Nappi: #CancellaUnaRegola
Jobs (f)act contro leggi inutili

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Proprio nel momento in cui il governo avanza la sua proposta sulla riforma del lavoro, Severino Nappi, assessore regionale al ramo della Giunta Caldoro lancia il Proprio nel momento in cui il governo avanza la sua proposta sulla riforma del lavoro, Severino Nappi, assessore regionale al ramo della Giunta Caldoro lancia il suo “Jobs (f)act. Contro la fabbrica delle regole inutili”. Un libro che risponde al programma renziano con una richiesta di maggiore trasparenza “che non può più essere rimandata – dice Nappi- se si vuole che il mondo del lavoratore diventi un campo d’azione pulito, libero da una selva di leggi che spesso e volentieri risultano illeggibili e incomprensibili per gergo ai più”. Non è certo alla deregulation che punta l’assessore “Il Jobs act – spiega – è un pezzo del programma di riforma di questo Paese, ma accanto agli ‘act’ ci vogliono anche i ‘fact’. Non è una proposta in sottrazione ma in aggiunta”. Spazio anche alla campagna “#Cancella una regola” promossa proprio per individuare quelle norme inutili che accrescono la mole del tessuto lavorativo senza migliorarne la rendita: ogni cittadino, utilizzando l’hashtag #CancellaUnaRegola sui canali social twitter, facebook, Instagram e YouTube, potrà individuare e suggerire la regola che secondo lui andrebbe eliminata. Ha lanciato l’hashtag #Cancella una regola in cui nelle ultime ore stanno aderendo diversi politici nazionali. Di che cosa si tratta? Cancella una regola è un invito a riflettere sulle tante norme inutili che rendono difficile fare impresa nel nostro paese. Una campagna in cui ciascuno di noi sceglie di portare in evidenza qualcosa che non funziona o mette in difficoltà la nostra esistenza per far ragionare istituzioni e cittadini su come le cose possono essere rese più semplici. Per raggiungere questo obiettivo, però, abbiamo bisogno di un movimento di opinioni. E’ uno sforzo bidirezionale e un modo per far sistema. E qual è la sua prima regola inutile da cancellare? Non è un caso che la prima cosa da eliminare, a mio avviso, sia la burocrazia. Anzi, nel libro distinguo tra burocrazia e “barocrazia”, che è il modo malato di affrontare le vicende amministrative. Il nostro è il paese del “certificato di esistenza in vita”, in cui le cose sono rese più difficili da persone che trovano nelle complicazioni la propria ragione d’essere. Il loro, del resto, è anche un modo per sottrarsi alle responsabilità. In che senso? Posso farle un esempio. Pochi mesi fa, a Napoli, un ragazzino viene ucciso da un cornicione crollato in pieno centro. E qual è stata la risposta della “barocrazia”? Transennare tutta la città. Questo può sembrare un segno di attenzione ma in realtà è un modo di non affrontare il problema: improvvisamente spuntano decine e decine di cantieri potenziali che di fatto si bloccheranno perché le amministrazioni non sono in grado di portarli avanti. Il risultato? Una città transennata. Qual è, invece, la norma di cui ci sarebbe bisogno? A parte la riforma della pubblica amministrazione, sarebbe necessario mettere in campo una politica industriale che manca in questo paese. Una politica che anche simbolicamente dia una scossa all’Italia. Un esempio? Abbiamo un ministero del Lavoro che sta insieme alle Politiche sociali. Sarebbe molto più coerente accorpare lavoro e sviluppo e creare magari un ministero della famiglia con delega anche alle Politiche sociali. Nelle ultime settimane è stato contestato da gruppi di disoccupati. E’ un attacco alle politiche per il lavoro messe in campo in questi anni? Più che una contestazione quella che io ho subito è stata un’aggressione da parte di un gruppetto appartenente a una sacca clientelare. Il problema è proprio questo: con le nostre politiche per il lavoro abbiamo rotto un meccanismo di consensi elettorali clientelari. Un meccanismo che accompagnava la cattiva politica per avere un lavoro, possibilmente pubblico. Una cosa che io, nel libro definisco “Stipendificio” e che finiva solo per ingolfare la pubblica amministrazione. Nelle precedenti amministrazioni l’emblema erano i disoccupati organizzati, il nostro emblema, faticosamente raggiunto, è l’offerta di un’opportunità a tutti i giovani della Campania. Che cosa ne pensa del Jobs act? E’ la quarta riforma delle regole del lavoro in quattro anni e già questo è di per sè un dato negativo. Il limite del jobs act è che continua ad affidarsi alla potenza salvifica della contrattazione, piuttosto che recuperare la produttività del lavoro rendendolo più conveniente per le imprese e magari più qualificato, attraverso la formazione. E della legge di stabilità? Da uomo del Sud qui devo togliermi un sassolino dalla scarpa. La misura principale della legge di stabilità punta a mettere in piedi incentivi di decontribuzione per gli assunti. Una misura che nel Mezzogiorno esiste già da 25 anni. Quello che è noto per ora è che la valutazione fiunanziaria viene fatta con fondi del sud. Insomma noi finanziamo un provvedimento destinato a tutta l’Italia. E per il Mezzogiorno che cosa c’è in più?