Napolitano uno di noi

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Aggiungere un articolo ai tanti (tantissimi) autorevolmente già scritti e a quelli che inesorabilmente seguiranno per marcare il saluto del presidente uscente della Repubblica Giorgio Napolitano, tornato Aggiungere un articolo ai tanti (tantissimi) autorevolmente già scritti e a quelli che inesorabilmente seguiranno per marcare il saluto del presidente uscente della Repubblica Giorgio Napolitano, tornato a essere per sua scelta senatore a vita, può sembrare ridondante o inutile. Non farlo, però, sarebbe un errore. Non faremo allora mancare il nostro contributo accettando di correre il rischio dell’irrilevanza che riteniamo peccato minore della scostumatezza. A differenza di molti autori che si sono esercitati sull’argomento non vanto alcuna relazione con l’ex Capo dello Stato: forse per ragioni anagrafiche, di certo per mancanza di militanza comune e di rapporti personali. Ho potuto però osservarlo da vicino le diverse volte che mi è capitato – prima che ricevesse l’alto incarico – come ospite del centro studi che egli stesso ha contribuito a fondare, Mezzogiorno Europa. A invitarmi, devo dire con continuità, era quella forza della natura che rispondeva al nome del compianto Andrea Geremicca. Con lui, e con il sodalizio che per tanti anni ha governato attraverso le non comuni capacità che tutti gli riconoscono, ho molto collaborato apprezzando la qualità delle persone coinvolte come, a titolo esemplificativo, Enzo Giustino e Gino Nicolais. Ebbene, qualche settimana prima dell’elezione che lo avrebbe portato al Colle ci fu una di quelle riunioni ristrette – presente anche l’attuale presidente Umberto Ranieri – convocate per scambiare opinioni e confrontare proposte sul superamento dell’annosa vicenda Meridionale. Napolitano era con noi, seduto in un angolo e munito di quadernetto, attento a prendere nota di quello che gli pareva interessante, indifferente al fatto che fosse oggettivamente il più importante tra quelli intorno al tavolo. Non volle intervenire ma solo ascoltare. Non mi sembrò, la sua, una posa artefatta ma una naturale predisposizione a sentirsi uno tra i tanti senza imporre la propria personalità agli interlocutori nonostante già si vociasse della sua candidatura. Ecco, non voglio impaccarmi in valutazioni politiche e non ho altro da aggiungere. Mi è sembrato giusto ricordarlo.