo spettacolo è concepito come una generosa e paziente passeggiata all’interno di una nuvola formata di tempo e attenzione. Sul palco quattro danzatori, musica dal vivo, e una grande quantità di fumo, così come di profumo. La parola “andante”, che prende origine dall’italiano “andare”, si riferisce a un tipo di movimento musicale moderatamente lento o distinto. Il pubblico parteciperà a un viaggio durante il quale la nebbia metterà a fuoco ciò che normalmente non può essere visto. Andante è un invito a mettere in pausa, a connettersi con i propri sensi, ad essere in una stanza insieme ad altre persone e non dover necessariamente parlare o perfino vedere. Replica il 26 giugno ore 19.

Omaggio a un poeta eclettico
Alle 19 nella nuova location di Made in Cloister continuano gli appuntamenti della sezione Letteratura con Festeggiando Rino Mele. Aldo Masullo e Mario Martone festeggeranno il poliedrico ed eclettico poeta Rino Mele, anticipatore di temi e motivi, capace di mettere in contatto mondi diversi. Rino Mele ha da sempre fatto della poesia il perno attorno al quale far ruotare ogni altra cosa. E che ci siano un uomo di cinema e teatro e un filosofo ad introdurlo conferma la sua indubbia originalità. Al sassofonista Antonio Raia, autore di Asylum, un cd di esplorazione in solitaria di suoni scavati nell’aria con il sassofono, il compito di scarnificare alcune canzoni per poi pian piano ricomporle. Raia, accanto a Renato Fiorito (elettronica), proporrà un lavoro ideato appositamente per il Festival ispirandosi agli scritti di Mele.

In foto Rino Mele

Terra di Pako Ioffredo al Castello di Baia
Alle 21, al Castello di Baia – Museo Archeologico dei Campi Flegrei, si prosegue con la sezione Progetti Speciali, che presenta Terra, un lavoro di Pako Ioffredo, con Giuseppe Brunetti, Mario Cangiano, Pako Ioffredo, Demi Licata, Marco Sgamato. Il Rione Terra, l’antica rocca puteolana – chiusa da quasi cinquant’anni a seguito dello sgombero del 1970 – rivive attraverso antiche storie, rianimato dal respiro rivitalizzante di una nuova generazione, che proverà a rendere universale ciò che di più intimo e profondo segna la vita di ogni uomo. I ricordi, gli affetti, il risveglio dei sensi, la memoria come elemento di congiunzione tra il nuovo e il vecchio: partendo da un mucchio di pietre chiuse e delimitate da cancelli arrugginiti dal tempo, si parla di un mondo inaccessibile, di verità nascoste, di bellezze celate dietro maschere e lingue deformi. Si ricostruisce un’idea di “puteolanità” cominciando da ciò che resta, dall’esilio come condizione creativa e svincolante dal sentimento nostalgico del lutto per la patria perduta, per andare alla ricerca di un nuovo linguaggio emotivo fatto di immagini che si intrecciano e antiche figure che si riaffacciano alla vita. Narrare per non dimenticare, raccontare di un popolo e della sua storia, questo è il senso di questo lavoro, di cui al Festival si presenta la fase prima, in forma di installazione teatrale. Replica il 26 giugno ore 21.

Orazio Cerino è Il maestro più alto del mondo
Ancora alle 21, in scena a Galleria Toledo per la sezione Osservatorio, il Festival propone lo spettacolo Il maestro più alto del mondo – Morte di un matto, diretto da Mirko Di Martino e interpretato da Orazio Cerino. Il monologo di impegno civile racconta la storio di Franco Mastrogiovanni, definito dai suoi allievi il maestro più alto del mondo. I suoi 193 centimetri lo fanno sembrare un gigante. Mastrogiovanni è anche un anarchico. Uno che negli anni ’70 se ne andava in giro a Salerno a picchiare i fascisti ed è finito in galera. Ma Franco Mastrogiovanni è soprattutto un matto, uno che è stato ricoverato in manicomio. Ma per tutti quelli che lo conoscono, è un uomo tranquillo.l 4 agosto 2009 muore nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Vallo della Lucania: 87 ore prima era stato ricoverato per un TSO, perché aveva guidato l’auto oltre i limiti di velocità, perché non aveva voluto fermarsi all’alt, perché era scappato in mezzo al mare e non aveva voluto più uscirne. Perché, quando finalmente aveva deciso di tornare a riva, si era messo a cantare Addio Lugano bella. «Lo spettacolo — spiega Mirko Di Martino — ripercorre una storia vera, tragica e oscura. Dieci anni dopo, i medici e gli infermieri responsabili della morte di Mastrogiovanni sono stati processati e condannati. Ma restano aperti tanti interrogativi». Lo spettacolo si avvale delle scene di Gilda Cerullo e Renato Lori, realizzate dagli allievi di scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Napoli; le musiche originali sono a cura di Tommy Grieco.

Quel che è stato è stato, è e sarà
Alle 17 si inaugura a Palazzo Fondi la mostra Quel che è stato, è, sarà di Raffaello Eroico, a cura di Maria Savarese (visitabile fino al 14 luglio, da giovedì a domenica, dalle ore 17.00 alle 20.00).
In esposizione, una selezione di opere pittoriche dell’artista napoletano create fra il 2011 e il 2019 e che ben rappresentano la sua ricerca artistica costantemente influenzata dall’arte rinascimentale e barocca, in perfetto equilibrio nel dialogo, non sempre facile, tra arte classica, digitale e contemporanea. Le opere selezionate per la mostra di Palazzo Fondi, si situano in una prospettiva site-specific poiché sembrano accogliere le suggestioni artistico-culturali dello storico edificio e dell’intera città di Napoli. L’arte di Eroico sembra dialogare con la grande tradizione del passato attraverso una nuova classicità, una dimensione che scardina le tradizionali coordinate spazio temporali.

Un tram che si chiama desiderio al Giardino Romantico
Al Giardino Romantico di Palazzo Reale, ore 22.30, l’ultimo appuntamento della giornata con la rassegna Drammaturgia per il cinema, a cura di Roberto D’Avascio per Arci Movie, che presenta la pellicola Un tram che si chiama desiderio di Elia Kazan.

Casa del Festival – Palazzo Reale
Piazza del Plebiscito 1
Tutti i giorni 10.00 – 19.00
mailbiglietteria@napoliteatrofestival.it
biglietteria: 344 045 6788
infopoint: 344 045 4626
Intero € 8,00
ridotto under 30 – over 65 € 5,00
Letteratura e Teatro Ragazzi € 5,00
Pompeii Theatrum Mundi da € 10 a € 30
Gratuito diversamente abili con un accompagnatore e pensionati titolari di assegno sociale