Nasce Future of Italy, per lo storytelling di un paese nuovo

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Roma, 10 apr. (Labitalia) – Chi saremo e cosa dovremo fare dopo tutto questo? Nasce da questo interrogativo Future of Italy, il gruppo operativo per la narrazione di un mondo nuovo e la rinascita dell’Italia ideato e composto da Matteo Flora, fondatore di The Fool, Andrea Fontana, co-fondatore e presidente di Storyfactory, e Oscar Di Montigny, fondatore e presidente di Bye. Il progetto trova la sua dimensione in un laboratorio operativo per la rinascita dell’Italia attraverso l’analisi e la narrazione del percepito sociale. Mentre l’intero Paese è impegnato nella gestione e nella soluzione tattica dell’emergenza, Future Of Italy si sta dedicando a una riflessione sistemica più ampia per il futuro del mondo nuovo, un futuro che andrà ricostruito sotto tutti i punti di vista: istituzionali, aziendali, sociali.

Poiché ogni organizzazione sarà chiamata a questa missione, una vera e propria rivoluzione necessaria per una nuova normalità, Future of Italy ha sviluppato una visione strategica che dia la chiara consapevolezza di chi diventeremo e di quali azioni adottare una volta che sarà finita questa drammatica emergenza sanitaria, economica e sociale. L’approccio metodologico si sviluppa attraverso tre asset che rispecchiano le professionalità dei fondatori: la lettura specifica del percepito sociale grazie ai dati analizzati da Matteo Flora, la narrazione del dato e delle conversazioni online realizzata da Andrea Fontana per costruire un racconto sul coinvolgimento sociale, istituzionale e aziendale, e infine la visione di Oscar Di Montigny per definire la struttura delle nuove organizzazioni dal punto di vista del loro impatto sul mondo.

Il laboratorio operativo di Future of Italy sviluppa, quindi, la propria visione attraverso il connubio di insight strategici, nuove narrazioni e diverse responsabilità organizzative per coinvolgere attivamente le istituzioni, le imprese e i cittadini nella rinascita del nostro Paese. Da questo approccio è nata un’ampia analisi data-driven, basata su 55.931.983 conversazioni tra il 25 febbraio e il 25 marzo, tesa ad indagare il concetto di Italia e di italianità nel mondo e nel territorio nazionale.

L’analisi delle conversazioni ha evidenziato quattro differenti polarizzazioni: timore e paura, confusione e incertezza, critica delle decisioni e dei risultati, speranza nel futuro. Se la paura ha dominato la prima fase delle misure di contenimento, questa ha lasciato velocemente il passo alla speranza e alla confusione verso le misure e la popolazione, rea di non rispettare i divieti, un atteggiamento in linea con lo spirito ‘contrarian’ che da sempre contraddistingue una parte significativa della popolazione italiana. Importanti anche i numeri di chi manifesta forte confusione, soprattutto in occasione della diramazione dei decreti, sintomo di una comunicazione non sufficientemente chiara e trasparente rispetto alle misure. Infine, è importante sottolineare come speranza e critica rimangano le tipologie di conversazioni in crescita, con un trend di diminuzione di confusione e paura.

A livello internazionale, invece, è in crescita la paura rispetto all’Italia e gli italiani, come anche l’incertezza rispetto alla adeguatezza delle misure adottate dall’Italia. La narrazione della criticità e della paura si confermano un trend in crescita, la positività non è in altrettanto rapida ascesa. Rimane di fondamentale importanza sviluppare una narrazione che veda nel sacrificio, nella costanza e nella ripartenza dell’Italia una piattaforma di conversazione internazionale che ne rilanci il ruolo e lo standing.

L’evidenza del dato è che ci sono quattro Italie in questo momento, rappresentabili attraverso altrettanti profili socio-comportamentali: gli spaventati, che temono il futuro e la condizione presente, raccontano il loro disagio e la loro incapacità di prendere decisioni; i confusi, che si trovano nella impossibilità di prendere decisioni informate perché non sono in grado di trovare informazioni univoche e rilevanti; i critici, che sono alla ricerca di un colpevole e si muovono nella dinamica di attacco a qualunque proposizione e iniziativa; gli speranzosi, che raccontano i piccoli successi e si muovono verso la creazione di una visione positiva del futuro, in modo attivo e determinato.

Tutti noi apparteniamo a uno di questi quattro profili e forse, in maniera ‘liquida’, transitiamo da uno all’altro: chi più spaventato, chi più confuso, chi più critico, chi più speranzoso. Questo dato è di assoluta importanza per chiunque ricopra adesso compiti di responsabilità e leadership. istituzioni, aziende, Ceo e imprenditori, brand, leader vari non possono prescindere dalla consapevolezza di dover personalizzare i propri messaggi chiave per entrare in contatto e parlare a quattro pubblici diversi. Quattro posizionamenti di vita che costringono i decision maker a progettare, costruire e diffondere racconti mirati.

“Chiunque, in questo momento, provi a comunicare senza prima avere una mappa completa dei destinatari, delle loro polarizzazioni, delle loro speranze, dei loro sogni e delle loro paure non è solo un incosciente, ma diventa un rischio per la sua azienda e per la collettività. Se una cosa abbiamo imparato della comunicazione di crisi in questa epidemia è che l’informazione corretta ai corretti destinatari è difficile da trovare ma necessaria per riuscire ad arrivare a un risultato”, dichiara Matteo Flora, fondatore di The Fool.

“Servono nuovi paradigmi – avverte – che impostino strategie di comunicazione basate sui dati e orientati verso i singoli contesti. Perché conoscere le demografiche, i sogni, i temi, i desideri, le domande, le caratterizzazioni degli spaventati, dei confusi, dei critici e degli speranzosi si può rivelare l’informazione cardine per strutturare un messaggio che sia realmente efficace per posizionarsi nel processo di ripartenza. Solo così è possibile ottenere una comunicazione che non ci danneggerà e che dia risultati certi e concreti”.

“Cerchiamo storie di cura perché abbiamo paura e abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica: io mi ricordo di te. Cerchiamo storie di legame perché temiamo di essere isolati, di rimanere soli, soprattutto adesso. E quindi abbiamo bisogno di un nuovo patto fiduciario tra noi. Cerchiamo storie di valore perché siamo senza punti di riferimento. E cerchiamo nuove fonti di ispirazione. Cerchiamo storie di trasformazione perché quando tutto cambia intorno a noi ci spaventiamo se rimaniamo indietro. L’organizzazione o il leader deve capire che, al di là del pubblico a cui si rivolge, oggi si deve esser capaci di costruire storie supreme che raccolgono in sé più aspetti contemporaneamente. Storie supreme che sfidano il male e spingono a prendersi cura di sé e degli altri, a portare ispirazione e qualità nella vita, ad avere relazioni nutrienti, ad agire nel mondo con soddisfazione, a guardare oltre e continuare a vivere e ad ergersi in un nuovo stato d’essere”, commenta Andrea Fontana, fondatore di Storyfactory.

“Tutte le organizzazioni, dalle grandi corporation alle piccole startup, devono essere in grado – sostiene Oscar Di Montigny, fondatore e presidente di Bye (Be Your Essence) – di contribuire al benessere collettivo condividendo conoscenze, competenze e risorse. Attraverso progetti di innovability, che rimettano l’essere umano al centro, le imprese e le istituzioni devono avviare un percorso di trasformazione continua in un’ottica di cambiamento, crescita ed evoluzione, col fine di generare uno sviluppo del business e produrre un impatto positivo sulla collettività e sul pianeta. È necessario promuovere, supportare e divulgare i principi e i valori dell’economia sferica, riportando l’uomo al centro del sistema economico e sociale, interagendo in modo consapevole con le sette dimensioni su cui impattiamo con ogni nostra singola scelta: Person, People, Partnership, Profit, Prosperity, Planet, Peace”.

“Il tempo è maturo – conclude – affinché le organizzazioni aspirino a trasformarsi in Gratefulbrand, consapevoli che consumatori, clienti, dipendenti e investitori, saranno fedeli, leali e autenticamente riconoscenti a quelle organizzazioni che contribuiranno a rendere il nostro mondo un posto migliore, adesso e per le prossime generazioni”. Le analisi e le narrazioni di Future of Italy sul mondo nuovo avranno cadenza settimanale, saranno condivise attraverso una newsletter a cui è possibile registrarsi dal sito www.futureofitaly.it e saranno anche raccontate tramite una serie di contenuti sui profili personali LinkedIn e Facebook di Matteo Flora, Andrea Fontana e Oscar Di Montigny.